Film stasera in tv: GRINDHOUSE – A PROVA DI MORTE di Quentin Tarantino (giov. 19 settembre 2019, tv in chiaro)

Grindhouse – A prova di morte, Italia 1, ore 0:31. Giovedì 19 settembre 2019.
p9Il film di Quentin Tarantino che doveva inizialmente uscire, in una riedizione del glorioso double bill dei cinema popolari, in abbinata con il Grindhouse – Planet Terrror del sodale Robert Rodriguez. Finì che uscì prima Quentin, ovvio, a fare da apripista nei festival vari e al botteghino. Ma l’operazione non funzionò lo stesso. Tre ragazze toste inseguite da un maniaco, che poi è Kurt Russell, che si eccita uccidendo giovani donne nella sua adorata macchina-feticcio. Tutto il repertorio grondante violenza, sangue e quant’altro dei B-movie anni Settanta ricreato filologicamente da Tarantino.

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Film stasera in tv: BASTARDI SENZA GLORIA di Quentin Tarantino (giov. 19 sett. 2019, tv in chiaro)

Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, Italia 1, ore 21,17. Giovedì 19 settembre 2019.
1914943019154870Travolgente Tarantino del 2009, un capolavoro che è un omaggio al cinema tutto, quello di genere dei B-movie bellici all’italiani (Quel maledetto treno blindato di Castellari) come dei bergfilm tedeschi degli anni Trenta. Quentin reinventa e piega a sè la Storia della seconda guerra mondiale, inventandosi un finale con Hitler che non c’è mai stato nella realtà. Una brigata di ebrei si infiltra oltre le linee tedesche per sabotare il nemico. Un pugno di bastardi senza gloria, la metà di una sporca dozzina fatta da bravacci che non si fermano davanti a niente. Ma quello che impressione è lo smisurato amore per il cinema di Quentin, qui all’apice del suo furore citazionista. Grandissimo, certo. Ma viene il dubbio che Tarantino si sia ormai infilato in un circolo vizioso autistico fatto di passioni e ossessioni personali e che ogni contatto con la realtà e l’oggi si sia dissolto. Come Fellini che si rinchiudeva nel suo studio di Cinecittà e lì ricreava il suo mondo di cartapesta senza più rapporti con l’esterno. Credo, temo, che Tarantino sia giunto alla stesso grado di solipsismo e autoreferenzialità, e Django Unchained, la sua nuova opera, lo conferma. Ottimo Brad Pitt, il capitano del branco di bravacci in cerca di vendetta. Formidabile e da brividi la lunga sequenza iniziale con il nazi Christoph Waltz (ottimo, e difatti Oscar come migliore non protagonista) che stana la povera famiglia ebrea nascosta in campagna: dialoghi insinuanti, avvolgenti, sadismo dall’ingannevole sapore dolce, un eloquio con qualcosa di demoniaco. Una scena da studiare nelle scuole di sceneggiatura, che porta l’inconfondibile impronta di Tarantino che, val la pena ricordarlo, prima che regista è sublime sceneggiatore-dialoghista, funambolo delle parole ancora prima che delle immagini. Occhio a Michael Fassbender, è l’infiltrato cinefilo.51749_gal51767_gal

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Film stasera in tv: Quentin Tarantino presenta L’AMANTE PERDUTA di Jacques Demy (giov. 19 sett. 2019, tv in chiaro)

