Recensione: IL MIO GODARD, un film di Michel Hazanavicius. Gossip di lusso sul signore della Nouvelle Vague (ma non è il caso di indignarsi)

e090194299e4879d5fad36ee7cb6916bb0d24cfd54b0d88c69e910d60b4b1c61Il mio Godard (Le Redoutable), un film  di Michel Hazanavicius. Con Louis Garrel, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Mischa Lescot.
e0adfb6147fab5ee0330e8a409ef8bb5Lui è il cineasta massimo della Nouvelle Vague. Lei una ragazza di casata aristo-borghese, nipote di François Mauriac. Anne Wiazemski e Jean Luc Godard girano insieme il primo film rivoluzionario (in senso maoista) di lui, La Cinese. Si sposeranno di lì a poco. Tratto dal memoir di Wiazemski Un an après, Il mio Godard racconta la loro storia complicata, e la crisi del regista che – siamo nel fatale ’68 – vuole autocancellarsi e rinascere come autore militante. Film che si lascia guardare volentieri per come rivisita e riduce a misura umana il mito Godard, ma che resta inesorabilmente un pettegolezzo chic del genere ‘grand’uomo spiato dal buco della serratura’. Hazanavicius gira parodiando JLC e il suo stile, ed è, bisogna ammetterlo, un gran divertimento per ogni cinefilo. Presentato a Cannes tra parecchi contrasti (indignatissimi i godardiani per il presunto affronto al maestro). Uscito nei nostri cinema poche settimane dopo la scomparsa di Anne Wiazemski. Voto 6
794472a3108d29d56dd57074836b2e6bCerto che sarà difficile dimenticare la proiezione stampa di Il mio Godard (titolo originale Le Redoutable) lo scorso maggio a Cannes, sezione concorso principale, quello della palma. Difficile dimenticare non tanto per il film, situato nella zona del medio-mediocre, ma l’attesa. Il prima. Ore di fila – sotto un sole già parecchio caldo -, come sempre al fgran estivàl. E quando finalmente noi portatori di press badge si stava per essere ammessi in Salle Debussy (sì, ammessi, come a Versailles al cospetto di Louis XIV: giacché signori questo è Cannes, una società di corte dove tutto è concessione dall’alto) ecco scattare l’allarme bomba. Una borsa abbandonata in sala, o forse è uno zaino, innesca la paura del possibile attentato sicché la security intima con inequivocabile gesto delle mani al giornalista collettivo assiepato di rinculare. Via! Via! Grazie a Dio ho sì rinculato, ma restando nei paraggi perché esperienza dice che non si sa mai, difatti dopo una ventina di minuti l’allare rientra e si sciama in sala.
È stato il massimo frisson procurato ai festivalieri stanchi da un film che ha lasciato indifferenti i più, moderatamente divertito i godardiani non talebani come me e indignato i godardiani fedeli alla linea e devoti al maestro massimo di ogni cineavanguardia. I quali su certi media francesi assai cool han gridato alla lesa maestà, al genicidio, alla blasfemia, dimostrando – ma già si sapeva – la totale assenza di ironia e di senso della misura della critica più chic. E adesso che Il mio Godard è nelle sale italiane (in qualeche sala) è cominciato il fuoco dei detrattori, di quelli che ‘Godard è Godard e tu Hazanavicvius non sei nessuno, e allora come ti permetti?’. Naturalmente da laico e non fanatico dissento da tanto settarismo, convinto che chiunque possa essere discusso, ci mancherebbe: dipende da come lo si fa, ovvio (meglio con una risata e con una qualche ribalderia guascona). Io che non amo Michel Hazanavicius – ho detestato il suo The Artist, il film più sopravvalutato del millennio (portato in America da Harvey Weinstein e da lui condotto trionfalmente all’Oscar) e ancora di più il suo successivo The Search – di fronte a questa specie di biopic sull’autore feticcio della Nouvelle Vague confesso di essermi abbastanza divertito (sarà mica che devo chiedere scusa ai fedeli puri, duri e offesi dal sacrilegio e dal trattamento abrasivo del monumento?). Naturalmente il signor JLG oggi ultraottantenne venerato dai cinefili di ogni età come la Madonna di Fatima della sperimentazione non ha rilasciato commenti su questo film che ricostruisce senza reverenze due anni scarsi della sua vita, probabile che non l’abbia neanche visto. Nel suo eremo sul Lemano, una modestissima e qualunque casa, il Maestro è rimasto blindato nell’impenetrabile e sdegnato silenzio (si è sottratto perfino allo scampanellio alla porta, scampanellio ripetuto più volte onde non lasciar nulla di intentato, della sua amica di Nouvelle Vague Agnès Varda che nelle scene finali del suo meraviglioso Villages Visages, visto fuori concorso sempre a Cannes 2017, bussa e ribussa e suona invano: la porta rimane chiusa e JLG non si fa vedere). E insomma, come dice il mio amico Luca P., che ve lo dico affà: si sa che l’invisibilità, il sottrarsi alle folle e a ogni pompa mondana aumenta il tasso mitologico del desaparecido, ce lo ha ricordato perfino lo Young Pope di Sorrentino. Figuriamoci se Monsieur Godard derogava proprio di fronte a Le Redoutable, fonte per lui di un qualche possibile imbarazzo. È successo che la sua ex moglie, nonché ex compagna di lavoro, ex musa e riluttante compagna di lotte studentesche-operaie nella stagione tra Sessanta e Settanta, la signora Anne Wiazemski, abbia pubblicato un memoir su quel pezzo di vita accanto a lui. Titolo: Un an après, ottime vendite in Francia. Libro da cui Hazanavicius ha tratto, dietro autorizzazione concessa da Madame Wiazemski, questa specie di biopic (e però un qualcosa viene anche dal libro precedente di AW, Une année studieuse, ove si scrive di come lei e JLG si siano conosciuti e innamorati fino a sfidare parecchie convenzioni e convinzioni borghesi). Intanto, da quando il film è stato presentato a Cannes, si è verificato un evento drammatico che ci spinge oggi a riconsiderarlo, a rivederlo attraverso altre lenti e con altra sensibilità. Mi riferisco alla morte di Anne Wiazemsky lo scorso 5 ottobre dopo una lunga malattia lasciando attonito chi come me l’ha molto amata, fin dai tenpi del suo esordio di attrice in Au hazard Balthasar! di Robert Bresson.
Dunque, ecco in Il mio Godard il Supremo Avanguardista dell’onda novella che con A bout de souffle e film subito successivi sovvertì il cinema e la sua sintassi (o almeno così vuole la vulgata, e bisognerà pure che un giorno o l’altro si vada a verificare la consistenza del mito attraverso la lama della critica) visto assai in privato, tra letto, cucina, tinello, case di città e case di vacanza, e set, e marciapiedi di lotta tra Parigi e Cannes, e assemblee infuocate alla Sorbonne. Sempre seguito dalla giovane moglie almeno in apparenza adorante del Genio, genio antipatico se mai ve ne furono, nel senso più letterale. Proprio odioso, Jean-Luc. Uno che parla qui, in questo film, per sentenze perentorie, anche perché allineato in quella stagione al più tremendo e acritico marx-leninismo in salsa maoista (e ancora mi chiedo come una testa affilata come la sua e un uomo tanto libero nel suo fare cinema abbia potuto adottare una delle forme politiche più chiuse e rigide che il pur sciaguratissimo Novecento abbia partorito). Mao Mao!, come suona la canzoncina pop che percorre La Chinoise, il film del ’67 che ha Anne Wiazemski come protagonista rivoluzionaria però con broncio assai chic e assai BB, e che ribadisce sul set il loro sodalizio privato. Continua a leggere

