Claudio Bisio e il regista Miniero parlano di BENVENUTI AL NORD: “Bello ritrovarci, però non ci sarà una terza puntata”

Sabato 14 gennaio, ore 11,30, Odeon Space Cinema, epicentro milanese del circuito Medusa. Difatti di un film di produzione Medusa (più Cattleya) sta per incominciare la conferenza stampa, precisamente di Benvenuti al Nord, obbligatoria parte seconda di quel Benvenuti al Sud che l’anno scorso ha sfiorato i 30 milioni di euro di incasso, cifra stratosferica, dunque come si fa a non continuare la saga? Qui all’Odeon ci sono il regista Luca Miniero, il protagonista Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini (un po’ penalizzata da una frangiona nera, peccato, carina com’è), manca l’altro reuccio del film, il napoletano Alessandro Siani, impegnato a Roma a teatro. Atmosfera rilassata, Bisio mattatoreggia con battute a raffica e togliergli la parola mica è così facile per gli altri. Apprendiamo che il film, in uscita il 18 gennaio, verrà distribuito in un numero mostruoso (per l’Italia) di copie, più di 800. Nulla si può dire al momento. Ai giornalisti che l’hanno visto è vietato scrivere fino a ridosso dell’uscita, sicché io dico soltanto che il film fa ridere, ma non è all’altezza del primo. Punto. Naturalmente la storia è quella di Benvenuti al Sud, ma a parti invertite. Stavolta è il campano Mattia (Siani) a lasciare il natio borgo di Castallabbate per salire nella frenetica e fredda Milano, carico di pregiudizi antinordici esattamente come nel primo film Alberto (Bisio) si muoveva verso Sud con i più classici stereotipi antimeridione nella testa. Ad accoglierlo ci sarà proprio Alberto, ormai direttore affermato delle poste italiche, con la moglie (Angela Finocchiaro).
In conf. stampa tutti, Maniero-Bisio-Lodovini-Finocchiaro, assicurano che è stato bello ritrovarsi sul set, che si è riformata una squadra collaudata non solo di attori ma anche di tecnici. Tutti hanno sentito la responsabilità di essere all’altezza dell’ormai mitologico primo film. Bisio: “Dovevamo farlo, un film così”. Ma ci sarà un terzo capitolo, visto che sui titoli di coda si vedono lui e Siani accapigliarsi su un copione dove sta scritto Benvenuti a Est? Bisio risponde e non risponde, devia, depista, cazzeggia, battuteggia (“quante direzioni ha la rosa dei venti, contando nord-est, nord-ovest e così via? Potremmo farne almeno otto”). Luca Miniero invece dice chiaro che per lui due bastano, che l’argomento a suo parere è esaurito con questo Benvenuti al Nord, che la coppia Bisio-Siani si potrebbe sì ricostituire, ma per altri progetti, ed è questa in fondo l’unica vera notizia. Però tutta questa fretta di fare il sequel, non è che si poteva aspettare un po’ di più? chiede qualcuno, lasciando intendere che magari si è tirato un po’ via per arrivare al più presto nei cinema e cavalcare l’onda. Però Miniero (gran diplomatico, va detto) stoppa subito e assicura che un anno basta e avanza per fare un buon film, che all’estero i tempi di realizzazione dei sequel sono stretti e la qualità viene comunque garantita. Si parla un gran bene di Milano, che poi è la vera protagonista di Benvenuti al Nord, Miniero ci ha vissuto dieci anni, la Lodovini l’adora: ” È la più europea delle città italiane”, e Bisio, prontissimo: “Sì, è una delle città più europee del mondo, anche più di New York”. E tutti risero. Miniero, che è quello che tenta di buttare la palla un po’ più in profondità, ci tiene a ribadire che il film è più stratificato del precedente: “In Benvenuti al Sud dovevamo solo sfatare un pregiudizio, che il meridione fosse tutto camorristico o mafioso, in Benvenuti al Nord si cerca di affrontare più temi. Soprattutto è un film sul lavoro”. Vero, penso io avendolo visto l’altro giorno, però questo è uno dei punti deboli di questa parte seconda, che annacqua il format perfetto del primo film infarcendolo con altri, troppi, temi e sottotemi. Miniero, sempre diplomatico ed ecumenico, ci fa sapere che “nel film alcuni stereotipi sul Nord sono confermati, altri vengono smentiti. Vero che per combinare una cena tra amici bisogna mettersi d’accordo un mese e mezzo prima, vera l’ossessione dell’agenda cartacea o elettronica, vera anche l’ossessione per la seconda casa” (sì, da milanese confermo). Emergono insospettati frammenti autobiografici di Bisio (“sono cintura nera nera di karate, la mia palestra era in via Murat”), si scopre che il paesello di montagna dove è stata girata la festa degli alpini con tanto di grappa e polenta non sta sulle Alpi ma, falso clamoroso, sull’Appennino marchigiano: “Ne abbiamo visti a decine di posti alpini, ma nessuno ci convinceva”, ammette Miniero. Inorridiranno i portatori di cappello con la penna, ma questo è il cinema, bellezza.
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