Film imperdibili stasera sulle tv gratuite: COSÌ RIDEVANO di Gianni Amelio (martedì 3 gennaio 2012)

Così ridevano, Retequattro, ore 1,55.
Quando Gianni Amelio lo presentò a Venezia, era il 1998, veniva da due bellissimi film, tra i migliori del cinema italiano degli ultimi vent’anni, Il ladro di bambini e Lamerica (capolavoro!). Dunque l’attesa per questo Così ridevano era alta, ma il film non piacque granché, non ai critici e nemmeno al pubblico, anche se vinse il Leone d’oro, una vittoria accolta tra molti mugugni. No, non è mai stato amato Così ridevano, magari rispettato però amato proprio no, lo si è è sempre considerato un’opera inferiore alla sua grande ambizione, che era quella di scrivere e riscrivere in cinema quel fenomeno epocale che era stata l’immigrazione dal Sud al Nord Italia negli anni del boom, tra Cinquanta e Sessanta. Ambizione, anche, di citare se non rifare quel capolavoro smisurato che era, ed è, Rocco e i suoi fratelli di Visconti. Perché pure qui l’immigrazione Sud-Nord è vista attraverso la storia di due fratelli, Giovanni e Pietro, opposti eppure indissolubilmente legati come lati diversi di uno stesso essere, di una stessa anima, come in Visconti lo erano Rocco e Simone. Giovanni (Enrico Lo Verso, allora attore-feticcio di Amelio) è il maggiore, il primo ad arrivare a Torino, è analfabeta, deve sfidare da solo il pregiudizio, deve farsi largo tra le difficoltà, deve conoscere un nuovo territorio, un nuovo mondo. Chiamerà con sè il più giovane Pietro (Francesco Giuffrida), si sacrificherà per lui, perché lui possa studiare e avere una vita migliore. Ma anche qui, come in Visconti, incombe la tragedia, o forse è davvero il Fato a giocare la sua partita. Io amo molto Così ridevano, anche se l’ombra di Rocco lo schiaccia, deformando inesorabilmente anche la nostra visione, il nostro sguardo. Amelio ha il dono di saper raccontare le vite disadorne e precarie dei poveri (sì, usiamola questa parola semplice e così eloquente), e di restituircele con rispetto, e lo fa senza mai alzare i toni, senza grida populiste e miserabiliste. Così ridevano non è un film politico, non è un’opera-manifesto. Forse è questo che non gli è mai stato perdonato.

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