Film imperdibili stasera sulle tv gratuite: DIMENTICARE VENEZIA con Mariangela Melato (lunedì 9 luglio 2012)

Dimenticare Venezia di Franco Brusati, Iris, ore 1,06: è il secondo dei due film con Mariangela Melato trasmessi stasera da Iris. Lo precede alle 23,10 Caro Michele di Mario Monicelli.
Franco Brusati, chi se lo ricorda più? Non una retrospettiva neanche nel minimo e più  periferico festival, non un ripescaggio in una qualche cineteca o rassegna estiva o invernale, non un ciclo dedicato in tv. Niente. Silenziato. Rimosso. Omesso. Dimenticare Brusati. Già non è mai stato molto amato in vita dalle varie cosche critiche militanti e nouvellevaguistiche e successive, essendo lui un borghese di Milano interessato sì al popolo, ma privo di ogni populismo, cineasta di un cinema pieno di riferimenti colti (e anche fin troppo esibiti qualche volta), attento alla scrittura, esendo stato anche drammaturgo e autore di ottime commedie. Cinema borghese il suo, sempre, anche quando come in Pane e cioccolata ci mostra i ghetti dell’immigrazione italiana in Svizzera. Cinema nordico e altoeruopeo per vocazione, che si vorrebbe in Svezia, Olanda ed è invece costretto qui, nella plebea e mediterranea Italia (e difatti qualche suo film o almeno qualche sequenza sono spesso girate su al Profondo Nord, come I tulipani di Haarlem e Tenderly). Scomparso quasi d’improvviso nel 1993 a 71 anni, resta un eccentrico, un inclassificabile nel nostro cinema, un outsider anche, riflettendo del resto il destino della sua classe d’appartenenza, la vecchia solida borghesia, sempre poco influente e mai egemone nella cultura di questo paese. Mai piaciuto alle generazioni politicodipendenti del ’68 e post ’68, mai piaciuto neanche alle altre generazioni innamorate del cinema-cinema, eppure negli ultimi anni di attività riuscì a mettere a segno con questo Dimenticare Venezia il più grande successo commerciale della sua carriera. Finì tra i nominati all’Oscar per il migliore film in lingua straniera, ma non ce la fece per un pugno di voti. Film, come si diceva una volta, elegante, formalmente inceccepile, anche un po’ leccato e laccato, secondo le regole del buon cinema d’autore di quei tempi (era il 1979), e secondo la gran tradizione del cinema ben fatto e curato nei decori, nella fotografia, nei costumi dei Visconti-Bolognini-Patroni Griffi. Brusati tratta ed esplicita qualcosa che per lui credo fosse importante, l’omosessualità, e lo fa a modo suo, nei modi di un signore squisito e coltivato, alludendo, mai gridando. Non predica, non lamenta, non rivendica, non milita, mette in mostra e in scena le piccole derive esistenziali, le lacerazioni interiori e forse irrimediabili, le sofferenze di vite aperte, forse irrisolte. Guarda sempre al Nord, guarda esplicitamente a Bergman in questo film a quattro, composto da due coppie omosessuali che si fronteggiano in una partita sottile non priva di crudeltà e sopraffazioni: il cinquantenne Nicki e il suo giovane compagno Picchio, e Anna, legata a Caudia. Si ritrovano tutti nella casa nel trevigiano di Marta, ex cantante lirica (e già questo), che di Nichi è la sorella. Per lui è il proustiano ritorno al passato, all’infanzia, all’adolescenza, anche alla scoperta del sesso con i compagni. Non succede granchè, il tono del film rischia in continuazione di sprofondare nell’arty e nel pretenzioso, eppure è difficile sottrarsi al senso di sincerità, e di sincero dolore, che ne promana. Film onesto. Mariangela Melato è Anna, il bergmaniano Erland Josephosn – in quegli anni molto attivo dalle nostre parti – è Nicki. Picchio è David Pontremoli, mai più visto da allora. Come Laura, Eleonora Giorgi centra la sua migliore interpretazione.

Questa voce è stata pubblicata in film, film in tv, Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi