Film stasera in tv: LA TALPA (giov. 21 giugno 2018, tv in chiaro)

La talpa, Rete 4, ore 23,22. Giovedì 21 giugno 2018.
Recensione scritta dopo la proiezione al festival di Venezia 2012.
La Talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy) di Tomas Alfredson.
Con Gary Oldman, Colin Firth, Tom Hardy, John Hurt.
Tratta dal capolavoro di John Le Carré La talpa, una spy-story dal gusto classico benissimo girata, con un manipolo di attori inglesi eccellenti. Ma contorta e labirintica, lenta e avvolgente, lontanissima dal cinema spionistico attuale alla Bourne. Un film nobile, ma a tratti incomprensibile e dalla noia asfissiante.Ora, cosa mai avrà spinto i produttori a investire in questo spionistico dal sapore vintage, tutto un sospettare e sorvegliare e pedinare e punire a ritmi lentissimi, adesso che il paradigma della spy-story è Bourne, cioè massima velocità e adrenalina? Dove andrà a pescare il suo pubblico questo pur nobile e impeccabilmente confezionato Tinker, Tailor, Soldier, Spy, oggi che il consumatore di popcorn dei multiplex se non vede laghi di sangue e qualche decina di morti nella prima mezz’ora diserta e molla il colpo? Cos’è, un’operazione filologica che intende far rivivere la spy-story com’era e come non è più? Non capisco, non ho capito. Sarà che non ho mai amato John Le Carré e prodotti derivati (a parte La spia che venne dal freddo girato molto, molto tempo fa da Martin Ritt), non ho mai amato, intendo, le sue giravolte e le sue circonvoluzioni e tortuosità, i doppi e tripli e quadrupli giochi, i colpi e controcolpi di scena, la verità che signora mia non è mai quella che appare e che forse non esiste proprio, e poi tutta la retorica dello spionaggio ai tempi della guerra fredda che tra Ovest e Est ci si combatteva senza esclusioni di colpi ma in fondo rispettandosi, mica come adesso che tutti giocano sporco e al massacro. Si sarà capito che questo Tinker ecc., che poi è La talpa (così si chiama in italiano il romanzo di Le Carré da cui è tratto) non è proprio il mio film preferito di questo festival. Mi sono impegnato, ho cercato di farmelo piacere, di apprezzare le atmosfere ambigue, l’aura british, l’ecellenza degli attori altrettanto british, le ombre e le penombre in cui il regista svedese Tomas Alfredson (quello del film etno-adolescenzial-vampiresco Lasciami entrare) immerge la vicenda, ma non ce l’ho fatta. Troppo contorta questa storia, così contorta da essere quasi incomprensibile, e pochissimo appassionante, nonostante che il libro sia considerato un capolavoro del genere. Quanto allo stile adottato da Alfredson mi pare guardi, più che alle grandi spy-stories classiche degli anni Sessanta come appunto La spia che venne dal freddo di Martin Ritt o il meraviglioso Ipcress File con Michael Caine, al recente Le vite degli altri del tedesco Florian Henckel von Donnersmarck, temo uno dei film più sopravvalutati degli ultimi anni. Toni lividi e plumbei, spie dalla faccia qualunque e senza il minimo appeal, ambienti disadorni, luci basse. Film, come dire, di qualità indiscutibile, Tinker ecc., ma di una noia asfissiante. La storia, per i cultori del genere, è abbastanza nota. Continua a leggere

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Film stasera in tv: CAROL di Todd Haynes (giov. 21 giugno 2018, tv in chiaro)

Carol, un film di Todd Haynes, Rai 3, ore 21,15. Giovedì 21 giugno 2018.
Recensione scritta all’uscita del film.12189287_414793595391541_5772603437639418672_ofde5db75a15012411deff380154b6ea3Carol, un film di Todd Haynes. Da Patricia Highsmith. Con Cate Blanchett, Rooney Mara, Sarah Paulson.
c9846aaaac2f7d91c3200d5e4d59e17cTodd Haynes torna a raccontare un amore difficile nell’America anni Cinquanta, come in Lontano dal paradiso, senza però replicarne l’esito. Stavolta è la storia tra Carol, elegante signora alto-newyorkese, e la commessa Therese a scatenare il rigetto da parte del mondo in cui vivono. Ricostruzione visiva portentosa per verosimiglianza e bellezza. Ma è il racconto a non convincere, soprattutto nella vagolante parte finale. E però già se ne parla come di un’opera assoluta. Non lo è. Se mai, Carol è il film perfetto per rendere il lesbismo mainstream e definitivamente accettabile nei salotti e salottini d’Occidente. Voto 6+
12188024_414793502058217_5463519061045888711_oSono circondato. Circondato dagli entusiasti di Carol, da quelli che è un capolavoro assoluto, da quelli che è il miglior film dell’anno anzi no, del decennio. Da quelli che gli han dato una valangata di nomination ai Golden Globes (e prossimamente si replicherà agli Oscar) e da quelli che a Cannes, dov’era in concorso, avevano gridato al miracolo folgorati come neanche a Medjugorje cadendo genuflessi di fronte a Cate Blanchett e twittando estatici in tutte le lingue del mondo. Circondato da quelli che stan battendo la grancassa prima ancora di averlo visto e da chi, prendendo sul serio Adele – intesa come cantante pop – che da Fazio ha detto di essersi molto commossa alle tribolazioni delle due protagoniste, già prepara la scorta di kleenex.
Ecco, dissento. Se permettete, questo film di Todd Haynes non è una gran cosa rischiando per l’eccesso di elogi di diventare il più sopravvalutato non solo dell’anno, ma degli anni Duemila tutti. Che se continua a questo ritmo forsennato la produzione di encomi da parte dei suoi adoranti finirò con l’odiarlo definitivamente, anche al di là dei suoi effettivi limiti. In my opinion, è stato la più cocente delusione dello scorso Cannes, dove pure di film al di sotto delle attese ce n’era stato più di uno (tanto per fare qualche titolo: Louder than Bomb, Il racconto dei racconti). E bene ha fatto la giuria presieduta dai tosti Coen Brothers, due che di cinema capiscono davvero, a tagliarlo fuori dai premi maggiori per dargliene alla fin fine solo uno secondario, e pure quello solo a metà, l’ex aequo a Rooney Mara come migliore attrice (in condominio con l’Emmanuelle Bercot di Mon Roi e ignorando clamorosamente la regina Cate Blanchett). Io, che ero stato respinto al primo press screening dalla folla mostruosa che si accalcava e che per entrare alla seconda proiezione mi ero fatto due ore e mezzo di fila, mi aspettavo molto, moltissimo, anche perché Todd Haynes mi aveva letteralmente stordito prima con Lontano dal paradiso e poi con la saga televisiva Mildred Pierce. Invece macché, ho dovuto prendere atto che Carol non è a quei livelli. Come se Haynes si autocitasse, riproponendo ancora una volta, e una volta di troppo e con una certa stanchezza, la storia da lui già molto raccontata di donne sole in lotta contro il mondo. Continua a leggere

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Un grande film stasera in tv: COME LE FOGLIE AL VENTO di Douglas Sirk (lun. 18 giugno 2018, tv in chiaro)

Come le foglie al vento, Rete Capri (66 dt), ore 22,30. Lunedì 18 giugno 2018.
wotw14All’anteprima stampa milanese quache giorno fa di Una favola, film di Sebastiano Mauri con un Filippo Timi en travesti quala casalinga disperata made in Usa, molto si è parlato dei melodrammi anni Cinquanta di Douglas Sirk come di un ineludibile riferimento iconico e non solo (Una favola sarà nei cinema distribuito disoerata Usa da Nexo Digital il 25, 26 e 27 giugno). Stasera su Rete Capri c’è l’occasione di vederlo, uno di quei mélo Fifties del tedesco-a-Hollywood Douglas Sirk, autore di riferimento che avrebbe influenzato molti cineasti successivi di rango come Fassbinder, Almodovar, Todd Haynes, Ozon. I sentimenti, gli amori, le passioni come scontro furibondo di anime e di corpi, come estrinsecazione ed esplosione degli istinti e sabotaggio dell’ordine (familiare, patriarcale). Le relazioni umane quale luogo in cui si stabiliscono i rapporti gerarchici, di potere, e specularmente, e si innesca il loro sovvertimento. Come le foglie al vento (Written on the Wind) racconta di due uomini, uno, Kyle, ricco e perverso, l’altro, Mitch, onesto e gneroso lavoratore, che si disputano la stessa donna, Lucy. Lei sceglierà il peggiore dei due, ovvio, e sarà l’inizio di una foschissima vicenda, di una tragedia familiare in cui si intrecceranno presunti tradimenti, gravidanze sospette, sorelle invidiose e pronte alla calunnia, padri dai molti peccati. Una macchina narrativa implacabile che Sirk governa con la consueta maestria, accentuando la finzione della messinscena fino a farla deflagrare e rivelarne i meccanismi sottostanti. Colori pieni fino al turgore, come da sfacciato Technicolor allora dominante, ed è uno spettacolo. Con il suo attore-feticcio Rock Hudson e Lauren Bacall, Dorothy Malone (Oscar come best supporting actress), Robert Stack.

