Recensione. VICINI DEL TERZO TIPO, un ibrido malriuscito (con qualche momento irresistibile)

Vicini del terzo tipo (The Watch), regia di Akiva Schaffer. Con Ben Stiller, Vince Vaughn, Jonah Hill, Richard Ayoade, Rosemary DeWitt.
Malriuscito ibrido tra la raunchy comedy, la commedia svaccata e ipervirilista e post-Saturday Night Live, e il genere caccia agli alieni. Non bastasse, l’idea dei quattro amici che mettono su una ronda di vigilantes ha sempre quel sapore mi-faccio-giustizia-da-solo che non è proprio il massimo, e non va niente d’accordo con i toni della commedia. Il film è poi disgraziatamente uscito in America mentre infuriava la polemica su un omicidio a opera di un vigilante californiano. Insomma, un disastro. Anche se qua e là lo script scintilla di oltraggiosa intelligenza, e le baruffe tra Ben Stiller e Vince Vaughn (bravissimo) sono a tratti iresistibili. Voto 5+
Ci sono dei film disgraziati, che nascono male e crescono peggio, come questo Vicini del terzo tipo, in originale The Watch, ‘La ronda’. Una sceneggiatura che circolava da molto tempo, ritenuta troppo ragazzinesca e poi affidata alle abili mano di uno come Seth Rogen, attor comico e autore-scrittore di commediacce acute e intelligenti, perché la raddrizzasse e la rendesse un filo più adulta. Seth Rogen, per dire, è quello che ha scritto il molto bello 50 e 50, ispirato alla storia vera di un suo amico malato di cancro, film che da noi non ha visto nessuno, ma che in America ha funzionato molto bene facendo da ottimo vehiocl per i due protagonisti, il sempre più bravo e consolidato Josph Gordeon-Levitt e lo stesso Rogen. Ora, nonostante la sua cura e la sua mano, il fim arranca, anzi si spappola proprio, tentando l’impossibile, l’insano ibrido tra la raunchy comedy, la commedia scurrile che sul mercato Usa è uno dei generi vincenti col pubblico giovane-maschile, e il film di alieni invasori. Per dare l’idea, un Ghostbuster con qualche decennio di ritardo e assai meno risolto e riuscito.  Le due anime di Vicini del terzo tipo non vanno mai insieme, e la peggio è decisamente quella zombesca-aliena, la meno peggio è quella commediante, perché quando gli autori ci azzeccano con le battute il film barcolla un po’ meno e ce la almeno a farci sorridere. Ma a fregare definitivamente questo The Watch è stato un fattaccio di cronaca nera che ha squassato qualche mese fa l’America, l’uccisione in California di un diciassettenne afro-americano di nome Trayvon Martin da parte di un vigilante pivato, l’ispano-statunitense George Zimmerman. Pare che Martin non stesse facendo niente di male, sicchè il tornado di polemiche si è innescato intorno alla domanda: se non  fosse stato di colore gli avrebbero sparato addosso lo stesso? siamo o non siamo di fronte a un caso di razzismo? Ecco, dopo una faccenda del genere si affaccia disgraziatamente nei cinema questo Vicini del terzo tipo con la disgraziatissima storia di quattro giovani uomini che in un sobborgo residenziale dell’Ohio decidono di mettere su una ronda privata a difesa dei concittadini, iniziativa presa dopo una misteriosa e raccapricciante morte da parte di un sospetto mostro-maniaco. Risultato, film cecchinato dai critici (tremendo score del 17% su Rotten Tomatoes, tra i peggiori degli ultimi anni), e poi colpito e affondato al box office: 35 milioni di dollari, che per un film con Ben Stiller e Vince Vaughn è miserevole cosa.
Al di là della vicenda Trayvon Martin, il film nel disastro ci ha messo del suo. Ora, ci sono temi delicati, punti sensibili che è meglio non toccare in un film, tantopiù quando si vuole far ridere come in questo caso, intendo temi quali il difendersi da soli con una ronda autorganizzata, che fa sempre un po’ giustiziere della notte e ispettore Callaghan e un po’ fascio-macho. I quattro amici vigilantes a tempo perso in certi momenti ci fanno molto ridere, nella loro sgangheratezza, nei loro bisticci e sempre lì a parlare di sbevazzate, di fica, di sesso, di sperma, di pompini, insomma tutto il repertorio scollacciato e le ossessioni del medio maschio cui la raunchy comedy ci ha abituato. Però. Però un conto è il solito cazzeggio machista, un conto è trattare di cose toste e serie come l’autodifesa armata: si rischia di restarci, difatti il film implode e si autodistrugge. Non bastasse, a peggiorare la situazione c’è il personaggio di Jonah Hill, il ragazzone sull’obeso che tra l’altro abbiamo visto in 21 Jump Street e in Moneyball accanto a Brad Pitt, e che qui è un personaggio altamente inquietante, un povero sfigato che avrebbe voluto entrare in polizia ma che, escluso e rifiutato, vive in un’autoesaltazione viriloide simile all’ossessione e alla psicosi, anche vagamente neonazi, abbigliandosi con una simil-divisa, tenendosi in casa un arsenale impressionante nascosto sotto il letto, e vengono in mente quei pazzi che ogni tanto in una qualch parte dell’America imbracciano un mitragliatore e fan strage di innocenti. Ora, vi pare il caso di inserire un simile carattere in una commedia? Spesso il film è così, minaccioso, inquietante, al di là della sue superficie fracassona: come attratto da abissi iconfessabili che oscurano e complicano la sua missione comica. C’è la fascinazione della violenza, c’è il mettere di mezzo un tema sempre complicato da maneggiare in una commedi virile come l’omosessualità (il vicino di casa gay) o l’inadeguatezza sessuale. Il personaggio di Ben Stiller soffre di aspermia, è sterile, e non riesce a mettere incinta la moglie, la quale invece desidera sopra ogni altra cosa un figlio. Troppo. Troppe cose troppo serie e pesanti. Ecco, questo sballatissimo film è una pericolante costruzione che cerca di tenere insieme materiali differenti, incongrui, anche destabilizzanti ed esplosivi, e lo fa con un’incoscienza da brivido. Poi su un intruglio già indigeribile fa arrivare gli alieni (perché sono loro il vero pericolo che minaccia la comunità e contro cui dovranno combattere i nostri quattro dell’improvvisata ronda). Nei suoi momenti migliori Vicini del terzo tipo lascia intravedere, con qualche fulminante battuta, con i dialoghi-scontri tra il Ben Stiller ammodino e lo scasciato Vince Vaughn (grandioso e irresistibile), il buon film che sarebbe potuto essere, ma non è disgraziatamente riuscito a essere. Tra le cose buone anche l’amore per il cinema, che trapela dalle molte citazioni, da Ghostbusters a La notte dei morti viventi e Zombie di George Romero passando per Incontri ravvicinati del terzo tipo, con perfino qualche strizzata d’occhio al finale esplosivo di Zabriskie Point.

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