Pubblicato in al cinema, cinema, Container, film | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Ri-visioni. Stasera in tv PROFUMO DI DONNA di Dino Risi (merc. 15 nov. 2017, tv in chiaro)

Profumo di donna, Capri Television (66 dt), ore 22,30. Mercoledì 15 novembre 2017.
profumo-di-donna-L-suRog81Confesso, non amo questo film di Dino Risi del 1975, che pure è piaciuto in mezzo mondo, ha fatto vincere a Vittorio Gassman il premio come migliore attore a Cannes ed è stato poi remakizzato in America con Al Pacino. Non lo amo perché si tratta di un Dino Risi ormai stanco e lontano dalla sua esplosiva stagione degli anni Sessanta, e perché Profumo di donna non ce la fa, in my humble opinion, a coniugare le facezie e le ironie della commedia all’italiana con il registro sentimental-patetico, che è poi il progetto del film (tratto da un romanzo di Giovanni Arpino). Un militare rimasto cieco in seguito a un’esplosione vuole raggiungere a Napoli un amico anche lui privo della vista. Lo accompagna nel viaggio un soldatino (l’Alessandro Momo di Malizia, che di lì a poco perderà la vita in un incidente di moto) con cui l’ufficiale instaura un rapporto che dall’iniziale diffidenza passa alla complicità e forse all’affetto. Il ragazzo diventa lo strumento per il maturo ufficiale di rapportarsi al mondo, per lui l’ufficiale diventa una chiave per interpretarlo, il mondo, e capirlo. Film di coppia maschile che è anche racconto di formazione del più giovane dei due. La ragazza il cui profumo inebria l’ufficiale è Agostina Belli, attrice simbolo del nostro cinema anni Settanta.

Pubblicato in cinema, film, film in tv | Contrassegnato , , , , , , , , , | 3 commenti

Film stasera in tv: THE DEPARTED di Martin Scorsese (merc. 15 nov. 2017, tv in chiaro)

The Departed - Il bene e il male, Mediaset Italia 2, ore 21,10. Mercoledì 15 novembre 2017.30517_gal
15945_galIl film che a metà della scorsa decade ha segnato il ritorno al successo commerciale di Martin Scorsese dopo anni di semioscuramento, un remake della bellissima trilogia hongkonghese Infernal Affairs di Andrew Lau e Alan Mak. Vite e destini paralleli di due poliziotti, Leonardo DiCaprio e Matt Damon. Il buono e il cattivo. Il male e il bene. Rovesciamenti, colpi di scena, inganni e controinganni, gioco della parti, gioco di maschere. Il film è una discesa all’inferno, cupissima, per capire al momento della lotta finale chi sarà salvato e chi dannato. Chi è il giusto e chi il peccatore. Chi il carnefice e chi la vittima. The Departed è metafisico, eppure fatto di carne e sangue. Autoriale, eppure perfetto film di genere. Così avvincente che non riesci a staccare un attimo. Grandissimo. Di sbagliato c’è solo Jack Nicholson, che ci dà dentro con tutti i suoi eccessi nella parte del demoniaco boss, convinto di entrare nella leggenda del cinema come il Marlon Brando del Padrino, ma non ce la fa.