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Il film imperdibile stasera (presto) in tv: BELLISSIMA di Luchino Visconti (lun. 18 giugno 2018, tv in chiaro)

Bellissima, Rete Capri (canale 66 dt), ore 10,30. Lunedì 18 giugno 2018.
Bellissima-ViscontiMentre è in corso in America la scoperta – finalmente! – di Luchino Visconti in tutta la sua magnificenza autoriale e con tutti i suoi film grazie a una retrospettiva del Lincoln Center di New York (che poi andrà in tour tra Usa e Canada), conviene approfittare di questo passaggio televisivo per ridare un’occhiata a uno dei suoi capolavori. Di quei film che è obbligatorio vedere almeno una volta nella vita e che nella carriera di Vsconti fa da cerniera tra il periodo neorealista (anche se lui non lo è mai stato davvero, non almeno nel senso rosselliniano e desica-zavattiniano) e quello dei suoi melodrammi del periodo maturo. Il conte rosso, rara avis di gentiluomo aristocrativo italiano comunista, incontra – siamo nel 1951 – Magnani, già immergendo il suo realismo in un mélo social-familiare che di lì a qualche anno si sarebbe espanso a ulteriori capolavori (Senso, ecc.).
In un annuncio si cerca una bambina per una parte a Cinecittà. La popolana Maddalena sogna per la piccola figlia il benessere e la fama che non ha potuto avere, e in quel casting vede finalmente la possibilità del riscatto sociale. Incontrerà un tizio che, spacciandosi per molto ammaniccato con la produzione, finirà con l’illuderla e truffarla. La scena di Maddalena che incita la figlia a farsi valere durante il provino davanti a Alessandro Blasetti è di quelle che non ti levi più dalla memoria. Mamma Magnani in una delle sue interpretazioni da peso massimo della storia del cinema. Walter Chiari è il traffichino impostore. Profetico, con dentro già tutta quella società dello spettacolo, quel feticismo della celebrità in cui siamo immersi e imprigionati oggi. Vederlo, e provare a pensare ai talent, ai vari reality.

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Film stasera in tv: IO SONO LI di Andrea Segre (dom. 17 giugno 2018, tv in chiaro)

Io sono Li, Rai 5, ore 23,02. Domenica 17 giugno 2018.
Rade-Sherbedgia-Zhao-Tao-2Zhao-Tao-6Il cinemanifesto dell’Italia multiculturale, un inno all’accoglienza. Esordio di Andrea Segre, che già a Venezia, dove il film viene presentato alle Giornate degli Autori 2011, ottiene un buonissimo riscontro di stampa e pubblico. Il film da lì spiccherà il volo, arrivando in quasi tutta Europa e conquistandosi tra i molti premi anche il Lux assegnato dal parlamento europeo. Un cuusus honorum che fa di Io sono Li uno dei film italiani di maggior successo oltreconfine di questi anni Dieci. Storia esemplare e didascalica, come anche nel successivo Andrea Segre-movie La prima neve: incontro a Chioggia, tra i suoi canali e ponti da piccola Venezia, tra un pescatore venuto dall’ex Jugoslavia e una cinese mandata a lavorare lì in un bar dall’organizazione che è la padrona della sua vita. Ma i rispettivi gruppi di appartenenza non gradiranno molto. Li è Zhao Tao, moglie del gran regista cinese Jia Zhang-ke e sua attrice feticcio, vista il mese scorso a Cannes in Ash is Purest Whithe, ultima complessa opera di Jia.

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