Film da non perdere stasera sulle tv gratuite: GLI OCCHIALI D’ORO di Giuliano Montaldo (lunedì 7 novembre 2011)

Gli occhiali d’oro, di Giuliano Montaldo, Iris, ore 0,53.
Trasmesso stasera da Iris nello speciale dedicato a Giuliano Montaldo. Tre suoi film, a partire dalle 23,oo: si incomincia con Gli intoccabili (recensione su questo blog), si prosegue con Gli occhiali d’oro, si chiude con il rarissimo bellico-pacifista Gott Mit Uns.
Si parla di omosessualità, in Gli occhiali d’oro, una storia tratta da un mirabile, terso e malinconico racconto di Giorgio Bassani. Ferrara, negli anni tra le due guerre. Arriva in città un otorinolaringoiatra che “ha già trent’anni e non si è mai sposato”, dicono le malelingue, alludendo alla sua “inversione”. Athos Fatigati, questo il nome del sospetto, nasconde la sua inclinazione omosessuale, finchè non si innamora di Erlando, troppo bello e soprattutto senza troppi scrupoli, che farà deflagrare lo scandalo e lo porterà alla perdizione. Per il povero Fatigati sono l’ostracismo e la morte civile, fino al suicidio per annegamento nel Po. Intorno, la città, e il coro degli studenti del liceo, tra cui l’io narrante, dietro cui si nasconde appena lo stesso Bassani, ragazzo di famiglia ebraica ferrarese che rievoca la vicenda del povero Fatigati e che vivrà anche lui un altro ostracismo, quello delle imminenti leggi razziali. Straordinario racconto, in cui la doppia diversità, l’ebraismo e l’omosessualità, trovano un punto di incontro che non è solo narrativo. Montaldo nel 1987 trae da questa storia, pubblicata negli anni Cinquanta, uno dei suoi film più eccentrici. Da regista virile e sobrio e senza smancerie qual è, Montaldo impagina questa storia di omosessualità di una volta con rigore e rispetto, senza cadute kitsch e camp, grazie anche a un ammirevole PhilippeNoirt che non sbaglia niente nel ruolo protagonista. Cast di gran livello, Rupert Everett, Stefani Sandrelli, Valeria Golino. Qualcosa che ci restituisce l’omosessualità prima della stagione della liberazione gay, una sorta di preistoria del costume e della sensibilità collettiva rispetto ai gaysmi attuali, gaysmi non solo accettati ma anche protagonisti di media e discorsi collettivi. Film bello, pudico e austero, che allora piacque poco al pubblico, che piacque ancora meno agli attivisti gay che non si riconoscevano, non volevano più riconoscersi nell’immagine dell’omosessuale sconfitto e oppresso dai sensi di colpa. Ma la finezza e il rispetto con cui Bassani e poi Montaldo hanno trattato il tema pongono sia il racconto che il film al di sopra di futili polemiche di political correctness.

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