Per il ciclo “Tarantino: Hollywood 1969” il regista introduce con Kim Morgan L’amante perduta (Model Shop), un film di Jacques Demy, 1969. Rai Movie, ore 21:10, giovedì 19 settembre 2019.
Continua lo tsunami televisivo Tarantino, ovviamente in sincrono con l’uscita del suo C’era una volta… a Hollywood (ieri, primo giorno di proiezione, oltre 800mila euro al box office, un debutto sontuoso). Proprio stasera Iris manda in onda in successione e a celebrazione del Maestro Bastardi senza gloria (ore 21:17) e Grindhouse – A prova di morte (ore 0:31). Mentre prosegue su Rai Movie la maratone degli 8 film sulla Hollywood anni Sessanta presentata dallo stesso Tarantino con la scrittrice e storica del cinema Kim Morgan. Oggi, sempre alle 21:10, tocca a un capolavoro nascosto e negletto di Jacques Demy, L’amante perduta (orrendo titolo italiano di Model Shop). Sì, il maestro di quei modelli di leggerezza, malinconia e grazia che sono Les parapluies de Cherbourg e Les desmoiselles de Rochefort. Model Shop è il suo primo film americano: lo gira a Los Angeles sulla scia del successo immenso anche negli Usa dei Parapluies, successo non oscurato nemmeno dal flop delle Desmoiselles. Cambia la lingua, cambia lo sfondo, ma Demy resta sé stesso, continuando a raccontare in California le sue storie come trasognate, di un sogno sempre tradito e corroso e negato dalla realtà, storie di amori, illusioni, inganni. Perché Tarantino lo abbia scelto lo sapremo stasera (le sue introduzioni le si può rivedere su RaiPlay), certo è che un cinema della levità e circoscritto allo stretto umano come quello di Demy sembra all’opposto della polposa muscolarità del regista di C’era una volta… a Hollywood, del suo barocchismo teso a saturare lo schermo, della sua insaziabilità di autore-catalogatore di archetipi filmici. Ma credo che ancora una volta Tarantino riuscirà a convincerci, a plagiarci?, a piegare e ridurre a sé stesso perfino Demy con la sua abilità affabulatoria pari a quella di metteur-en-scène.
Fu un disastro al box office, Model Shop/L’amante perduta. Agnès Varda, che seguì Demy nell’avventura californiana e che da quell’esperienza trasse memorabili film come quello sulle Black Panthers, ricorda come Model Shop fosse stato mandato al massacro nei cinema in double bill con film di genere. Con il tempo però sarebbe stato rivalutato e riabilitato come un capolavoro nascosto, tanto da essere incluso nella lista, stilata dopo un sondaggio tra i critici internazionali dal magazine inglese Sight & Sound, dei 75 film più sottovalutati e negletti di sempre (l’unico italiano presente è Europa 51 di Roberto Rossellini).
Jacques Demy intreccia la sua storia con parecchie autocitazioni, riprendendo la protagonista del suo precedente e meraviglioso Lola donna di vita, anche qui interpretata da Anouk Aimée (che da sola merita la visione). Lola che adesso si è tasferita in California lavorando come modella in uno strano, equivoco shop dove moltitudini di ragazze sono a disposizione per farsi fotografare nelle pose sexy che i clienti desiderano. Una forma mascherata di prostituzione. Cécile, questo il vero nome di Lola, si presta a quel lavoro per poter mantenere il figlio rimasto in Francia. Ed è lei che incontra il giovane uomo George, architetto disoccupato, pieno di debiti, con una girlfriend stanca del suo far niente e prossima a lasciarlo. George segue Lola, avrà una notte con lei. Ma ha ricevuto la cartolina precetto, deve partire per il Vietnam. Ricorda qualcosa? Come no, ricorda il protagonista di Les parapluies de Cherbourg che deve lasciare la sua ragazza per fare il soldato nell’Algeria in guerra. Non bastasse, Jacques Demy si autocita ancora quando Lola/Cécile confessa a George di essere stata abbandonata dal suo uomo per una giocatrice d’azzardo. Che è poi la Jeanne Moreau di un altro suo precedente film, La grande peccatrice/La baie des anges. Continua a leggere

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Film stasera in tv: A CASA TUTTI BENE di Gabriele Muccino (merc. 18 sett. 2019, tv in chiaro)

A casa tutti bene di Gabriele Muccino, Rai 1, ore 21:25. Mercoledì 18 settembre 2019.
Recensine scritta all’uscita del film.
A casa tutti bene, un film di Gabriele Muccino. Con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Sandra Milo, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Valeria Solarino, Gianmarco Tognazzi, Christian Marconcini, Elena Minichiello, Renato Raimondi.
Meglio di quanto ci si aspettasse. Questa riunione di famiglia by Gabriele Muccino tra pasticci, bisticci, rinfacci e rese dei conti si lascia guardare, pur tra cliché e qualche caduta (quella storia inverosimile tra Accorsi e la cugina ritrovata, quei due ragazzi angelici messi lì a significare speranza nel futuro). Voto 6+
Da rubricare alla voce: non ce l’ho fatta a recensirli quando sono usciti e adesso tento affannosamente il recupero. Anyway, eccomi qua un mese e più dopo (con Berlinale di mezzo a spezzare il ritmo delle recensioni) con Muccino, il film italiano di maggiore incasso degli ultimi mesi insieme a Come un gatto in tangenziale (è ormai prossimo ai dieci milioni), copertissimo e lanciatissimo dappertutto, a partire dal festival-rito-collettivo-degli-italiani. Con un cast che sembra gli stati generali del cinema italiano. Ci sono tutti o quasi, capitanati da Piefrancesco Favino ormai leader oltre che star multipiattaforma. Non solo nel cinema nostro ma anche in qualche film international (fa l’italiano ambiguo e torvo, pure cacciatore di ragazzini, nell’appena uscito britannico Rachel). E poi disinvolto presentatore-entertainer come abbiamo visto al succitato Sanremo. Così bravo nel suo frammento di monologo da Koltès (Koltès a Sanremo! abbiamo visto  e sentito cose che voi umani non potete immaginare) da ricordarci che anche a teatro ci ha saputo e ci sa fare (digressione: l’altro giorno sono passato da una Feltrinelli qui a Milano e al banco informazioni in bella mostra, come si fa alle casse dei supermercati con le pile, i rasoi e i profilattici, c’era il libriccino di La notte prima delle foreste – da cui il monologo faviniano a Sanremo –  dell’un tempo maledetto drammaturgo francese ora promosso a culto mainstream). Favino il multi-proteiforme che interpreta il personaggio-perno intorno cui ruota A casa tutti bene, un film, ebbene sì, corale, nella sua sottovariante raduno-di-famiglia-con-resa-dei-conti. Un genere sempre di ottimo esito e gran successo. Perché lo spettacolo dei parenti serpenti che si amano e odiano, e più la seconda, vale sempre il biglietto, a patto che chi lo mette in scena sappia il mestiere suo. Ora, parlate e sparlate pure di Gabriele Muccino, ma questo film dimostra che il lavoro di narratore e metteur en scène lo conosce bene, e, se ci sono derive nel patetismo, stavolta non superano il livello di allarme, mica come certi orrori hollywoodiani-internazionali di pura melensaggine firmati dal signor Muccino negli ultimi anni, tipo Padri e figlie con Russell Crowe. Tornare a casa dopo tanto vagare oltreconfine ha fatto bene al regista made in Rome. Per carità, non aspettiamoci del cinema ardito, questo è solo buon cinema medio, cinema bien fait, capace però di stanare il pubblico, sottrarlo ai suoi device digitali e convogliarlo in sala. E cinema che si fa, come la più gloriosa e lontana commedia nostra, specchio di un paese, specchio in cui guardarsi tutti. Che di questi tempi non è cosa da buttare via. Questa famiglia che si riunisce, ramo principale e collaterali – padri, madri, fratelli, figli, nipoti, cognati, cugini – per festeggiare i 50 anni di matrimonio del patriarca e della matriarca (lei, perfetta, è una matronale Stefania Sandrelli, decana ormai anche del cinema italiano dall’alto dei suoi film girati con Scola, Germi, Pietrangeli, Monicelli, Bertolucci; lui, Ivano Marescotti, ancora troppo giovane o almeno troppo giovanile per la parte) è la Famiglia Italia: l’abbiamo capita l’allegoria, e pure la metafora. Continua a leggere

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Film stasera in tv: Tarantino introduce BOB & CAROL & TED & ALICE di Paul Mazursky (merc. 18 settembre 2019)

Per il ciclo “Tarantino: Hollywood 1969” il regista presenta Bob & Carol & Ted & Alice di Paul Mazursky (1969). Rai Movie, ore 21:10, mercoledì 18 settembre 2019.
Tarantino everywhere. Mentre arriva finalmente nelle nostre sale (siamo buoni ultimi nel mercato mondiale) il suo molto atteso e molto ben promozionato C’era una volta… a Hollywood, i social sono già sommersi da uno tsunami di commenti favorevoli e no, con netta prevalenza dei primi. E su Rai Movie continua la rassegna “Tarantino: Hollywood 1969”, otto film anni Sessanta da lui introdotti con la scrittrice-storica del cinema Kim Morgan che fanno da sfondo, contesto, riferimento a quanto vediamo nel nuovo Quentin-movie e che (forse) l’hanno ispirato. Pura operazione di marketing per affiancare l’uscita di C’era una volta… a Hollywood, chiaro, ma anche l’occasione per vedere ancora una volta Tarantino inrodurre, commentare, presentare i suoi spesso eccentrici totem cinematografici. Da noi ribattezzata con una certa approssimazione “Tarantino: Hollywood 1969”, la serie in realtà copre titoli compresi tra il 1958 e il 1970, tutti provenienti dalla Columbia Pictures Library, tanto da chiamarsi in origine in modo più pertinente “Once Upon a Time in Hollywood and Quentin Tarantino Present the Swinging Sixties”. La Rai ne ha importati solo 8 dei 10 originari, dividendoli tra Rai Movie e Rai 4 (la lista in questo mio precedente post). E chissà perché mancano all’appello – non si saran trovate le copie italiane? – Hammerhead, 1969, di David Miller e Battle of the Coral Sea, La battaglia del Mar dei Coralli, 1959, di Paul Wendkos. Ma è rimasto per fortuna uno dei titoli forti del pacchetto, Bob & Carol & Ted & Alice, stasera su Rai Movie. Uno dei titoli che marcarono la metamorfosi della capitale del cinema in quella che sarebbe passata agli annali come la New Hollywood. Basta con le produzioni bolse e ingessate per la domenica delle famiglie, basta con l’irrealismo del cinema girato nel chiuso dello studios, invece largo ai ragazzi vogliosi di cambiare e rivoluzionare. E di affrontare questioni mai portate su grande schermo con un piglio innovativo anche nella forma. Bob & Carol & Ted & Alice di Paul Mazursky fu uno di quei titoli e uno dei maggiori successi al box office del 1969, anche il film che avrebbe marchiato a fuoco per sempre il suo autore. Vi si tratta in chiave di commedia brillantissima americana, non senza una qualche traccia di humor di derivazione yiddish, nientedimeno che della rivoluzione sessuale, della ghiottamente appena scoperta libertà dei costumi. Attraverso un racconto quasi didascalico però mai noioso nella sua esemplarità. Due coppie di amici, Bob e Carol, Ted e Alice, alle prese con la nuova frontiera del matrimonio, con i piaceri e dolori della cosiddetta coppia aperta. Continua a leggere

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