Film imperdibili stasera sulle tv gratuite: LA BOCCA DEL LUPO di Pietro Marcello (domenica 4 novembre 2012)

La bocca del lupo, Rai 5, ore 21,15.

Vincenzo Motta

Il regista Pietro Marcello (al centro) al Festival di Torino con i due protagonisti Mary Monaco e Vincenzo Motta.

Uno dei migliori film italiani degli ultimi dieci anni, insieme a Io sono l’amore di Guadagnino, Le quattro volte di Frammartino e a qualcos’altro. Film irregolare di un regista che si chiama Pietro Marcello. Irregolare per quello che racconta e per come lo fa. Qualcosa di ambiguo e oscillante tra il documentario e la fictionalizzazione, su e con personaggi che mostrano la loro vita o forse no, forse è vita idealizzata. Premiato ovunque, a partire dal festival di Torino. Del filone cinema fuori rango, cinema che rovista tra i fuori casta, quelli che vivono e si pongono ai margini, con un che di tardo e neopasoliniano (il film è del 2009) che aleggia ovunque. Siamo a Genova, nei caruggi del porto, in quella città vecchia cantata tante volte da Fabrizio De Andrè, Via del Campo-Via Pré insomma. Vincenzo (Vincenzo Motta nella parte di se stesso), volto scavato, baffi e cipiglio da poliziottesco anni Settanta, torna a casa dopo anni di carcere, torna da Mary (Mary Monaco), il transessuale che aveva conosciuto molto tempo prima in un’altra stagione in carcere, e che è la sua compagna da ormai vent’anni. È lei a ricordare come fu un paio di pantaloni da accorciare l’occasione del loro incontro – Mary era dentro per reati legati alla sua tossicodipendenza da eroina –  e come da allora siano rimasti uniti nella buona e soprattutto nella cattiva sorte. La bocca del lupo mette in scena la loro storia, il presente e il passato, il sogno mai realizzato e però mai abbandonato di un altrove, una casa in campagna immersa nella pulizia della natura. Macchina che filma e documenta, lasciando irrisolta la questione su quanto sia vero e quanto sia ricostruito ciò che viene ripreso. Ma è un’ambiguità di genere (cinematografico) cui ormai negli ultimi anni ci siamo abituati, e mi vengono in mente tra i tanti esempi possibili L’estate di Giacomo di Alessandro Comodin, Pardo d’oro Cineasti del presente a Locarno 2011 e Orléans, presentato a Locarno 2012. Pietro Marcello accentua ulteriormente l’incerto statuto di questo suo lavoro alternando il racconto di Vincenzo e Mary con materiale visivo del Novecento in gran parte su Genova e dintorni (compresi documentari di Valentino Orsini e Giuliano Montaldo), trasformando il film in una partitura per immagini sulla città, sul suo mare, sul suo ventre oscuro, anche sul suo sfascio, un fondale da cui i due protagonisti finiscono quasi con l’essere risucchiati e inghiottiti, ombre tra le ombre. Cinema che evita le secche del miserabilismo, ma non quelle di una certa retorica da vicolo genovese come luogo di vinti, di poveri umani travolti dai vizi e dal peccato ma miracolosamente innocenti, un luogo letterario e perfino mitico, eternamente uguale a se stesso, invariato, come fissato in un altrove fuori dalla storia. Sembra in questo film che tutto sia fermo agli anni Cinquanta, o ai Settanta, la stagione della giovinezza di Vincenzo e Mary, e proviamo vedendolo la stessa sensazione di inattualità comunicataci da Miracolo a Le Havre di Kaurismaki. La bocca del lupo riprende il titolo di un romanzo verista del 1982 di Gaspare Invrea ambientato tra i derelitti del porto e angiporto di Genova, un possente esempio di naturalismo all’italiana, per molto tempo dimenticato poi riscoperto dal Teatro Stabile di Genova nel 1980.

Questa voce è stata pubblicata in Container, film e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.