12 film stasera in tv (mart. 23 luglio 2019, tv in chiaro)

Matrix

 

Matrix

Travolti dalla cicogna

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Peccatori senza peccato, Rete Capri (canale 122 dt), ore 21,00.
D’amore e guerra. Melodramma nell’amgusto microcosmo di un villaggio inglese in cui un uomo non sposa la donna che ama mentre sposa, oviamente, la donna che non ama. Intanto l’amata a sua volta sposeràcon un uomo che non ama. Troppe infelicità, che alimenteranno passioni e dolori di questo Peccatori senza peccato. Lui, Mark, e lei, Nona, si ritroveranno alla fine, dopo che le onde del destino avranno segnato le loro vite e quelle di chi sta loro intorno. Mentre c’è chi parte per la guera e chi no, chi ci muore e chi vi sopravvive. Uno di quegli ampi racconti di microstorie e grande Storia in cui la Hollywood della Golden Age eccelleva. Del 1947. Con Walter Pidgeon, Deobrah Kerr, Angela Lansbury, Janet Leigh.
Mine vaganti di Ferzan Ozpetek, Rai Movie, ore 21,10.
Sella d’argento di Lucio Fulci, Iris, ore 21,13.
Matrix dei fratelli (ora sorelle) Wachowski, Focus (Canale 35 dt), ore 21,15.
Next di Lee Tamahori, canale 20, ore 21,19.
Nicolas Cage ha il dono della profezia, di uno sgardo che scandaglia il futuro. Diventerà una preda dei poteri forti. Da Philip K. Dick. Purtroppo dirige Lee Tamahori, e ogni finezza va perduta.
In solitario, Rai 5, ore 21,24.
La corte (L’hermine) di Christian Vincent con Fabrice Luchini, Rai 3, ore 21,20. Prima visione tv.
Alaska di Claudio Cupellini, Rai Movie, ore 23,00.
The Protector – La legge del Muay Thai, canale 20, ore 23,10.
Uno dei film che negli anni Duemila hanno lanciato anche in Occidente il cinema delle arti marziali thailandesi. Cinema made in Bangkok, of course. Trama che è un puro pretesto per grandiosi scazzottamenti alla thai. Un ragazzo viene spedito in Australia a recuperare un elefante destinato a una cerimonia sacra rapoito da una banda di malfattori. Saranno sciabolate di piedi e di mani nei soliti elaboratissimi scontri coreografici. Prodotto dalla Sahamongkol Film International che sta al cinema di Bangkok come i mitologici Shaw Brothers al kung-fu cinema hongkonghese.
Il ritorno di Ringo di Duccio Tessari, Iris, ore 23,19. Grande italian western del 1965 di Duccio Tessari spacciato come il sequel di Una pistola per Ringo. In realtà trattasi di tutt’altra storia, con l’ambizione addirittura di riscrivere l’Odissea in chiave pistolera. Ringo torna dalla guerra di Secessione e trova la città natale, e la sua casa, cadute nelle mani di spietatissimi banditi. Con Giuliano Gemma, e le musiche di Ennio Morricone.
Travolti dalla cicogna, Paramount Channel, ore 0,30.
Zoolander, Tv8, or 0,55.

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Film stasera in tv: ALASKA di Claudio Cupellini (mart. 23 luglio 2019, tv in chiaro)

Alaska di Claudio Cupellini, Rai Movie, ore 23,00. Martedì 23 luglio 2019.
foto-alaska-11-lowAlaska, un film di Claudio Cupellini. Con Elio Germano, Astrid Bergès Frisbey, Valerio Binasco, Elena Radonicich, Antoine Oppenheim, Paolo Pierobon, Pino Colizzi, Marco D’Amore, Roschdy Zem.
foto-alaska-3-lowFa fatica a scaldarsi, questo ambizioso Alaska (è il nome di una discoteca di Milano, i ghiacci non c’entrano). Ma poi, quando da Parigi arriva in Italia, ce la fa a coinvolgere e convincere. Un amour fou tra un cameriere italiano e una modella francese-femme fatale, tutto un lasciarsi e riprendersi, in un rollercoaster di tensioni che guarda a Sirk e Truffaut. Mescolando melodramma e noir, in un ibrido assai poco praticato in Italia, e che qui, nonostante qualche smagliatura, riesce. Cupellini è un regista su cui il nostro cinema può contare. Elio Germano elettrico, Astrid Bergès Frisbey ricorda da vicino Maria Schneider. Voto 7+
foto-alaska-29-lowFinalmente un film che esce con coraggio e anche incoscienza dalla medietà tranquilla del nostro cinema, cercando una via nazionale al mercato internazionale, sperimentando e riusando un genere da noi tradizionalmente poco praticato come il melodramma ibridato al noir. Non tutti i conti tornano in Alaska, anzi parecchi restano in sospeso se non proprio con un segno negativo davanti, e però meglio un film imperfetto come questo, con lacerazioni e smagliature e rammendi a vista, che però almeno ci prova, delle solite neocommedie (ormai già sclerotizzate) italiane o dei soliti filmucci intimisti-introflessi-ombelicali che non osano niente e stanno rintanati nel loro compound di massima sicurezza. Per carità, anche qui ci son momenti e fasi da arrabbiatura forte, una prima parte che si sviluppa troppo meccanicamente e programmaticamente facendo apparire i personaggi come manichini obbedienti e eterodiretti anziché corpi, menti e anime ragionanti e pulsanti in proprio, dialoghi che qualche volta sfiorano l’imbarazzante e pure ci cascano dentro, una recitazione ondivaga dei due protagonisti, un finale tremendissimo da bacetto perugina che rischia di rovinare tutto e che si fa fatica a perdonare, e però la sommatoria di tutti i segni più e segni meno resta positiva. Se avessi applicato alla mia visione di Alaska quei monitoraggi di auditing televisivo che registrano minuto per minuto gradimenti e sgradimenti di una trasmissione, ne sarebbe venuto fuori un diagramma pazzo di picchi e abissi, un cardiogramma ad andamento sussultorio, un rollercoaster di discese ardite e risalite (per dirla alla anni Settanta), e però a conti fatti con tendenza complessiva all’insù. Che è cosa che mi capita abbastanza raramente al cinema, dove di solito il giudizio che mi si forma in testa nella prima mezz’ora resta poi costante, o almeno senza subire troppe oscillazioni, fino alla parola fine. Val la pena ricordare che Claudio Cupellini è bravo regista, e non da oggi, non da Alaska, e neanche dalla tanto celebrata serie Gomorra di cui ha diretto alcuni capitoli. Che fosse un autore allineato nel suo fare cinema ai modelli internazionali lo si era visto benissimo nel notevole e alquanto sottovalutato Una vita tranquilla, un camorra-movie con parecchi scostamenti dal genere, e un Servillo perfetto quale ventennale emigrato italiano in Germania con un passato da nascondere, e che con quel passato sarà costretto a fare i conti. Mi avevano colpito non solo la fluidità narrativa, la sceneggiatura così solidamente costruita, ma anche l’abilità nel suggerire ed evocare obliquamente la minaccia, nel mescolare e confrontare – anche linguisticamente, anche stilisticamente, anche antropologicamente  – due mondi, due culture, due appartanenze, quella italiana (versante campano) e quella tedesca, nell’ambizione evidente di realizzare un cinema europeo e mai provinciale. Un cinema che fosse nostro e nello stesso tempo aperto, non prigioniero dei nostri cliché e tic etnici. La voglia di errare per l’Europa, di far scontrare civiltà, di raccontare storie italiane con incursioni oltrefrontiera in una sorta di Schengen del cinema, la ritroviamo in pieno in Alaska, così ibridato, così sospeso e diviso tra Francia e Italia, tra Parigi e Milano. Sì, certo, per via di una coproduzione tra il di qua e il di là delle Alpi che impone location, cast, crew rigorosamente bi-nazionali, per via di una protagonista (Astrid Bergès Frisbey) in quota loro e di un protagonista (Elio Germano) in quota nostra, solo che Cupellini questi vincoli – che si direbbero da lui più cercati che imposti – li trasforma in occasione drammaturgica, in elementi di opposizione e diversità tra il lui italiano di nome Fausto e la lei francese di nome Nadine in grado di meglio scatenare la scarica voltaica così necessaria a un vero melodramma quale il suo film è e ambisce essere. Boy meets girl, solo che la ragazza è fatta della stoffa della femme fatale, se non della dark lady, mentre lui è un bravo ragazzo solo un po’ troppo testosteronico e irriflessivo e naturalmente portato a mettersi nei guai. Continua a leggere

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Film stasera in tv: LA CORTE (L’Hermine), con Fabrice Luchini – mart. 23 luglio 2019, tv in chiaro

La corte (L’hermine) di Christian Vincent con Fabrice Luchini, Rai 3, ore 21,20. Martedì 23 luglio 2019. Prima visione tv.
Recensione scritta alla presentaziomne del film a Venezia 2015, poi aggiornata all’uscita in sala."L'Hermine" de Christian VincentLa corte (L’Hermine), un film di Christian Vincent. Con Fabriche Luchini, Sidse Babett Knudsen, Corinne Masiero, Eva Lallier.
"L'Hermine" de Christian VincentFrancesissimo film con un immenso Fabrice Luchini quale presidente di corte d’assise alla prese con un processo complicato. Tra i giurati ritroverà la donna di cui si era innamorato. Assai godibile. Però il grande cinema è un’altra cosa. Ma cosa importa, tanto c’è Luchini. Presentato a Venezia 2015, dove ha vinto due premi: quello di migliore attore a Luchini (sacrosanto) e per la migliore sceneggiatura (immeritato). Voto 6, ma 9 a Fabrice Luchini
« L’Hermine » un film de Christian VincentCi son dei film che, semplicemente, sono il loro interprete. Questo L’Hermine (l’ermellino indossato dai giudici di corte francesi come il protagonista) è un film che appartiene a Fabrice Luchini, che è Fabrice Luchini. Vederlo all’opera quale presidente d’assise in una città non identificata – una città, tante città – della provincia nord-francese  è un godimento, per come alterna l’esercizio dell’autorità ai toni della persuasione, per come entra in aula, quasi salisse – insieme risoluto e tremebondo – sul palcoscenico di una recita di cui lui è l’indiscusso mattatore. Per come esorta, bacchetta, blandisce, si impone o lascia correre a seconda delle circostanze e dei caratteri. Burbero, irascibile, accondiscendente, suadente. Tutti gli sguardi di giurati, avvocati e imputati convergono su di lui, centro e motore dell’azione giudiziaria, e i nostri sguardi con i loro. Grandiosissimo, Luchini – che sia oggi il massimo attore francese? – anche nei momenti privati, alle prese con la moglie in via di diventare ex, a causa di imminente divorzio, o mentre arranca per le strade della città avvoltolato nella sua sciarpa per via della grippe. “No, non mi tocchi, sono influenzato”, ottimo pretesto per poter scansare ogni contatto con gli umani che in fondo lui, ennesima reincarnazione del misantropo molieriano, detesta in blocco o quasi. Lo chiamano il giudice a due cifre, perché ha fama di duro e di comminare pene mai inferiori ai dieci anni. Dovrebbe starsene a letto per via della febbre invece no, come spesso capita agli zitelloni bisbetici ha un attaccamento maniacale al lavoro, ha l’ossessione del dovere e della propria missione sulla terra e quindi, febbre o non febbre, monsieur Xavier Racine si reca imperterrito alla corte a presiedere il processo a carico di un disgraziato – alcolista, tossico, disoccupato e il resto delle sfighe aggiungetele voi che non sbaglierete – accusato di aver ammazzato a calci la figlioletta di sette mesi (di nome Melissa, nome da case popolari anche in Francia). Il regista Christian Vincent non sembra avere ambizioni alto-autoriali, ci tiene a cucire una storia o, meglio, a mettere a fuoco il suo protagonista-feticcio e a creargli intorno una rete di situazioni e occasioni drammaturgico-narrative che ne inneschino e supportino la performance. Nient’altro, e chi (come me) dal cinema si aspetta anche qualcosa, parecchio in più, resta alquanto deluso. Ma forse bisogna dimenticare, si fronte a un film così, certa nostra (intendo mia e di tanti cinefili della mia generazione, mica è un pluralis maiestatis) formazione nouvellevaguistica che ci ha portato a non apprezzare o a sottovalutare il cinema bien fait di papà e pure dei nonni. Il cinema meravigliosamente profondo-francese di Marcel Pagnol, per esempio, con la sua precisione nel tratteggiare caratteri e microcosmi di provincia e far saltar fuori lo spirito nazionale, la francesità. Ecco, L’Hermine si riallaccia a quel cinema, a quella tradizione, e conviene accettarlo per quello che è, e per tutto il buono che ci può dare. Dimenticare Godard (e molti altri). Allora ci si divertirà parecchio nel momento in cui si mettono insieme i giudici popolari, e il loro conoscersi e scambiarsi informazioni, quel che si dice uno spaccato preciso della Francia (dell’Europa?) d’oggi. La disoccupata manco cinquantenne ma con figli e pure nipoti a carico. L’islamica velata accompagnata dalla cugina perché sennò il marito non le dava il permesso. Il qualsiasi monsieur di un qualsiasi piccolo centro. L’algerino immigrato da decenni e integratissimo che si sente più francese dei francesi. E un’anestesista danese di anni 45 sposata, e poi divorziata, in Francia. Continua a leggere

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21 film stasera in tv (lun. 22 luglio 2019, tv in chiaro)

La meccanica delle ombre

Buoni a nulla

La promessa dell’assassino

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Peccato, Rete Capri (canale 122 dt), ore 21,00.
Ultimo dei melodrammi Warner Bros. – siamo nel 1949 – che fecero di Bette Davis una delle più grandi stelle della Hollywood classica. Storia di Rosa che, stanca del marito e della vita di provincia, vuole raggiungere l’amante Neil a Chicago. Ma lui si sposerà con un’altra. Seguiranno pericolosissimi sviluppi. Dirige il King Vidor di La folla e Duello al sole. Di culto il doppiaggio di Lydia Simoneschi.
La vera storia di Jess il bandito di Nicholas Ray, Rai Movie, ore 21,10.
Come Jesse e Frank James divennero fuorilegge. Una delle storie leggendarie e nerissime del West ri-raccontata nel 1957 dall’outsider di Hollywood Nicholas Ray come una ribellione giovanalistica all’ordine costituito. Con Robert Wagner e Jeffrey Hunter.
La promessa dell’assassino di David Cronenberg, Paramount Channel, ore 21,10.
Dove vai in vacanza?, Iris, ore 21,13.
La nona porta di Roman Polanski, 20, ore 21,14.
L’impero del sole di Steven Spielberg, la7, ote 21,15.
X-Files. Voglio crederci, Rai 4, ore 21,20.
X-Files, il film non aveva funzionato al box office. Non ha funzionato nemmeno questo successivo tentativo di portare su grande schermo i misteri di uno dei prodotti fondativi della nuova serialità.
Rocky, l’atomica di Reagan, Rai 5, ore 21,17.
Docu di qualche anno fa che perigliosamente tenta una lettura storico-politica del successo planetario di Rocky IV (era la metà degli anni Ottanta). Un film qui interpretato come il trionfo simbolico, attraverso la vittoria del buon pugile di Filadelfia sul colosso sovietico ti-spiezzo-in-due, dell’individualismo e liberismo americano sull’allora esausto comunismo. Insomma, Rocky avrebbe dato una bella spallata, anzi un pugno, alla caduta del muro, alla fine della guerra fredda. Tesi molto, molto discutibile, ma interessante.
La meccanica delle ombre, Rai 3, ore 21,20.
Buon thriller politico francese di tre anni fa uscito per pochi giorni in sala e qui alla sua prima tv. Un contabile rimasto disoccupato viene ingaggiato per un lavoro di trascrizione di certe registrazioni telefoniche. Si ritroverà risucchiato in un intrigo mortale. Ennesima variazione sull’archetipo dell’everyman scagliato in una partita più grande per lui. Con François Cluzet e Alba Rohrwacher.
Amiche da morire, Rai 1, ore 21,25.
Agente 007. Si vive solo due volte, Tv8, ore 21,35.
Buoni a nulla di Gianni De Gregorio, Rai 5, ore 22,08.
Il vendicatore di Jess il bandito di Fritz Lang, Rai Movie, ore 22,45.
Scarlet Diva di Asia Argento, Cielo, ore 23,00.
Il discusso film che la signora Asia Argento regista si è narcisticamente costruita addosso e però diventato un cult e un gran successo fuori dai confini italiani (soprattutto in Francia).
E venne il giorno di M.Night Shyamalan, Rai 4, ore 23,06.
Attrazione fatale di Adrian Lyne, la7, ore 23,15.
Greve e anche trash, questo immenso succcesso firmato Adrian Lyne del 1987. Però che storia potente, e che capacità di colonizzare l’immaginario, l’inconscio collettivo, insomma chiamatelo come volete. Il coniugato Michael Douglas ha una storia di una notte con la riccioluta collega Glenn Close. Per lui è finita lì, per lei no. Sicchè, folle e e invasata, incomincia a perseguitarlo e a rovinargli la vita. Brilleranno lame e scorrerà il sangue. L’innamorata pazza che si trasforma in un’erinni, incarnazione e proiezione dei peggiori incubi castratori maschili: qualcosa che colpì nel profondo lo spettatore globale, e che continua a colpire ancora a ogni passaggio televisivo. Uno di quei film medi-mediocri che però diventano importanti ed esemplari e travalicano i propri limiti. Più che mai attuale, oggi che le persecuzioni d’amor folle si chiamano stalking e finiscono spesso in cronaca, quella dai colori scuri. Solo che a non convincersi che è finita, a rifiutare ostinatamante e ossessivamente di voltare pagina, sono soprattutto gli uomini. Sono loro, oggi, nella realtà, i veri epigoni della Glenn Close di Attrazione fatale.
Janis
di Amy Berg, Rai 5, ore 23,30.
Johnny Stecchino, Tv8, ore 23,40.
Dopo l’amore di Joachim Lafosse, Rai 3, ore 0,25.
La gabbia di Giuseppe Patroni Griffi, Iris, ore 0,28.
Le colline hanno gli occhi di Alexandre Aja, Paramount Channel, ore 0,30.

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Film stasera in tv: IL VENDICATORE DI JESS IL BANDITO di Fritz Lang (lun. 22 luglio 2019, tv in chiaro)

Il vendicatore di Jess il bandito di Fritz Lang, Rai Movie, ore 22,45. Lunedì 22 luglio 2019.
I fratelli Ford tradiscono e ammazzano Jesse James. Il fratello del bandito li andrà a stanare entrambi e si farà giustizia da solo. Una storia mitica rivista nel segno dei perdenti, e della vendetta, dall’immenso Fritz Lang al suo primo western americano. Del 1940. Con Henry Fonda e la più bella di sempre di Hollywood, Gene Tierney.

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