Film-cult stasera sulle tv gratuite: L’ULTIMA CORVÉE (domenica 22 gennaio 2012)

L’ultima corvée, Rai Movie, ore 1,20.
Chissà a rivederlo oggi l’effetto che fa. Allora, 1973, ci parve altamente innovativo, assai giovanilista, assai alternativo. Un film, L’ultima corvée, che anche la critica militante celebrò come uno dei capisaldi della Nuova Hollywood, etichetta di grande fortuna con la quale si intendeva designare quel cinema americano di origine semi-indipendente che, con una leva di registi, attori, sceneggiatori sui trent’anni, stava cambiando i connotati di Hollywood adeguandola alla sensibilità emergente, cavalcando la controcultura diventata ormai di massa, cercando di sintonizzarsi sul generale e anche generico ribellismo e atteggiamento contestativo che se la prendeva con l’establishmente, la politica consolidata, il miltarismo, i valori borghesi e familiari, la repressione sessuale, la guerra in Vietnam, le baronie e oligarchie di ogni genere e luogo. Fondativo fu l’Easy Rider di Dennis Hopper, venero poi MASH di Altman, Fragole e sangue, Il laureato (che inventò dal niente Dustin Hoffman e lo impose come antidivo). Venne anche questo L’ultima corvée di Hal Ashby, regista che negli anni Settanta avrebbe dato parecchie cose interessante (Shampoo, Tornando a casa, Harold e Maude) e poi si sarebbe eclissato. Molto realismo, una piccola storia, niente glamour da vetusta Hollywood, ma un linguaggio e uno stile più nervosi e freschi di derivazione europea, tra neorealismo italiano e Nouvelle Vague parigina. Due sottufficiali devono scortare in un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti (un altro dei topoi di quel cinema) un giovane militare condannato alla bellezza di otto anni di galera per aver rubato 40 dollari destinati in beneficenza. Più che un ladro, un povero disgraziato, di cui i due senior non tarderanno a scoprire il candore e la fragilità. Decideranno che quel viaggio, quella loro corvée, dovrà essere per lui un’occasione di vita, di formazione, di apprendistato, di conoscenza, prima che le porte della galera lo inghiottano. Da custodi diventeranno complici e anche paterni protettori. Comedy-drama tutta maschile, di linguaggio franco e modi rozzi, anche brutali, che in America piacque immensamente (molto meno in Italia) per la sua carica anrcoide e antigerarchica così consona ai tempi. Immenso Jack Nicholson, che qui trovò la sua occasione. Gran sceneggiatura di Robert Towne.

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