Film da rivedere stasera sulle tv gratuite: CANE DI PAGLIA di Sam Peckinpah (lunedì 29 ottobre)

Cane di paglia, Rai Movie, ore 1,05.
Allora, anno 1971, fu quasi uno scandalo politico questo film violentissimo di Sam Peckinpah. I ragazzi rivoluzionari di allora, che pure di Peckinpah avevano follemente amato ed esaltato Il mucchio selvaggio vedendoci chissà perché un inno alla giusta violenza proletaria e un manifesto terzomondista, rigettarono invece schifati Cane di paglia accusandolo di fascismo. Questo perché osava mettere in scena un uomo qualunque e fino a quel momento mitissimo che si trasformava in giustiziere privato imbracciando il fucile e ammazzando quelli che volevano stuprargli la moglie. La giustizia privata no, non era ammissibile, era politicamente scorrettissima, tant’è che anche Clint Eastwood veniva considerato un fascio per via del suo Ispettore Callaghan che non aspettava l’imprimatur della legge per far fuori i cattivi, e lo stesso trattamento veniva riservato a Charles Bronson e al suo Giustiziere della notte. Forse sarà il caso di rivederlo, Cane di paglia, con il distacco dei quarant’anni ormai passati e senza pregiudizi ideologici. Resta in ogni caso perturbante questa parabola esemplare di un professore occhialuto, che nel linguaggio dei segni cinematografici vuol dire uomo passivo e non incline all’aggressività, trasferitosi in un villaggio della Cornovaglia apparentemente ameno e invece covo di belve. Con lui c’è la moglie, troppo bella e troppo sexy, che non esita ad ammiccare pericolosamente ai maschi alfa locali attizzandoli e facendo passare il marito per un imbelle. Sensi, passioni e violenza eplodono. I locali vogliono la preda, cioè la bionda e incauta consorte, ma lei non si concede, sicchè loro passano all’attacco circondando una notte la casa e cercando di espugnarla. Ma dovranno fare i conti con l’imbelle, che s’incazza, tira fuori le palle e spara. Chiaro, no? Toccatemi tutto, ma non la donna, e se lo fate e entrate nel mio territorio io ridivento la belva che son sempre stato, ma che ho abilmente occultato dietro la mia vernice civilizzata. Film darwiniano-etologico che in effetti aveva tutte le caratteristiche per sconvolgere i paladini dell’ortodossia goscista di quel tempo. Lui è un Dustin Hoffman che mostra finalmente il suo lato d’ombra, la sua oscurità. Lei è la Susan George che vedremo di lì a poco in Mandingo quale padroncina sudista attratta dal muscoloso schiavo venuto dalla remota Africa. Il topos del villaggio apparentemente placido in cui si nascondono forze belluine, dell’impossibile ritorno alla ruralità, è in molte narrazioni e proprio in quegli anni diede vita a un altro bellissimo film, Un tranquillo weekend di paura di John Boorman. Recentemente è rispuntato in un piccolo film italiano, Padroni di casa di Edoardo Gabbriellini, con Valerio Mastandrea e Elio Germano, uscito tre settimane fa nelle sale e sabotato dal pubblico. Peccato, un buon film anche se imperfetto, coraggiosamente duro, senza quel piacionismo che rovina tanto nostro cinema. Di Cane di paglia è stato realizzato recentemente in America un remake che ha sollevato molte polemiche, ma realizzato scarni incassi.

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