Flm stasera sulle tv gratuite: ROMA ORE 11 di Giuseppe De Santis (venerdì 17 agosto 2012)

Roma ore 11*****, Rai Storia, ore 21,00.
Ah signori, che gran film, di quel neorealismo in forma di melodramma popolare che fu il tratto distintivo di Giuseppe De Santis, il regista di Riso amaro ma non solo di Riso amaro. Un autore di pesantezza ideologica a volte insostenibile, capace di brandire il cinema quale arma contundente della politica, sempre potente, grandioso, muscolare, poderoso. Di una per così dire naturale magniloquenza, anche se applicata a fatti di vita quotidiana e qualunque. C’è chi nasce epico, e De Santis lo nacque. Questo è forse il suo film perfetto, il capolavoro, perché riassume e incarna quasi come un modello quella che era la sua visione del cinema, e il suo fare cinema. Roma 1952: duecento ragazze rispondono a un annuncio per dei posti di dattilografa. La convocazione è in un palazzo fatiscente, e alle esaminande non resta che ammassarsi lungo le scale in attesa del colloquio. Litigi, baruffe, piccole grandi prepotenze di chi vuole sorpassare furbescamente le altre. Scontro di caratteri, ma anche galleria dell’Italia popolar-femminile di allora, con la gran voglia di trovarsi un lavoro e un reddito in tempi ancora assai grami e non troppo lontani dalla guerra. Naturalmente nel melodramma messo in scena da De Santis ci sono le brave ragazze e le cattive in cerca di redenzione, prostitute che vorrebbero cambiar vita battendo sui tasti di una macchina da scrivere. Poi di colpo la tragedia. Una rampa di scale sotto il peso di quella folla di donne precipita, ci saranno delle vittime. Ispirato a un fattaccio di cronaca che Elio Petri, qui aiuto regista, aveva scrupolosamente ricostruito in una sua inchiesta. Magnifico. Un film universale che ancora oggi ci sa parlare, perchè di diseredati e diseredate è ancora pieno il (nostro) mondo. Cast fantastico davvero: Lucia Bosè, Carla Del Poggio, Lea Padovani, Delia Scala, Elena Varzi, Massimo Girotti, Raf Vallone, Paolo Stoppa, Paola Borboni. Bianco e nero d’ordinanza. Sennò che neorealismo, per quanto tardo e mélo, sarebbe?
Gli asterischi:
* da evitare
** evitabile
*** vedibile
**** da vedere
***** indispensabile

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