Film imperdibili stasera sulle tv gratuite: THE FALL di Tarsem Singh (martedì 28 febbraio 2012)

The Fall, Rai 4, ore 21,10.
Il secondo folle, ultravisionario, debordante, incontrollato film di quel gran talento che è l’indiano Tarsem Singh, anzi Tarsem e basta, autore tra i più celebrati di video musicali e commercial (accolgo l’invito di Till Neuburg a non utilizzare più la parola videoclip: vedi commenti), che esordì nel cinema maggiore un po’ di anni fa con The Cell: peccato ci fosse l’orrida Jennifer Lopez a rovinare tutto. Scrive il critico Andrea Bruni: «Il Nostro, dopo aver fatto deambulare Jennifer Lopez fra le atrocità ultracool di Serrano e della Sigismondi (The Cell) è tornato a donarci un film, The Fall (2006), che in pratica non ha visto nessuno. Cosa che grida vendetta, visto che ci troviam di fronte ad un’opera sontuosa, che, vivaddio, ha “il coraggio del Kitsch”». E il decano, il venerato mammuth della critica Usa Roger Ebert non si risparmia in elogi: «The Fall è una follia, un’orgia di stravaganze, una caduta in discesa libera che dalla realtà ci conduce verso le rive di mondi incantati. Tarsem ha tirato fuori di tasca propria milioni di dollari per poter realizzare The Fall, girato nell’arco di quattro anni in ben 28 nazioni diverse, ed ha realizzato un’opera che vorrete vedere per il solo fatto che esiste: non vi sarà mai più un altro film come The Fall. Questo film è così audace che ricordandovi di Variety che lo definisce “un progetto vanitoso”, ringrazierete che esista un uomo così vanitoso al punto di realizzare un film come questo… Un’opera “assurda”, certo, ma io sto dalla parte di Werner Herzog quando dice che se non scoviamo nuove immagini, non possiamo che perire». La trama è poco più che un pretesto: uno stuntman paralizzato a causa di un incidente sul lavoro (siamo nella Los Angeles tra anni Dieci e Venti) incontra in ospedale una ragazzina ricoverata per un frattura. Per consolarla (ma si scoprirà poi che c’è un secondo fine) incomincia a raccontarle le storie più strane, tutte puntualmente messe in immagini dallo sfrenato Tarsem. Imperdibile. Se il film è circolato almeno un po’, è stato grazie anche a Spike Jonze e David Fincher che l’hanno sostenuto in ogni modo. Però dopo tanto purgatorio in questo 2012 Tarsem Singh è rispuntato fuori, e con produzioni di buon budget, The Fall gli ha portato bene nonostante gli sia toccato un destino da film fantasma. Prima è uscito il suo titanico Immortals (un Gianni Nunnari-movie niente male), che al box office i suoi dollari li ha tirati su, mentre in aprile dovrebbe arrivare la sua versione di Biancaneve che in America si chiamerà Mirror mirror, con Julia Roberts finalmente nella parte giusta per lei: la strega.

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Una risposta a Film imperdibili stasera sulle tv gratuite: THE FALL di Tarsem Singh (martedì 28 febbraio 2012)

  1. Till Neuburg scrive:

    Il babbo, ingegnere benestante, lo aveva mandato negli USA per laurearsi in medicina. Per qualche tempo andava tutto bene (studi, esami, vita) – ma per finta. Il giovanotto, all’università non ci andava quasi mai. Si diede subito da fare per studiare e sperimentare cinema – e girare video. In pochi anni diventò un divo in un mondo che qui in Italia chiamiamo ancora videoclip. In campo pubblicitario era diventato famoso in tutto il mondo girando e montando in modo mai visto prima, “Message in a bottle” per la vodka Smirnoff con la musica di Shining di Kubrick. In Italia girò la prima serie Barilla con le piazze italiane coperte di grano (Colosseo, Piazza dei Miracoli, Canal Grande, ecc.) il primo esempio clamoroso dell’uso della motion control nel nostro paese. Ma il grande botto lo fece con Superga (in bianco e nero) con i tumulti violenti nelle strade, con la la colonna dei Prodigy. http://www.tarsem.org/#/reel. Nella pubblicità il declino iniziò con gli spot Red Passion per Campari. By the way: l’ultimo sontuoso e banalissimo spot per lo stesso prodotto (il macho idiota nel villone) è girato nientemeno che da Cronenberg. In Italia, i maestri vengono spesso solo per raccattare facili soldoni perché i nostri script fanno quasi sempre pena.