Pubblicato in cinema, Container, film, film in tv | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Film stasera in tv: L’INTERVALLO di Leonardo Di Costanzo (mart. 14 nov. 2017, tv in chiaro)

L’intervallo, un film di Leonardo Di Costanzo, Rai 5, ore 21,15. Martedì 14 novembre 2017.
Ischitano, con un passato di solido documentarista, Leonardo D Costanzo esordisce nel lungometraggio di fiction con L’intervallo, presentato a Venezia Orizzonti nel 2012. Qutest’anno è tornato in sala, dopo l’anteprima a Cannes alla Quinzaine des Réalisateurs, con il suo seconfo film L’intrusa. Ripubblico qui la recensione scritta all’uscita di L’intervallo.
L’intervallo, regia di Leonardo Di Costanzo. Con Francesca Riso, Alessio Gallo, Carmine Paternoster, Salvatore Ruocco. Non è il solito film di camorra con sparatorie e cadaveri sui marciapiedi. Qui la camorra è una minaccia, invisibile eppure terribile, che incombe su due ragazzi. Lei deve aver commesso uno sgarro e viene sequestrata e rinchiusa, lui è il coetaneo obbligato a farle da carceriere. Ottima idea, buon cinema della minaccia. Peccato solo per le troppe incongruenze e inverosimiglianze. Voto 6+
Tra i film italiani presentati a Venezia nella sezione Orizzonti, la seconda in ordine di importanza dopo quella del concorso, quello che a sorpresa è piaciuto di più, ricevendo critiche ottime e perfino entusiaste. Dimenticato dalla giuria di Orizzonti, si è preso però ben sette premi collaterali, non ufficiali, quelli assegnati da associazioni di cinema e altro. Bel successo, che pare si sia rinnovato pochi giorni fa alla proiezione al festival di Toronto. Nei cinema italiani dal 5 settembre, L’intervallo ha le credenziali per diventare un caso. Dico subito che quando l’ho visto qui a Milano in una proiezione stampa qualche giorno prima che lo dessero a Venezia, non ne sono uscito entusiasta, e mai mi sarei aspettato una tale accoglienza. Meglio così, ovvio, per il film e per il cinema italiano. L’intervallo si inserisce, anche se con qualche novità e rottura, nel rigoglioso filone del camorra-movie, o se preferite del Napoli-movie di ultima e penultima generazione, quello che ci mostra le devastazioni nella trama sociale e nelle vite individuali indotte da una criminalità organizzata onnipervasiva e di barbarica ferocia. Gomorra come espressione massima del genere, e come precedenti certi film di Antonio Capuano come Luna rossa. Stavolta dietro la mdp c’è uno che si è fatto conoscere con anni di documentari, Leonardo Di Costanzo, qui al suo primo lungometraggio su una sceneggiatura da lui abbozzata già nel 2007 e che solo adesso ha potuto materializzare in un film. Non assistiamo però in L’intervallo alla solita guerra per bande, ai cadaveri che si ammucchiano sui marciapiedi di quartieri degradati, al narcotraffico che su tutto incombe e tutti corrompe, piuttosto a un kammerspiel con due personaggi stretti in un interno del quale la camorra è il punto di partenza e di innesco narrativo, il presupposto e la causa deflagrante, però mai presente nela sua materialità se non nel finale. Camorra assente, eppure nella sua assenza minacciosamente presente perché continuamente allusa, evocata, temuta. Continua a leggere

Pubblicato in cinema, Container, film, film in tv | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Film stasera in tv: BELLISSIMA di Luchino Visconti (mart. 14 nov. 2017, tv in chiaro)

Bellissima, Capri Television (canale 66 dt), ore 21,00. Martedì 14 novembre 2017.
Bellissima-ViscontiDio mio, di quei film che è obbligatorio vedere almeno una volta nella vita. Luchino Visconti – siamo nel 1951 – incontra Anna Magnani, già immergendo il suo neorealismo in un mélo social-familiare che di lì a qualche anno si sarebbe espanso a ulteriori capolavori (Senso, ecc.). In un annuncio si cerca una bambina per una parte a Cinecittà. La popolana Maddalena sogna per la piccola figlia il benessere e la fama che non ha potuto avere, e in quel casting vede finalmente la possibilità del grande riscatto sociale. Incontrerà un tizio che, spacciandosi per molto ammaniccato con la produzione, finirà con l’illuderla e truffarla. Continua a leggere

Pubblicato in cinema, film, film in tv | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento