Al cinema/ Recensione: COME NON DETTO, l’amore gay al tempo dei Moccia-movies

Come non detto, regia di Ivan Silvestrini. Con Josafat Vagni, Monica Guerritore, Francesco Montanari, Ninni Bruschetta, José Dammert, Valentina Correani. Italia 2012.
Parità raggiunta o, se preferite, discriminazione finita. Con questo film l’amore gay conquista il diritto a essere raccontato secondo l’estetica caruccia e banal-popolare, gli sdilinquimenti, l’iper-sentimentalismo, la corrività da (foto)romanzetto con cui gli amori giovani eterosessuali son stati rappresentati prima nei libri, poi nei film di Federico Moccia. Il quale non c’entra niente, però regista e sceneggiatore di Come non detto sembrano davvero vicini per certi versi alla sua, chiamiamola così, ineludibile opera. Il buon Mattia, ragazzo romano di una qualunque famiglia piccolo-borghese, e il suo fidanzatino segreto, l’antipatico coetaneo spagnolo Eduard, si sbaciucchiano e si inseguono sullo sfondo di tramonti al cupolone e stormi di uccelli (absit iniuria verbis), su tappeti di foglie secche di colori autunnali e così via. Manca il rito del lucchetto al Ponte Milvio, ma per il resto ci siamo. Certo che il buon Fassbinder, cantore di maledettismi omosessuali, inorridirebbe alla visione se solo fosse ancora tra noi, ma tant’è, i tempi son cambiati e questo ci tocca. Per carità, prendiamola come una conquista di civiltà, come l’obiettivo finalmente raggiunto dal gaysmo di essere trattato e messo in scena con le dosi di zucchero cui han da sempre diritto gli altri tipi d’amore, però il fastidio nel vedere Come non detto c’è, lo stesso fastidio che si prova (e anche in questo caso parità raggiunta) di fronte a un qualsiasi brutto Moccia-movie. Il plot oscilla (senza mai decidersi purtroppo) tra la commedia degli equivoci, la classica love story giovane-giovanilista con i suoi battibecchi, gli abbandoni passionali, la lotta con il mondo ostile, e il manifesto dimostrativo-militante che intende sensibilizzarci sulle ‘problematiche’ della condizione gay. Mattia è un universitario di Roma (lo interpreta bene Josafat Vagni, e la sua performance piena di sfumature è tra le cose buone del film) che scopre non senza patemi la sua omosessualità, entra poi tremebondo nel giro dei locali tipo Muccassassina, finchè Cupido scocca la sua freccia – così si scriverebbe in un romanzo ipersentimentale – e s’ammala d’immenso amore per Eduard, perfettino gay barcellonese (o madrileno, non ricordo) di rara odiosità, e decide di andare a vivere da lui. Anche perché nel frattempo ha trovato laggiù in Spagna un lavoro nel campo delle energie rinnovabili, tanto per dilatare ulteriormente il tasso già altissimo e asfissiante di correttezza politica della storia. Ma tutto sembra precipitare quando Eduard gli fa una sorpresa ri-sbarcando d’improvviso a Roma e dicendogli che non vede l’ora di conoscere finalmente i suoceri. Che fare? Mattia ha sempre nascosto di essere gay ai genitori – tipica madre italiana protettiva e lamentosa separata da padre femminiere che mai sopporterebbe l’idea di un figlio omosessuale – e adesso non sa come risolvere la situazione, anche perché ha sempre nascosto a Eduard di aver nascosto in famiglia la storia con lui per non fare la figura del represso. Non è un cattivo inizio di film, anche perché sembrerebbe annunciare una sorta di riedizione e attualizzazione del mitologico Vizietto, e dunque noi spettatori ci prepariamo a una commedia di simulazioni, finzioni, malintesi, messinscene, maschere: come farà Mattia a non rivelare niente ai genitori e nello stesso tempo a non deludere Eduard? Invece no, gli autori abbandonano quasi subito questa promettente strada e si infilano nella commedia tenerona e nella denuncia per così dire politica dell’arretratezza made in Italy verso la gaytudine. Ma davvero la nostra famiglia media è ancora quella che ci mostra caricaturalmente Come non detto, con padre siculo che non sopporterebbe l’idea del figlio innamorato di un uomo? Ma perché dobbiamo continuamente autorappresentarci come i più arretrati d’Europa nei riguardi delle faccende omosessuali? E perché dobbiamo autoflagellarci e sentirci inferiori alla Spagna, retoricamente vista e mostrata come paradigma della assoluta libertà e conquista dei diritti, e nuovo paradiso omosessuale? Dico, quella Spagna che fino a non molti decenni fa viveva all’ombra del franchismo e che mantiene ancora in sè una fortissima presenza tradizionalista cattolica che non ha mai mandato giù le riforme zapatere e potrebbe rimangiarsele da un giorno all’altro. Oltretutto Come non detto entra in clamorosa contraddizione con se stesso, negando e ribaltando nella sua parte finale tutto quello che ha mostrato e sostenuto fino a quel momento. Certo, cascan le braccia a vedere che qui stiamo ancora a costruire film gay sul coming out (però, che orrida espressione) in famiglia, sul ‘lo dico o non lo dico a mamma e papà?’ quando in America mandano in tv la serie The New Normal con tanto di coppia gay vogliosa di prole e in cerca di madre surrogatoria, insomma di un utero in affitto. Ma perché dobbiamo sempre stare alla puntata precedente della faccenda? Strano prodotto, questo Come non detto, che vorrebbe intercettare la contemporaneità gay italiana e ambisce a essere ‘moderno’ ripercorrendo però schemi narrativi che avrebbero funzionato sì e no trent’anni fa. Non manca nemmeno il doveroso omaggio al mondo delle drag queen, con un’Alba Paillette diva dei locali gay, dalle battute taglienti ma di gran cuore, miglior amico/a di Mattia e in grado di toglierlo dai pasticci quando occorre con il suo talento mimetico. Alla fin fine, un bel pasticcio, questo film, pieno di buone intenzioni, ma carente nella sceneggiatura e sospeso tra troppi possibili film senza mai decidersi da che parte (narrativa) stare. Lode però a Monica Guerritore, davvero brava nella sua interpretazione della tipica (più di ieri che di oggi) mater italica.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=hcQudPY2AnA&w=560&h=315]

Questa voce è stata pubblicata in cinema, film, Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Al cinema/ Recensione: COME NON DETTO, l’amore gay al tempo dei Moccia-movies

  1. Pingback: Film stasera su Sky (e le recensioni) – sab. 2 agosto 2014 | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi