FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 15 (mercoledì 2 febbraio)

I migliori film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i canali non a pagamento.

1. GIÙ AL NORD, Canale 5, h. 23,30.
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2. Il divo, La7, h. 21,10. FREE
3. Spider-Man 2
, AXN, h. 21,00.
4. The Millionaire
, RaiUno, h. 21,10. FREE
5. 28 giorni dopo
, Sky Cinema Max, h. 22,40.
6. Prima ti sposo, poi ti rovino
, Retequattro, h. 21,10. FREE
7. Kill Bill vol. 1
, Sky Cinema Mania, h. 23,00; Kill Bill vol. 2, Sky Cinema Mania, h. 0,55.
8. Gangster n. 1, Iris, h. 22,45. FREE
9. Avventurieri dell’aria
, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
10. Jennifer’s Body, Sky Cinema 1, h. 21,10.
11. Liberi armati pericolosi
, Sky Cinema Italia, h. 0,40.
12. Le piace Brahms?, Sky Cinema Classics, h. 0,50.
13. The Boxer, Premium Cinema, h. 0,45.
14. Sydney, Rai4, h. 0,15. FREE
15 ex aequo. Orchidea selvaggia, MGM Channel, h. 22,35.
15 ex aequo. Sesso e filosofia
, Cult, h. 22,45.

Commento:
1. Giù al Nord. Dopo l’enorme, imprevedibile successo di Benevenuti al Sud (chi se li aspettava 30 milioni di euro al box office?), conviene dare o ridare un’occhiata a questo film francese che ne è il modello e la matrice. Chi non l’avesse ancora visto se lo guardi: resterà sbalordito dalla somiglianza. Difatti Benvenuti al sud è stato quasi clonato shot-for-shot da Giù al Nord (naturalmente con il beneplacito dell’autore dello script e regista Dany Boon), solo con gli indispensabili adattamenti alla realtà di casa nostra. Bienvenue chez les Ch’tis (è il titolo originale di Giù al Nord) ha spopolato tre anni fa in patria stabilendo l’incasso record nella storia del cinema francese. Giustamente, perché fa morir dal ridere e riesce a trattare senza pesantezza temi come il pregiudizio e l’intolleranza. Il provenzale Philippe (esattamente come il suo collega italiano Claudio Bisio), dopo aver combinato guai nel suo ufficio postale, viene trasferito per punizione, e deve andarsene su nel freddo Nord, dalle parti di Calais. Dal sole del Sud e dalla lavanda profumata alle brume dei canali e al livido mare di settentrione. Philippe è disperato, ma al Nord scoprirà di trovarsi benissimo, tra colleghi che lo inizieranno ad abitudini e cibi completamente nuovi. La morale è chiara, ma servita da Dany Boon (oltre che sceneggiatore e regista, è anche uno degli interpreti) con il sorriso. Io l’ho adorato. Più sottile e fine del clone italiano, che comunque non è niente male.
2. Il divo. Film che ha affermato definitivamente Paolo Sorrentino come uno degli autori migliori del nostro cinema di oggi. Successo, anche se di nicchia, in tutto il mondo (ha pure avuto una nomination a un Oscar minore, non scordiamocelo, per il migliore trucco). Si prende la leggenda nera di Andreotti e la si mette in cinema assecondando tutte le peggiori e più diffuse paranoie che vorrebbero il Divo Giulio responsabile di ogni misfatto e disgrazia accaduti in questo paese negli ultimi 50 anni, comprese le eruzioni dell’Etna e le esondazioni del Po. Poi, siccome il nostro è notoriamente uomo di chiesa e di Vaticano, lo si dileggia come bigotto, ipocrita, falso e bacchettone, pronto a farsi il segno del croce e nello stesso tempo a stringere patti demoniaci con la mafia. Abbastanza manicheo e risibile (la finezza dell’analisi politica è pari a quella di un urlatissimo talk alla Santoro, cioè prossima allo zero). Però Sorrentino stravince per lo stile, per il suo tocco espressionista, grottesco, barocco, deformante come poche volte s’è visto nel nostro cinema (sì, un po’ di Germi, di Elio Petri e, se vogliamo debordare nella letteratura, di Gadda) e costruisce una fosca galleria di mascheroni del sottobosco politico che non si dimentica, capitanata da lui, l’elusivo, inafferrabile Andreotti. Ma è memorabile anche il Paolo Cirino Pomicino danzereccio. Il Divo è un Toni Servillo in preda al furore mimetico, in una perfomance che è un po’ Zelig (inteso come personaggio di Woody Allen), un po’ Gian Maria Volontè e Alighiero Noschese e molto Bagaglino.
3. Spider-Man 2. Questo Uomo Ragno è uno dei migliori supereroi mai visti al cinema. Il manierista Sam Raimi azzecca tutto, a partire dalla scelta, sulla carta catastrofica e invece vincente, di un non-bello come Tobey Maguire, che con la sua aria da nerd riesce a chiaroscurare e nevrotizzare il suo Uomo Ragno, a dargli uno spessore oltre la bidimensionalità dei comics. Grande il lavoro fatto sulla scenografia, che ricrea un mondo senza tempo in cui confluiscono tecnologie postmoderne, architetture futuristico-langhiane alla Metropolis, reperti e immagini anni Cinquanta (quegli abiti stazzonati, quegli interni, quelle carte da parati). E questa seconda parte mantiene tutte le promesse dell’episodio primo e fondativo, con Spider-Man diviso tra guai privati e senso del dovere che lo obbliga a trasformarsi in eroe per combattere il male. Che stavolta è l’Octopus interpretato da Alfred Molina. Ritorna Kirsten Dunst, la quale continua ad avere rapporti turbolenti con Tobey Maguire/Spider-Man.
4. The Millionaire. Danny Boyle, il regista di Trainspotting, ha azzeccato uno dei più grandi e inaspettati successi degli ultimi anni. Incassi altissimi (solo negli Usa 200 milioni di dollari) e una pioggia di Oscar, compreso quello per il miglior film. Che poi Slumdog Millionaire – questo è il più sottile titolo originale – è puro Dickens adattato ai peggiori bassifondi di Bombay (o Mumbai, secondo la dizione induisticamente corretta), un Oliver Twist dove agli infanti orfani ne succedono di tutti i colori. Jamal sopravvive all’inferno e da adolescente partecipa alla versione indiana di Chi vuol essere milionario?, assai più cattiva della nostra, con un presentatore carogna che poco ha a che spartire con il bonario Gerry Scotti de’ noantri. Incredibilmente il ragazzo vincerà, anche perché le domande hanno tutte (sarà il karma?) a che fare con un episodio della sua vita. Furbo espediente narrativo che consente al regista – e prima di lui a Vikas Swarup, autore del romanzo da cui il film è tratto – di ripercorrere tappa per tappa la storia del protagonista. Ancora una volta si dimostra l’immarcescibile fascinazione-repulsione o se volete attrazione fatale che lega l’Inghilterra e i suoi intellettuali alla sempre amata-odiata India, quella che fu un tempo il gioiello della Corona e ora si inerpica velocemente verso lo status di superpotenza economica ma che conserva nell’immaginario britannico un’inossidabile centralità. Danny Boyle cede al fascino dell’India, esattamente come prima di lui Edward Forster o Rudyard Kipling o Somerset Maugham. Film più furbo che bello, però confezionato con un’abilità diabolica. Danny Boyle copia lo stile sgargiante di Bollywood (il ballo finale alla stazione) e ne riprende qua e là le cadenze melodrammatiche. Non mancano le citazioni, non si sa quanto consapevoli o inconsce, del neorealismo italiano, De Sica con i suoi Sciuscià e Ladri di biciclette rispunta ovunque. Freida Pinto è di una bellezza che lascia senza fiato.
5. 28 giorni dopo. Dopo The Millionaire, ecco in questa serata televisiva un altro film di Danny Boyle, quello che segna nel 2002 la sua conversione al genere fantascientifico. Lontano dai climi del suo folgorante esordio Trainspotting, il regista inglese filma una storia di virus letali sfuggiti ai ricercatori (per colpa di un commando di fanatici animalisti) che li stavano analizzando. La nuova peste distrugge Londra e l’Inghiltera, trasforma gli umani in bestie violente. Sci-fi che esula dal genere per farsi, anche al di là del volere del regista, cinema autoriale. Poco visto in Italia. Attenzione, fa paura, paura vera.
6. Prima ti sposo, poi ti rovino. Dark comedy dei fratelli Coen, che stavolta prendono di mira l’istituzione matrimoniale. Una signora con l’aria da dark-lady – che è Catherine Zeta-Jones, dunque perfetta per il ruolo – colleziona ricchi mariti e divorzi onde accumulare montagne di dollari. Sulla sua strada inciampa però in un avvocato divorzista (George Clooney, molto in parte) che prima la fa dannare, poi si innamora di lei e la sposa. L’eterna lotta dei sessi vista mille volta al cinema, però senza più la morbidezza e l’eleganza delle commedia classiche di Hollywood. Qui restano solo la spietatezza, il cinismo, la guera all’ultimo dollaro. La sophisticated comedy aggiornata alla brutalità dei nostri giorni.
7. Kill Bill vol. 1 e Kill Bill vol. 2. Mandati in onda in sequenza da Sky Cinema Mania le due parti di uno dei più famosi Tarantino-movies. Riaccendendo un’annosa questione: ma qual è il capolavoro-capolavoro di Quentin, Kill Bill o Pulp Fiction? I tarantinologi se lo chiedono, si confrontano, si dividono (io mi chiamo fuori dalla mischia e butto lì Inglorious Basterds). Di sicuro Kill Bill è una svolta e apre la fase ipercitazionista di Quentin, che abbandona ogni residuo rapporto con la realtà extracinematografica per chiudersi nell’autoreferenzialità cinefila. Ogni scena, ogni momento è rigorosamente citazione e ripetizione e ricalco di altro già visto in un altro film, in un altro cinema, o comunque nel recinto della pop culture e delle sue icone. La storia della Sposa che finisce in coma e poi si ridesta e si dà alla vendetta (Kill Bill vol. 1), è una lunga scia di déjà vu genialmente reinventati e riproposti con infinito amore.
In Kill Bill vol. 2 continua la vendetta della Sposa contro l’ex boss e quel che rimane dei suoi sodali. Meno potente del primo episodio, ma è l’inesorabile destino che tocca a tutte le parts two.
8. Gangster n. 1. Trascurato british-movie di una decina d’anno fa che merita un ripescaggio. Un vecchio boss dalle molte malefatte e turpitudini rievoca la sua carriera criminale, tra lotte all’ultimo sangue (letteralmente) con rivali anche più carogne di lui, donne infide e quant’altro. Rappresentazione dandystica e stylish del crimine, con delinquenti narcisi ed estetizzanti innamorati della propria immagine e crudeli cultori del delitto come arte. Ottima sceneggiatura, bei dialoghi, protagonista un Malcolm McDowell autocitazionista (ogni riferimento ad Arancia meccanica non è per niente casuale). Ma anche Paul Bettany se la cava egregiamente. Anomalo, da vedere.
9. Avventurieri dell’aria. Rivalità e amori in una base aerea, in una qualche parte del Latino-America. Da un lato i piloti, dall’altro presenze femminili perturbanti (ci sono anche attrici in visita), ma indispensabili per far esplodere la solita guerra dei sessi cinematografica. Eliche e motori sono lo scenario maschio di questa commedia, diretta da un tipo virile e alieno da smancerie come Howard Hawks. Starsene in poltrona e godersi questo gran cinema della Golden Era di Hollywood (Avventurieri dell’aria è del 1939, lo stesso anno di Via col vento). Magnifico drappello di interpreti: Cary Grant, Jean Arthur, Rita Hayworth e Thomas Mitchell.
10. Jennifer’s Body. Dopo il trionfo di Juno (200 milioni di dollari solo negli Usa), ci si aspettava dalla sua sceneggiatrice Diablo Cody un altro miracolo. Invece la ragazza, che per Juno si era portata a casa un meritatissimo Oscar (giusto risarcimento dopo una vita strampalata di lavoretti e lavoracci tipo spogliarellista), con lo scrip di questo Jennifer’s Body ha toppato alla grande. Diablo Cody s’è fidata troppo di se stessa, azzardando un’impresa ai limiti dell’impossibile: prendere il genere satanico-vampiresco-horror e iuttarci dentro temi e materiali  come le crisi di identità adolescenziali, l’amicizia-rivalità tra ragazze con vago accenno di lesbismo, i riti di passaggio ecc. Troppa roba, ne esce qualcosa di difficile classificazione, anche interessante, ma irrisolto e indigesto. Megan Fox è la protagonista che si trasforma in mostruosa creatura assetata di sangue e sesso, Amanda Seyfried la sua migliore amica. Il film è qua e là godibile, spiritoso, ed è comunque da vedere.
11. Liberi armati pericolosi. Metà anni Settanta, tre ragazzi della Milano bene si mettono a fare rapine per vizio, malvagità, voglia di trasgressione (o perché, secondo la vulgata goscista di allora, sono il frutto marcio della decadenza borghese). Incominciano quasi per gioco, sarà una discesa negli abissi, tra sangue e molti cadaveri. Strano film tra il genere politico-engagé, il noir e il poliziottesco. Tratto da Giorgio Scerbanenco (e si sente) e scritto da Fernando Di Leo. Dirige un regista di una certa finezza di tocco come Romolo Guerrieri. Con Tomas Milian commissario, una Eleonora Giorgi poco più che esordiente e Abatantuono al suo primo film. Bellissimo titolo.
