RIP Kôji Wakamatsu, 1936-2012 (i suoi ultimi due film: recensione, foto, trailer, video-materiali)

Koji Wakamatsu sul set del suo ultimo film The Millennial Rapture

Le notizie sono ancora scarne e frammentarie. Comunque è certo, il regista giapponese Kôji Wakamatsu è deceduto a Tokyo dopo essere stato ricoverato venerdì scorso per un incidente. Pare sia stato investito da un taxi. 76 anni, Wakamatsu è stato una figura centrale nel cinema del suo paese a partire dalla fine degli anni Cinquanta realizzando oltre cento film e attraversando generi diversi, dal melodramma al noir. Attivissimo fino all’ultimo: basti pensare che quest’anno due suoi nuovi lavori sono stati presentati a festival europei, 11.25. The Day Mishima Chose His Own Fate (25 novembre. Il giorno in cui Mishima scelse il suo destino) a Cannes a ‘Un certain regard’ e The Millennial Rapture a Venezia nella sezione ‘Orizzonti’. Film notevoli, anche se discontinui. Del primo, che ricostruisce fedelmente gli eventi che condussero al suicidio rituale lo scrittore Mishima, potete trovare una recensione da Cannes su questo blog. Un film sulla morte, come lo è The Millennium Rapture visto a Venezia, fosco melodramma su una famiglia colpita,  a causa della sue empietà, da una meledizione che via via distruggerà i maschi generazione dopo generazione. Entrambi film girati senza fronzoli, badando alla massima efficacia e resa narrativa, piuttosto lointani da certo cinema laccato e formalmente perfetto, anche troppo, cui il Giappone ci ha abituato. Cinema sporco, inquinato dalla vita e dalle sue passioni, anche dalle sue bassezze. Leggenda vuole – una leggenda che lui non ha mai smentito, anzi – che negli anni Cinquanta, da ragazzo, Kôji Wakamatsu avesse  avuto guai giudiziari per la sua appartenenza alla yakuza, la malavita organizzata giapponese. Spirito anarcoide, ribelle e ribaldo, non esitò negli anni Sessanta e Settanta a realizzare alcuni pink eiga, film pornosoft che veicolavano anche istanze di liberazione sessuale e politica, con i quali si autofinanziava e produceva i suoi lavori più estremi, spesso improntati a una violenza selvaggia. Una carriera, la sua, che è stata un continuo corpo a corpo con la censura e le regole costrittive. Nell’ultima decade si era dedicato a un cinema che ricostruiva cruciali passaggi storici del Giappone contemporaneo, e il suo lavoro su Mishima ne è l’esempio più alto. Aveva appena ricevuto il premio come Asian Filmmaker of tne Year al festival coreano di Busan, il più importante evento cinematografico del continente. Speciale il legame che aveva con il festival di Berlino, che nel 1965 lo aveva sdoganato in Occidente presentando il suo Secrets Behind the Wall e che nel 2010 lo aveva ospitato con Caterpillar. Questo era stato il suo commento a The Millenial Rapture in occasione della presetazione del film a Venezia: “Vivere è soffrire molto. Dobbiamo vivere finché moriamo. Per questo non posso fare a meno di creare”.
Foto da Sennen Yu Nuraku (The Millenial Rapture)

Foto da 25/11. Il giorno in cui Mishima scelse il suo destino (11.25 JIKETSU NO HI, MISHIMA YUKIO TO WAKAMONOTACHI)

Koji Wakamatsu lo scorso settembre a Venezia parla di The Millennial Rapture


Trailer di The Millennial Rapture
Trailer di 25/11. Il giorno in cui Mishima scelse il suo destino

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