FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (lunedì 29 novembre)

I migliori dieci film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazioni solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i film trasmessi da canali non a pagamento.

1. Il gladiatore, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
2. Sin City
, Italia 1, h. 23,30. FREE
3. I segreti di Brokeback Mountain
, Sky Cinema Mania, h. 0,25.
4. Watchmen, Sky Cinema Max, h. 21,00.
5. Furyo, Sky Cinema Classics, h. 1,10.
6. Murderock – Uccide a passo di danza, Iris, h. 22,50. FREE
7. Tutti i colori del buio
, Sky Cinema Italia, h. 0,20.
8. Gli spostati, Studio Universal, h. 21,10.
9. The Legionary – Fuga all’inferno, AXN, h. 21,00.
10. The Truth about Charlie, Premium Cinema, h. 1,25.

Commento: Al primo posto Il gladiatore, a mio parere il miglior risultato di sempre dell’altrimentil sopravvalutato Ridley Scott (sì, io lo preferisco al suo presunto capolavoro Blade Runner). Certo, l’abbiamo visto e stravisto. Ma perché non rivederlo? Il divertimento è sempre garantito. Ridley Scott è insopportabile le volte che (cioè spesso) se la tira da maestro del cinema, ma quando, come qui, si dà onestamente al film di genere, bisogna ammettere che è tra i migliori artigiani in circolazione. Il gladiatore è spettacolo puro, senza se e senza me, che riporta genialmente in vita il peplum, genere glorioso che, dopo aver dato molto al cinema, sembrava sparito per sempre, causa presunta incompatibilità con il sentire contemporaneo. Invece la coppia Ridley Scott-Russell Crowe lo resuscita e ne dimostra l’intatto potere di incantamento. Interessante confrontarlo con La caduta dell’impero romano, peplum primi anni Sessanta di Anthony Mann, ove si racconta, come nel Gladiatore, l’ascesa del folle e corrotto Commodo. Anzi, circola tra i siti cinefili la voce che Scott si sia ispirato per più di una scena proprio al film di Mann.
Segue in classifica Sin City, considerato tra i migliori risultati di Robert Rodriguez, forse perché, maligna qualcuno, alla regia stavolta è affiancato da Frank Miller, autore dei noir comics da cui il film è tratto. Sin City è un film-svolta che ridisegna e ridefinisce le relazioni tra cinema e fumetto, con il primo che riproduce e rispetta maniacalmente il secondo, se ne fa debitore e tributario, ne replica l’estetica e la bidimensionalità. Ne esce una lezione che il cinema da quel momento non dimenticherà e che è un fastoso spettacolo per gli occhi. Tre storie di crimine che si srotolano come sulla carta, con molta azione e scarso approfondimento psicologico dei personaggi, ridotti – e in questo caso giustamente – a figurine. Del resto, signori, è fumetto.
Anche se è del 2005, non di un’era fa, I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee si è già assestato come un classico. Et pour cause. In fondo, è il film epocale che ha sdoganato l’omosessualità a uso della grandi platee globalizzate confezionandola attraverso una storia d’amore irresistibile. Ang Lee sbanca: vince a Venezia, viene plurinominato all’Oscar e sfonda al box office di tutto il mondo. L’amore tra i cowboy Jake Gyllenhaal e Heath Ledger, soli contro tutti, avvince e commuove ed è il vero, grande mélo degli anni Zero (insieme a Lontano dal paradiso di Todd Haynes, e anche lì c’entra non casualmente l’omosessualità: il mélo ha bisogno narrativamente di amori ostacolati, passioni che si ergono contro il mondo, tabù da infrangere, e la gaytudine serve – o meglio serviva – egregiamente allo scopo). Quello che impedisce a Brokeback Mountain di ergersi tra i capolavori è la sua politically correctness e la sua mancanza di autentico radicalismo esistenziale.
Al quarto posto Watchmen. Dopo aver spaccato i botteghini con l’epopea spartana di 300 Zack Snyder ci riprova con un’altra graphic novel, stavolta di Alan Moore, considerata dai cultori del genere tra le migliori mai apparse. Sempre di eroi si tratta, ma qui da Sparta si passa alla modernità di una modernità allucinata, dove una truppa di supereroi nevrotizzati e esiliati decide di tornare in azione per salvare il mondo. Però l’operazione stavolta ha meno successo al box office di 300, forse Watchmen è un soggetto troppo sofisticato per un muscolare come Snyder. Ma il film è visivamente grandioso e inventivo, un vero spettacolo.
Furyo al quinto posto. Il Nagisa Oshima dell’Impero dei sensi filma nell’83 questa abbastanza incredibile storia di erotismi in un universo concentrazionario. Siamo in un campo di prigionia giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Ryuichi Sakamoto, il musicista qui attore, è un ufficiale che perde la testa per un prigioniero inglese, che è poi David Bowie in una delle sue rare incursioni sul grande schermo. Omoerotismo secondo il cinema alto e art-house di quei tempi, quindi raffinatezze formali, deviazioni sul sadismo, autorepressione ecc. David Bowie algido, non si sa se per scelta o per inespressività congenita. Furyo è ormai un reperto archeologico e come tale va visto e valutato.
Murderock – Uccide a passo di danza è un tardo Lucio Fulci del 1984, non considerato tra i suoi capolavori, ma sempre degno di una visione. In una scuola di danza si succedono gli omicidi, come nel capostipite del genere Suspiria di Argento, cui Fulci qui deve qualcosa. Musica di Keith Emerson. Il tutto ha una strana atmosfera anni Settanta, come se Fulci avesse voluto risettare il suo cinema e riportarlo a uno stadio pre-gore, da thriller puro. Protagonista la bellissima Olga Karlatos.
Segue un altro B-movie del nostro cinema, Tutti i colori del buio, un film del 1972 oggi di gran culto, diretto da Sergio Martino e considerato tra i primi e più importanti Italian Gialli, come hanno ribattezzato gli americani i nostri thriller anni Settanta. Tutti i colori del buio, ambientato in una Londra tardo Swinging e molto ricostruita a Cinecittà, racconta di visioni, di presunti sabba, di sordidi interessi. Sergio Martino dirige la sua attrice-feticcio Edwige Fenech (allora anche moglie del fratello, il produttore Luciano Martino) e nomi noti dei B-movies dell’epoca come George Hilton e Ivan Rassimov, una delle facce più anni Settanta che si siano mai viste al cinema. C’è perfino Maria Cumani, la vedova Quasimodo, in un ruolo secondario. Thriller psichedelico con allucinazioni al femminile, che secondo alcuni anticipa il Dario Argento di Profondo rosso e volgarizza il Polanski di Repulsion (film questo che oggi appare seminale, ossessivamente ripreso e citato da generazioni di registi, compreso il Darren Aronofsky del nuovissimo Black Swan).
Gli spostati, firmato John Huston, è film leggendario e maledetto, l’ultimo in cui appaiono tre star che hanno fatto la storia di Hollywood, Clark Gable, Marilyn Monroe e Montgomery Clift. Ambizioso ritratto quasi-esistenzialista di cowboy e vari sbandati nel Nevada primi anni Sessanta, è scritto da Arthur Miller, allora marito dell’infelice Marilyn, che attraverso quel matrimonio (e probabilmente questo film) sognava il proprio riscatto culturale e sociale. Gli spostati fu un disastro al botteghino, ma il suo status è cresciuto col tempo e oggi ci appare una malinconica, crepuscolare messinscena di una certa Hollywood – quella degli anni Cinquanta basata sulla fissità dei generi e sul potere fascinatorio delle star – in via di estinzione.
Ho una passione per i film sulla Legione straniera, da Marocco di Josef Von Sternberg fino a Beau travail di Claire Denis. Inoltre, tra i miei guilty pleasures ci sono i film di Jean Claude Van Damme. Non potevo perciò resistere a questo The Legionary – Fuga all’inferno, con un Van Damme che, finito nei guai nella Marsiglia anni Venti, è costretto a riparare tra i ranghi della dura ma ospitale Légion. Il film, girato nei tardi anni Novanta con un JCVD non più al top della sua muscolarità, è prodotto prevedibile nei suoi sviluppi ma non dozzinale, e perfino con qualche ambizione stilistica. Per appassionati.
The Truth about Charlie è uno di quei film insensati che a me suscitano un’immediata simpatia e solidarietà. Infatti è lo strano e assolutamente folle tentativo di un regista pur scafato e navigato come Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti, Philadelphia) di rifare nell’anno 2003 Sciarada. Come dire, il vertice della commedia sofisticata anni Cinquanta/Sessanta. Chiaro che il tentativo fallisce, come poteva essere altrimenti? Anche perché al posto di Audrey Hepburn e Cary Grant ci sono stavolta Thandie Newton e (ma si può?) Mark Wahlberg. Però Demme, come tutti i visionari e gli eccentrici che si cimentano nelle imprese impossibili, merita rispetto e l’onore delle armi. E il film è così fuori da ogni regola da valere una visione.

La classifica continua con:
11. Go Now, Rai Movie, h. 1,05. FREE
(Chi non capta Rai Movie, può seguirne i programmi in streaming su rai.it)
12. Sex Crimes – Giochi pericolosi, Premium Cinema, h. 21,00.
13. Nemico pubblico – Public Enemies, Premium Cinema, h. 23,05.
14. Papillon
, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
15. Turistas, Sky Cinema Max, h. 1,20.
16. Ragione e sentimento, Studio Universal, h. 0,25.
17. Vero come la finzione, Joi, h. 21,00.
18. La balia, Sky Cinema Italia, h. 21,00.
19. Eroi all’inferno, Sky Cinema Italia, h. 22,50.
20. Il bianco, il giallo, il nero, Cult, h. 22,45.
21. The Corruptor – Indagine a Chinatown, Retequattro, h. 23,30. FREE
22.
Un giorno di ordinaria follia, Premium Cinema Energy, h. 23,35.
23. La casa del diavolo
, Fantasy Channel, h. 22,00.
24. La morte bussa due volte, Iris, h. 0,35. FREE
25. W la foca, Rai Movie, h. 22,35. FREE
(Chi non capta Rai Movie, può seguirne i programmi in streaming su rai.it)
26. Baciami ancora, Sky Cinema 1, h. 21,00.

Commento: Parecchi titoli interessanti anche in questa seconda parte di classifica. Go Now è un film neorealista-esistenziale su una vita insidiata dalla malattia firmato dall’eclettico Michael Winterbottom, adesso nei cinema con il tosto The killer inside me. Sex Crimes è un notevole psycho-thriller con Matt Dillon, Public Enemies il molto pubblicizzato gangster-movie di Michael Mann con Johnny Depp: una delusione, ma una lussuosa delusione. Ci sono un Ang Lee (Ragione e sentimento, da Jane Austen), un Marco Bellocchio fine anni Novanta (La balia), un Sergio Corbucci (Il bianco, il giallo, il nero). C’è Klaus Kinski in un bellico all’italiana di Aristide Massaccesi (Eroi all’inferno) e c’è il film che, presentato a Venezia pochi anni fa da Marco Giusti nell’ambito di una rassegna dei B-movie italiani anni ’70, scandalizzò la critica bon ton (W la foca di Nando Cicero). E molto altro ancora. Per saperne di più di ogni film, cliccare sul link relativo.

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