12. Le piace Brahms? Tratto dal bestseller di Françoise Sagan che nel 1959 confermò il clamoroso successo di Bonjour tristesse. Una coppia di amanti (Yves Montand e Ingrid Brgman), e lei insoddisfatta che si innamora di un ragazzo più giovane (Anthony Perkins). Triangolo moderatamente trasgressivo, con quell’inconfondibile sapore borghese-esistenzialista alla Sagan. Allora maltrattato dalla solita critica bon ton, oggi da vedere come prezioso reperto d’epoca (il film è del 1961) e di un gusto.
13. The Boxer. Daniel Day-Lewis torna a lavorare nel 1997 con il regista irlandese Jim Sheridan con cui aveva già girato Il mio piede sinistro, il film che lo aveva portato all’Oscar, e Nel nome del padre. Il sodalizio funziona molto bene anche stavolta, con la storia di un militante dell’Ira che, uscito di galera dopo 14 anni con una vita tutta da reinventare, si mette a tirare di boxe. Ritrova la ex, adesso sposata con il suo migliore amico, e riscoppia la passione. Ma non sarà così semplice, i problemi privati si mescoleranno a quelli politici. Ottimo, solo con un sospetto di manierismo neorealista qua e là.
14. Sydney. Film pochissimo conosciuto, è però l’esordio di Paul Thomas Anderson, uno dei migliori registi della generazione dei trenta-quarantenni, l’autore per capirci di Magnolia e Il petroliere. In questa storia di una ragazzo qualsiasi che diventa giocatore d’azzardo a Las Vegas, dell’uomo che gli fa da mentore e della ragazza che porterà a tutti e due parecchi guai, c’è già molto del futuro Anderson. Con un piano sequenza iniziale di tre minuti che lasciò senza fiato i critici. Imperdibile (c’è anche una Gwyneth Paltrow poco più che esordiente). Da cinefili veri.
15 ex aequo. Orchidea selvaggia. A suo tempo, 1990, sembrò un film di forti trasgressioni. In realtà Orchidea Selvaggia del furbissimo Zalman King è un soft-core, anzi softissimo, che prende il protagonista di Nove settimane e mezzo Mickey Rourke e lo immerge in una Rio da depliant-vacanze tutta samba e istinti sfrenati e gli fa replicare le maratone erotiche del film di Adrian Lyne. Solo che stavolta al posto di Kim Basinger c’è la bruna e torva supermodel Carré Otis, un’autentica bellezza di carnalità paragonabile a una Ava Gardner. Fu un successo immenso. Ma la cosa interessante, ed è il motivo per cui vale la pena vedere il film, è che su quel set Rourke e Carré Otis si innamorarono selvaggiamente, dando vita a una storia anche drammatica che continuò tra alti e bassi, tra liti e riappacificazioni, per anni e anni. Un amore anche distruttivo, per niente di celluloide ma furiosamente reale..
15 ex aequo. Sesso e filosofia. Non ha nulla, nonostante il titolo, del film erotico. Il regista è l’iraniano Mohsen Makhmalbaf (quello di Viaggio a Kandahar), e vi pare che un regista iraniano possa eccedere in sesso? Però l’amore e la passione e anche il tradimento ci sono, eccome. Un insegnanate di danza convoca le sue quattro (però) amanti in una città post-sovietica del Kirghizistan, per mettere in scena attraverso uno spettacolo di danza la storia avuta con ognuna di loro. Prendere o lasciare, come sempre con il cinema iraniano. Anche qui i tempi estenuati, il formalismo e la sentenziosità mettono a dura prova chi guarda. Ma se si resiste si viene ripagati dalla cura estrema, dalla bellezza sfolgorante delle immagini, dagli strani paesaggi, dalla dimensione aliena del film.

La classifica prosegue con:
16. Scoop, Iris, h. 21,05. FREE
17. Michael Jackson’s This is it, Sky Cinema Mania, h. 21,00.
18. L’armata delle tenebre
, Cult, h. 21,00.
19. The Blues Brothers, Studio Universal, h. 0,30.
20. Chato
, MGM Channel, h. 0,25.
21. Il miglio verde, Premium Cinema Emotion, h. 21,00.
22. Max Payne
, Sky Cinema Hits, h. 21,15.
23. Il siero della vanità
, Rai Movie, h. 0,10. FREE
24. Un giorno di ordinaria follia
, Premium Cinema Energy, h. 23,10.
25. Uno sconosciuto alla porta
, Cult, h. 21,00.
26. Jane Eyre
, Premium Cinema Emotion, h. 0,10.
27. The Assassination
, Rai Movie, h. 22,35. FREE
28. Yes Man
, Premium Cinema, h. 22,50.
29. Questione di cuore
, Sky Cinema Italia, h. 22,50.
30. L’ombra del sospetto
, Rai4, h. 21,10. FREE
31. State of Play, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
32. La banda degli onesti
, Sky Cinema Italia, h. 21,00.






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