Il busto di AL PACINO in casa del boss: ecco perché SCARFACE è adorato dalla criminalità più o meno organizzata

Il busto raffigurante Scarface di Al Pacino trovato dai carabinieri nella casa del reggente della piazza di spaccio Carlo Padovani a Boscoreale (Napoli). FOTO ANSA

La notizia è di oggi, mercoledì 29 marzo 2012: trovato a Boscoreale, Napoli, in casa di un boss camorrista del narcotraffico un busto raffigurante il Tony Montana interprato da Al Pacino nel film Scarface di Brian De Palma. Segno di un culto per quel film, scritto da Oliver Stone, che raccontava l’ascesa di un ragazzotto cubano nell’empireo della criminalità di Miami.
(il link alla notizia riportata dall’Ansa)

Ripubblico senza modifiche la scheda del film che ho scritto tempo fa su questo blog, e nella quale parlavo della suggestione esercitata dal suo protagonista su criminalità piccola e grande, disorganizzata o organizzata, di ogni latitudine.

Al Pacino nel film

Scarface, regia di Brian De Palma, con Al Pacino (1983).
Script di Oliver Stone, regia di un Brian De Palma in stato di grazia, protagonista un Al Pacino immenso. Quando nel 1983 esce questo Scarface (che non è il remake del noir anni Trenta di Howard Hawks, di cui riprende solo il titolo) pochi si rendono conto del suo impatto. Il film cresce man mano e diventa un classico assoluto, uno dei pochi gangster movie che non solo hanno ritratto il mondo criminale ma sono diventati così mitici da influire poi, in uno strano feedback, sulla stessa realtà criminale forgiandola a propria immagine. Sono dell’idea, che forse scandalizzerà qualcuno, che il cinema quando è potente è in grado di condizionare e ridisegnare il reale. Milioni di piccoli e anche grandi uomini del crimine in giro per il mondo a mio parere hanno copiato Vito Corleone e i suoi figli, si sono atteggiati e agghindati come loro, ne hanno adottato parole e gestualità. Per il Tony Montana di Scarface è accaduto lo stesso, forse perfino di più: è lui il modello di riferimento di ogni ragazzo che voglia fare rapidamente fortuna con mezzi illeciti, la droga in primis. Credo che il dvd del film di De Palma sia tra i più presenti nelle case di bulli e piccoli gangster di mezzo mondo. L’attuale tipo sociologico dominante nell’universo criminale globale (dalla Colombia al Casertano, da Mosca agli slums Usa) sembra modellato/ricalcato su Pacino/Montana, gli stessi tic, gli stessi completi bianchi su camicia nera, la stessa furia cieca, la stessa hybris di chi si crede onnipotente peché può brandire una pistola e un sacchetto di polvere. Nessun video di nessun gangsta-rapper esisterebbe senza questo film. Ma torniamo a Scarface: Cuba nel 1980 manda via un po’ di gente su barconi in direzione Miami che portano dissidenti e varia gente di cui il regime castrista si vuole liberare, delinquenti e altri pronti a diventarlo. Tony è tra questi. Arriva a Miami stracciato e esiliato, diventerà in breve tempo un picciotto brutale e deciso a tutto della mafia della coca, salirà i gradini fino ad arrivare in cima, in una scalata che non risparmia nessuna crudeltà, nessuna infamia. Finirà nel delirio. Shakespeariano. Elisabettiano. Michelle Pfeiffer, dalla bellezza perfetta, è la pupa di Montana, anche lei intossicata e prigioniera nel cerchio infernale. Che altro dire? Film indispensabile.

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2 risposte a Il busto di AL PACINO in casa del boss: ecco perché SCARFACE è adorato dalla criminalità più o meno organizzata

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