(in sala) recensione: MIA MADRE FA L’ATTRICE. Bizzarro lessico familiare tra casa e Cinecittà

Mia madre fa l’attrice, un film di Mario Balsamo. Con Mario Balsamo, Silvana Stefanini, Carlo Verdone. Al cinema da giovedì 25 agosto.
timthumb-2Il regista (immagino cinquantenne) fa i conti con la vispissima mamma di anni 85 e le dedica questo film. Parlando soprattutto della fugace carriera d’attrice di lei negli anni Cinquanta. Il cinema come lessico familiare, come lingua veicolare per parlare di affetti e dispetti. Un docu molto narrativo, bizzarro e non convenzionale, che affastella troppe cose  e rischia di perdersi, ma che ce la fa a centrare il suo bersaglio. Presentato in concorso al Torino Film Festival 2015. Voto 6 e mezzo
timthumbDi Mario Balsamo tre anni fa s’era visto qui a Torino, tra molti consensi, Noi non siamo come James Bond, uscito poi dal festival con un premio importante. Era il docu-racconto (co-firmato con Guido Gabrielli), tra escursioni cinefile e altre bizzarrie, di una doppia malattia, quella dei due amici protagonisti, mescolando al resoconto della realtà parecchie sottotrame e piste narrative collaterali, come il tentativo di mettersi in contatto con il mito James Bond, anzi Sean Connery. Come a voler far rispecchiare e riflettere uno dentro l’altra e cortocircuitare il supereroismo e il suo opposto, la massima fragilità del corpo. Devo dire che il pur interessante tentativo non mi aveva per niente convinto, gravato com’era da troppi elementi estranei e incongrui. Stavolta Mario Balsamo centra meglio il bersaglio, proseguendo nel suo tragitto di autore di un cinema felicemente, volutamente spurio e ibrido, di statuto incerto, di continuo oscillante tra realtà, autobiografismo e derive nell’immaginario cinematografico e attraversamenti nostalgici. Con una corrosività e anche una sana perfidia assai distanti dal cronico buonismo e bonaccionismo del nostro cinema italo-romano. Stavolta se la vede con mamma, una signora ottantancinquenne vispissima e indomita di nome Silvana Stefanini, figura non maggiore del cinema primi anni Cinquanta. Comparsate in Lo sceicco bianco di Fellini e qualcos’altro, un ruolo parlante e cantante, benché non creditato, in un mélo-noir con Rossano Brazzi, Jacques Sernas e Lea Padovani, La barriera della legge di Piero Costa. Naturalmente prima che conoscesse il babbo di Balsamo e diventasse madre, che era poi – a quanto lei ci viene a dire – la sua vocazione vera. Continua a leggere

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(in sala) recensione: IL CLAN di Pablo Trapero. L’orrore quotidiano

451948Il Clan, un film di Pablo Trapero. Con Guillermo Francella, Peter Lanzani, Lili Popovich, Gaston Cocchiarale, Giselle Motta. Al cinema da giovedì 25 agosto.558967Primi anni Ottanta, Argentina. Mentre il regime dei generali si avvia al crollo, un addetto dei servizi segreti mette su un’azienda familiare di rapimenti a scopo di lucro. Tutti sanno, la moglie, i figli, che anzi collaborano fattivamente all’impresa. Il male come ordinario quotidiano. L’omicidio e la tortura come un qualsiasi lavoro. Pablo Trapero è bravissimo nel farci vedere la mostruosità del normale. Presentato in concorso a Venezia 2015, dove ha poi vinto il Leone d’argento per la regia. Voto: tra il 7 e l’8
319927Made in Argentina, con però alle spalle la produzione di Pedro Almodovar e del fratello Agustin tramite la loro Deseo, Il Clan di Pablo Trapero sfiora il grandissimo risultato, il capo d’opera, se non fosse per qualche vistosa caduta (un imperdonabile, quasi pornografico montaggio alternato di una scopata con la scena di tortura di un ostaggio) e per un sovraccarico ideologico-politico che connette il racconto di una famiglia criminale e dei suoi misfatti alla dittatura dei generali tra anni Settanta e Ottanta, spiegando troppo sbrigativamente i primi con la seconda. Ma questo è cinema di rara potenza, che finalmente si misura con un caso (di vera e nerissima cronaca) sconvolgente, con i demoni che stan sotto la civilizzazione e la borghese vita dei suburbia, che non si perde nei narcisismi e negli ombelicalismi di tante cose e cosucce viste anche a questo Venezia Film Festival. E alla fine del press screening, lungo e sacrosanto applauso.
Nell’ultimo anno della dittatura militare (1982), in un regime già vacillante in cui comincia la resa dei conti, Arquimedes Puccio, lavoratore dei servizi segreti con parecchi figli a carico, capisce che è ora di riciclarsi. Di trovare nuove fonti di denaro. Avendo, si immagina, sviluppato un certo know-how durante il regime in fatto di torture, rapimenti di oppositori e altre sporchissime faccende, pensa di mettere a frutto quanto ha imparato mettendo su un’aziendina familiare insieme a un paio di amici. Un’azienda di rapimenti a scopo di lucro. Tutti in famiglia sanno, la moglie, i figli, le figlie. Il rampollo più grande, star della squadra argentina campione di rugby, vien subito coinvolto come braccio destro, incaricato di individuare i bersagli grossi e di far da picchiatore quando occorre. Un paio di loschi figuri, probabilmente pure loro implicati nei servizi, vengono arruolati come manovalanza. Continua a leggere

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(in sala) recensione: MA LOUTE di Bruno Dumont. Belle Époque tra freak, slapstick e vari orrori. Imperdibile

Uno dei film migliori dello scorso Cannes, uscito purtroppo dal festival senza premi. Ma va assolutamente visto adesso che è nei nostro cinema. Ripubblico la recensione scritta allora.
1cbb67f27216613413be9dd606175203Ma Loute
, un film di Bruno Dumont. Con Fabrice Luchini, Juliette Binoche, Valeria Bruni Tedeschi, Jean Luc Vincent, Brandon Lavieville, Raph, Caroline Carbonnier. Al cinema da giovedì 25 agosto. Distribuzione Movies Inspired.

5791cd89f92032bc4e6dbb7fd9a4846dDivisivo. Il film-summa di un autore appartato e radicale come Bruno Dumont, che in Ma Loute mette dentro tutto il suo cinema, da L’Humanité a P’tit Quinquin, mescolando vertiginosamente l’horror, il period movie, lo slapstick, il circo dei freaks, il mystery. 1910: mentre una ricca famiglia borghese è in vacanza in una baia della Francia del Nord, cominciano a sparire misteriosamente dei turisti. Ritratto di un mondo tarato, marcio, e massimamente divertente. Voto 8a777610219fcf6fe1059d1fe242a7330
Il risultato se non più alto certo il più compiuto e concluso di sempre di Bruno Dumont, summa e ricapitolazione e compilation del suo cinema. Come in un vertiginoso autocitazionismo, uno degli autori più austeri e singolari, e appartati, del cinema francofono riprende tutti i suoi film e li frulla e riassume in questo. I panorami piatti e aperti verso l’infinito, o il niente, della Francia nordica e delle Fiandre belghe; i personaggi-monade, incapsulati nel proprio mondo se non nella propria follia e totalmente autistici, non comunicanti; il sovrannaturale che, anche ironicamente, viene a scompaginare le rozze certezze positiviste e laiciste; un’umanità al grado zero, ai margini del bestiale, guidata dai propri istinti e che solo la grazia (divina?) può riscattare. Dumont ha cominciato molti, molti anni fa con La vie de Jésus, deriva di un sottoproletario dalla coscienza opaca in una città fiamminga da stringere il cuore, ha conquistato finalmente il pubblico e i jeune critique che niente sanno dei suoi lavori precedenti con la mirabile serie tv P’tit Quinquin, grottesca e ribalda detection di due agenti uno più scemo dell’altro in una Francia rurale selvaggia di delitti foschi e di sottoproletari innocenti anche quando colpevoli, un paradosso che accomuna Dumont a Pasolini. In Ma Loute precipita chimicamente tutto quanto ha fatto precedentemente, comprese le levitazione del forse-santo protagonista del lontano e assai discusso L’humanité, e c’è molto, forse tutto di P’tit Quinquin, di cui Ma Loute si configura come un selfremake più spinto, più deciso, più radicale. Ne esce un film di un autore non apparentabile a nessun altro, autore in proprio, inventore, esploratore. Da dove partire per questa recensione? Dalla Francia oceanica del Nord, quella delle spiagge lunghe e delle maree, delle acque infide che possono stagnare e poi risalire di colpo e annegare, sommergere, portare via. E siamo nel 1910, in piena Belle Époque, con tutte le certezze nazionalistiche ancora intatte, e la fiducia nel progresso inarrestabile della scienza e delle tecnica ereditate dall’Ottocento. Continua a leggere

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15 film belli e interessanti stasera in tv (dom. 28 agosto 2016, tv in chiaro)

Se mi lasci ti cancello

Se mi lasci ti cancello

Cliccare sul link per la scheda o recensione di questo blog. La scheda può riferirsi a una precedente messa in onda del film. In ogni caso per oggi valgono orari e rete indicati in questa pagina.

Soldi sporchi, Iris, ore 21,00.
Arrivò l’alba, Rete Capri, ore 21,00.
Per qualche dollaro in più, Rai 3, ore 21,10.
Rain Man, Rai Movie, ore 21,15.
Footloose, Italia 1, ore 21,15.
Duraturo musical, che all’uscita non fece il botto ma che si sarebbe consolidato via via come un classico. In un piccolo centro della profondssima provincia americana il rock è bandito in quanto immorale. Ci penserà un ragazzo scatenato a sovvertire l’ordine e la morale ancheggiando e ballando. Con Kevin Bacon. Dirige (siamo nel 1984) il veterano Herbert Ross,
La maschera di Zorro, la7, ore 21,30.
Il film del 1998 che trasforma Antonio Banderas in una star di Hollywood. Con catherine Zeta-Jones.
Agonia di Elem Klimov, Rai Storia, ore 22,13.
Il talento di Mr. Ripley, Paramount Channel, ore 22,35.
Il ragazzo con la bicicletta, Rai 5, ore 22,58.
Oxfors Murders – Teorema di un delitto di Alex de la Iglesia, Iris, ore 23,10.
Strana incursione nel giallo classico di investigazione da parte di Alex de la Iglesia, sutore specializzato in bizzarrie e baroccaggini surreal-iberiche non sempre facilmente digeribili, anzi spesso per niente. Qui uno studente e un professore di matematica indsagano insieme su una serie di delitti dalle parti di Oxford. Intuendo che il serial killer inanella i suoi assassinii secondo una misteriosa formula matematica. Con Elijah Wood e John Hurt.
Michael Collins, Rete 4, ore 23,30.
Se mi lasci ti cancello, Rai Movie, ore 23,35.
Quattro minuti, la7d, ore 0,15.
Giovane e bella di François Ozon, Rai 3, ore 0,35.
A Hard Day’s Night, Rai Movie, ore 1,20.

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Un film imprescindibile stasera in tv: SE MI LASCI TI CANCELLO (dom. 28 agosto 2016, tv in chiaro)

Se mi lasci ti cancello, Rai Movie, ore 23,35.
Schermata 2016-08-28 alle 15.37.29Uno dei film più influenti, e resistenti nella memoria e negli inconsci variamente individuali e collettivi, delle ultime decadi. Assestatosi al sesto posto nella recente e peraltro assai discutibile lista della Bbc dei migliori film del ventunesimo secolo, stilata sui pareri espressi da 177 critici di tutto il mondo (ha vinto Mulholland Drive di David Lynch). Anche considerato una delle rom-com migliori di tutti i tempi, e qui però non sono tanto d’acordo. Se mi lasci ti cancello (Oscar al peggior titolo italiano di sempre, visto che l’originale fa Eternal Sunshine of a Spotless Mind, L’infinita beatitudine di una mente senza macchia: un verso di Alexander Pope) è più un mind game, un algido ed elegante gioco cerebrale e concettuale condotto sui modi della narrazione, sui cliché e sulle convenzioni della rom-com, che il racconto di una storia lui-lei, di un boy meets girl qualsiasi. Cinema di secondo e anche terzo grado, tanti sono i piani e i livelli spalancati dalla vertiginosa sceneggiatura di Charlie Kaufman, un genio e basta, il miglior autore di script delle ultime decadi (sì, meglio anche di Aaron Sorkin). Con tecniche di condizionamento cerebrale che richiamano da vicino il più sinistro Philip K. Dick, e invece applicate all’analisi, anzi all’anatomia, di una coppia assai tipica e media. Joel Barish scopre che Clementine, la ragazza pazza e vitalistica con cui sta da un paio d’anni (si tinge i capelli ora di blu, ora di rosso, ora di arancione), l’ha cancellato dalla memoria. Ovvero è ricorsa alla Lacuna, un’agenzia specializzata nell’eliminare dal cervello, su richiesta di innamorati sfibrati e delusi, ogni traccia di un amore passato, finito. Deciderà di fare altrettanto. Continua a leggere

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Un grande film stasera in tv: PER QUALCHE DOLLARO IN PIÙ (dom. 28 agosto 2016, tv in chiaro)

Per qualche dollaro in più, Rai 3, ore 21,10.
Schermata 2016-08-28 alle 14.38.18Dopo il clamoroso esordio western di Per un pugno di dollari, tutti aspettavano al varco Sergio Leone: che con questo Per qualche dollaro in più non solo non deluse, ma confermò in pieno tutto il buono e l’ottimo mostrati nel precedente film. Décor e atmosfere molto simili, in un Messico che però stavolta è meno calcinato, meno abbacinato e più umido, fangoso, ambiguo, lercio. Laido e sanguinolento. Torna Clint Eastwood, cui si aggiungono Lee Van Cleef e Gian Maria Volontè. Continua a leggere

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Torna stasera in tv IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA, un film dei fratelli Dardenne (dom. 28 agosto 2016, tv in chiaro)

Il ragazzo con la bicicletta, Rai 5, ore 22,58.
1971668519716678I fratelli belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne sono, piacciano o meno – e a molti non piacciono -, tra i cineasti più influenti degli ultimi decenni di cinema. Fondatori insieme ai rumeni Puiu e Mungiu di quel neo-neorealismo che ha aggiornato le precedenti lezioni, da Rossellini fino a Ken Loach, ai disagi e ai disastri individuali e sociocollettivi del terzo millennio. Tant’è che a ogni festival si incontra sempre un manipolo di autori giovani con film che si rifanno, spesso senza replicarne i risultati, al loro magistero, e al loro cinema degli umiliati e offesi. Con il tempo i Dardenne hanno imparato a confezionare con qualche astuzia mainstream le loro sconfortate storie, diciamo a partire da Il matrimonio di Lorna, e tra le astuzie non c’è solo un allentamento, un certo ammorbidimento nell’approccio austero e rigoroso al materiale narrativo, ma anche il ricorso ad attori, anzi attriciparecchio famose in grado di traghjettare i loro non facili prodotti verso un pubblico più largo. Massimo esempio, la Marion Cotillard del meraviglioso Due giorni, una notte. In questo Il ragazzo con la bicicletta del 2011 (premiato a Cannes come quasi sempre capita ai Dardenne: ma non quest’anno, dove il loro La fille inconnue è uscito dal Palais con zero tituli), c’è la sempre assai brava e coinvolta Cécile de France. Che è una parrucchiera di un piccolo centro del Belgio francofonola quale decide di prendersi in casa, e in affido, un ragazzino di dodici anni di quelli che le assistenti sociali definiscono problematico. Continua a leggere

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Un film assolutamente da vedere stasera in tv: GIOVANE E BELLA di François Ozon (dom. 28 agosto 2016, tv in chiaro)

Giovane e bella di François Ozon, Rai 3, ore 0,35.
048128Giovane e bella (Jeune & Jolie)
, un film di François Ozon. Con Marine Vacth, Géraldine Pailhas, Frédéric Pierrot, Charlotte Rampling, Johan Leysen.
048129
Isabelle ha 17 anni, è bellissima e ha tutto: soldi, affetti, amici. Eppure decide di prostituirsi attraverso un sito online. Non lo fa per comprarsi borse e scarpe, lo fa e basta. Il perché non lo sa lei, non lo sappiamo noi e il regista si guarda bene dal dircelo. Ozon disegna un ritratto crudele, ma senza indignazioni o facili moralismi. Senza darci stupide spieghe sociologiche o psicologiche. Ci mostra e basta. Marina Vacth è di una bellezza da tramortire. Voto 7+

Ozon sul set

Ozon sul set

Comincia come certi Rohmer dei tempi aurei, intendo Pauline à la plage o La collezionista. Francia. Estate. Una bella ragazza di diciassette anni sdraiata sulla spiaggia – l’attrice è Marine Vacth, meravigliosa, teniamola d’occhio, ne risentiremo parlare. Con lei un fratellino, assai sveglio e suo complice. Conosceremo poi la famiglia, madre e patrigno di media borghesia e medio benessere. Conosceremo il ragazzo biondo e teutonico con cui la nostra Isabelle passa le sere, e con cui una notte perderà la verginità. Non pare entusiasta dell’esperienza, nonostante lui si sia comportato al meglio, con tatto, da bravo ragazzo che probabilmente ha letto libri e articoli su come si trattano le donne al giorno d’oggi. Poi, al rientro a Parigi e con l’autunno, l’umore di Isabelle si intorbida. Tendenza Bovary, nonostanza mancanza di marito e matrimonio. La vediamo masturbarsi, anzi la vede il fratello un po’ voyeur. Apprendiamo subito dopo che ha deciso di prostituirsi attraverso un sito online scegliendosi il nome di battaglia di Léa. Massì, una piccola, piccolissima Belle de jour dei nostri giorni. Il primo cliente è un vecchio signore per niente bavoso e per niente schifoso, di una sua bella eleganza, altri ne seguiranno, compreso un arrogante rampante che la fa sentire inadeguata come puttana (è Stefano Cassetti, italiano del cinema francese). Continua a leggere

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