FILM STASERA IN TV: la top 10 (venerdì 22 ottobre)

Segnalazione e classifica dei film più interessanti della sera e della notte tv, dall’analogico al satellitare al digitale terrestre. Il numero dei titoli indicati può variare a seconda della quantità e della qualità dell’offerta televisiva del giorno: stavolta i film sono 15. Nel post precedente i film dal quindicesimo all’undicesimo posto. In questo, i film dal decimo al primo posto. La scelta è assolutamente personale. Chi volesse vedere la programmazione completa delle varie reti consulti Film.tv.it. Si prendono in considerazioni solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o.

10) RocknRolla, Joi, h. 21,50. Guy Ritchie, finito il matrimonio con l’ingombrante Madonna, torna nel 2009 a firmare uno dei suoi prediletti film di sgangherati malavitosi, carrieristi brutali, personaggi di dubbia e varia moralità in una Londra dove il denaro è tutto. Una girandola cinico-ironica fracassona e piuttosto riuscita. Ritchie l’anno dopo realizzerà quello che si rivelerà essere uno dei maggiori e più sorprendenti successi commerciali di fine decennio, Sherlock Holmes. (informazioni sul film)
9) Borsalino, Sky Cinema Classics, h. 21,00. Vertice del gangster-movie alla francese, che riunisce per la prima volta (anno 1970) i due superdivi di allora Jean-Paul Belmondo e Alain Delon. Gran coppia di banditi con Borsalino in testa nella Marsiglia senza legge degli anni Trenta. Curiosità: il personaggio di Delon si chiama Roch Siffredi. Che il pornodivo abbia preso da lì? Dirige Jacques Deray. Film epocale, da non perdere. (informazioni sul film)
.8) Alta tensione, Fantasy Channel, h. 23,40. Esordio del 2003 di uno dei migliori talenti del cinema horror oggi in circolazione, il francese Alexandre Aja. Che sulla scia (anche) di questo successo sarebbe poi stato chiamato a Hollywood per il remake di Le colline hanno gli occhi e il recente Piranha 3D. Per cultori, e non solo. (informazioni sul film)
7) Diverso da chi?, Sky Cinema Family, h. 21,00. Tentativo italiano abbastanza riuscito di fare una commedia sul gaysmo all’altezza di quelle internazionali. Senza cioè quei vetusti cliché italici e andando finalmente oltre l’eterno dramma-dilemma “lo dico o non lo dico a mamma e papà che sono gay?”, che per esempio si ritrova ancora in Mine vaganti di Ozpetek. Qui il protagonista, un buon Luca Argentero, è uno di quegli omosessuali pacificati ed omologati del giorno d’oggi che vivono col compagno nell’approvazione generale, compresa quella delle rispettive famiglie. Una coppiettina perbene e carinissima, perfino noiosa. Lui si butta in politicia senza nascondere la gaytudine anzi facendone un punto di forza, imparando da esempi stranieri tipo il sindaco di Parigi Delanoë e anticipando il boom di Nichi Vendola. Tutto funziona finchè un’amica-nemica politica, la bacchettona Claudia Gerini, non si innamorerà di lui. E lui di lei. Commedia degli equivoci ben scritta dal bravo Fabio Bonifaci (lo stesso di Amore, bugie e calcetto e Si può fare) che a un certo punto se ne frega del politically correct e ribalta tutto facendo innamorare il gay di una donna. Non solo, sarà costretto a nascondere il suo amore eterosessuale a tutti, perfino alla famiglia e agli elettori, in un rovesciamento radicale e paradossale che non sarebbe dispiaciuto a Lubitsch. Che Bonifaci tenga d’occhio l’esprit viennese e la Mitteleuropa, quella che inviò a Hollywood non solo Lubitsch ma anche Wilder e von Stroheim, lo si capisce anche dalla scelta di Trieste come location della storia. Solo che il film cade nella parte finale dove, non sapendo più che pesci pigliare, cerca di accontentare tutti. Peccato. Il regista Umberto Carteni se la cava dignitosamente, la Gerini eccede un po’. Il migliore è Filppo Nigro, il fidanzato tradito di Argentero. Però avercene di commedie così da noi. Sky lo dà sul suo canale Family in prime time, anche se con la raccomandazione Bambini accompagnati, e pure questo è un segno dei tempi. (altre informazioni sul film).
6) La vie en rose, Rai Movie, h. 22,55. Biopic francese, l’ennesimo, sulla gloria nazionale Edith Piaf (ce n’era già stato uno diretto da Claude Lelouch). Quando uscì un paio di anni fa vedendo il trailer mi dissi: mai più. Mai più con la triste istoria della Piaf, mai più con la retorica del povero passerotto di Montparnasse cresciuto sui marciapiedi, maltrattato dagli uomini e dal destino. Errore. Il film era, ed è, meglio del previsto. Soprattutto grazie alla sua protagonista, Marion Cotillard, qui somigliantissima alla cantante di Milord, che con qeusta interpretazione non solo si è presa l’Oscar, ma si è guadagnata anche il passaporto per Hollywood. Dove poi sarebbe apparsa in produzioni di fascia alta che si chiamano Nine, Public Enemies e Inception. Vi pare poco? (informazioni sul film)
5) Scarlet Diva, Sky Cinema Italia, h. 0,20. Esordio registico di Asia Argento. Un delirio autoreferenziale, di incontinente e incontenibile narcisismo. Protagonista una diva del cinema erotico – Asia, ovviamente – alle prese con sogni, deliri e vari disastri esistenziali. Così presuntuoso da essere diventato subito un culto. Gran successo in Francia. Daria Nicolodi, mamma di Asia, nella parte della mamma, tanto per accentuare gli autobiografismi. Però in questo film stravagante e anche fastidioso c’è la luce, pur se intermittente, del talento e di una personalità vera. Perturbante ma vera. (informazioni sul film)
4) Stella, Cult, h.21,00. Celebrato piccolo film francese del 2008 firmato dalla regista Sylvie Verheyde. Gli anni Settanta a Parigi visti attraverso gli occhi di una ragazzina cresciuta in una bettola delle banlieu più popolare, tra juke-box e avventori rumorosi, alcolisti e bizzarri. Quando dovrà frequentare una scuola in un quartiere borghese farà i conti con un altro mondo e un’altra vita. Bello, sottile e divertente. (informazioni sul film)
3) Romanzo criminale, Premium Cinema, h. 22,50. Forse il miglior film italiano della decade. Un grande noir sporco, nervoso, cupissimo, che racconta con il disincanto e l’asciutto linguaggio cinematografico contemporaneo la Roma criminale anni Settanta. Il poliziottesco ritrovato. Un perfetto B-movie come il nostro cinema non riesce quasi più a produrre e girato senza il minimo sbandamento da un Michele Placido in stato di grazia. Perfino i nostri attori, da Kim Rossi Stuart al sorprendente Claudio Santamaria a Favino e Scamarcio, qui danno il meglio (a parte Jasmine Trinca, ma lì non c’è rimedio). In Europa sono impazziti per Romanzo criminale, soprattutto in Francia. (Chi non riesce a captare Rai Movie, può seguirne i programmi in streaming su rai.it) (informazioni sul film)
2) I sequestrati di Altona, Rai Movie, h. 1,15. Uno di quei film sballati e folli che, proprio in virtù della loro imperfezione, con il tempo acquisiscono un’aura speciale. Lo produce Carlo Ponti nel 1962, con l’ambizione dichiarata di farne un capolavoro dell’impegno, ma l’esito non fu all’altezza. Tratto nientemeno che da una pièce di Sartre, ha per protagonista un ufficiale della Wehrmacht che, a guerra finita e perduta, si rifiuta di fare i conti con la nuova realtà e si autosegrega in un sobborgo di Amburgo. Ma dopo 17 anni di isolamento il mondo irromperà nella sua stanza e tutto cambierà. Regia di Vittorio De Sica e un cast pazzesco: Maximilian Schell, Fredric March, Françoise Prévost e, incredibile, Sofia Loren nella parte più sbagliata della sua vita, quella di un’attrice del brechtiano Berliner Ensemble destinata a riaccendere la coscienza del protagonista. Loren brechtiana: da restare allibiti. Leggendaria la scena in cui recita l’Arturo Ui. Eppure il tutto ha una sua oscura forza. Pur grondando retorica e schematismo ideologico, I sequestrato di Altona testimonia una stagione irripetibile del cinema europeo, e italiano, quando si avevano ambizioni smisurate, si progettava in grande, non si aveva paura di sfide come queste. Soprattutto, visto oggi, il film restituisce molto bene il clima della Germania (e dell’Europa) tra anni Cinquanta e Sessanta, ancora preda dei fantasmi bellici e del senso di colpa, ma anche con la voglia di dimenticare, di stordirsi e andare oltre. La Germania in bianco e nero del boom. Un film che io amo molto. (informazioni sul film)
1) La battaglia dei tre regni, Sky Cinema 1, h. 1,15. Da vedere, perché proprio stasera John Woo, regista di questo film, riceve a Venezia il Leone d’oro alla carriera, con proiezione di un nuovo film con la sua supervisione, Jianyu (Reign of Assassins). La battaglia dei tre regni è invece del 2008: John Woo torna a casa dopo il proficuo esilio hollywoodiano e si mette al servizo della storia patria, rievocando con questo kolossal lo scontro fra tre diversi regni con tanto di battaglia finale nell’anno 208 d.C. Un episodio che sarà determinante per il futuro della Cina. John Woo usa tutta la sua formidabile tecnica cinematografica, il gusto enfatico per il dettaglio e, specularmente, per le scena di massa, la sua velocità, il ritmo, per una produzione costata 80 milioni di dollari, la più impegnativa nella storia del cinema cinese. Una festa per gli occhi. Film immenso, smisurato, che dura nell’originale quattro ore, ridotte a poco meno di tre nella versione per l’Occidente. Pur ridimensionato, resta uno spettacolo grandioso. Da vedere, per capire la potenza del cinema asiatico e di come la Cina celebra se stessa attraverso la celebrazione del proprio passato. Interessante anche perché John Woo è diventato famoso come regista del cinema di Hong Kong, e qui rientra da ex straniero e da figliol prodigo nel grembo della grande madre Cina. (informazioni sul film)

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