Recensione. LA BICICLETTA VERDE (Wadjda): dall’Arabia Saudita un film semplice, efficace, dalla parte delle ragazze

La bicicletta verde è nei cinema da giovedì 6 dicembre. Ripubblico la recensione scritta subito dopo la proiezione del film lo scorso settembre al Festival di Venezia, dove fu presentato con il titolo originale Wadjda (il nome della ragazzina protagonista). Qualche autorevole giornale ha scritto che si tratta del primo film di una regista araba: non è vero, di registe arabe se ne son già viste, in Algeria, Egitto, ecc. Questo è il primo film di una regista dell’Arabia Saudita, che non è la stessa cosa.
La bicicletta verde (Wadjda)
, regia di Haifaa Al Mansour. Con Reem Abdullah, Waad Mohammed, Abdullrahman Al Gohani, Ahd, Sultan Al Assaf. Arabia Saudita-Germania 2012. Presentato nella sezione Orizzonti.

Wadjda ha dodici anni, vive con la mamma alla periferia di Riyadh, Arabia Saudita. Ha un sogno: avere una bicicletta tutta per sé, però alle donne non è consentito, sarebbe uno sfregio alla tradizione. Film semplice e straordinariamente efficace, che tratta di condizione femminile in uno dei più chiusi paesi islamici, però senza pesantezze e pedanterie. Snobbato dai critici, adorato e subito adottato dal pubblico. Voto tra il 6 e il 7

Gli addetti ai lavori l’hanno snobbato con la solita schifiltosità, il pubblico – quello che paga il biglietto e l’ha visto qualche mattina fa nella Sala Grande del Palazzo del cinema – l’ha invece adorato promuovendolo a film-caso di questo festival, con un applauso che non finiva più, il più lungo e convinto che si sia sentito quest’anno al Lido (almeno finora). Tanto che Wadjda (è il nome della protagonista), anche se low budget e ultra indipendente, è già stato venduto in diversi paesi, Italia compresa, dove verrà distribuito dalla Archibald. Il film, inserito nella sezione Orizzonti, la seconda per importanza del festival, sulla carta sembrava avere scarso appeal: una produzione dell’Arabia Saudita (anche se con ampia partecipazione tedesca), non proprio una potenza cinematografica. Poi si sa che i film arabi al pubblico italiano e pure ai giornalisti dei festival di solito piacciono poco, non ce la fanno a sfondare, a parte qualche rara eccezione come quelli della regista libanese Nadine Labaki. Invece, è andata come è andata, cioè benissimo. Una storia semplice, di quelle che vanno dritte allo spettatore, con personaggi positivi per cui si viene naturale parteggiare. Aggiungete che Wadjda tratta, pur senza menarla troppo con espliciti messaggi politici e fastidiosi didascalicismi, la faccenda della condizione feminile in Arabia Saudita, non proprio il paese arabo e musulmano più avanzato in fatto di diritti, improntato com’è a un rigido wahabismo, visione assai rigorosa dell’Islam e delle sue norme. Paese in cui notoriamente le donne non possono nemmeno guidare, e difatti una delle lotte in corso di cui ci arriva qualche eco è proprio quella delle signore al volante. Ecco, tutto questo costituisce lo sfondo in cui la regista, sì un regista donna, Haifaa Al Mansour (di origine saudita ma presumo operante all’estero), inscrive il suo racconto. Siamo in una qualche zona residenziale dell’Arabia Saudita, edilizia mediamente moderna, piccolo benessere diffuso grazie a petrodollari e petro-euro. Wadjda ha più o meno dodici anni, è una ragazzina sveglissima e assai determinata, senza le smancerie e le svenevolezze di certe sue coetanee, che vive con la madre, donna ancora giovane, bellissima ma sola, per via del marito che non abita più da tempo con lei. Il perché lo scopriremo strada facendo: non può più avere figli e la famiglia di lui lo spinge a prendersi un’altra moglie. Wadjda passa il tempo lasciato libero dalla scuola con un suo piccolo amico, di cui invidia la libertà e, sopeattutto, la bicicletta. Ecco, come in tanti film del passato, a partire dal prototipo tuttora inarrivabile di De Sica-Zavattini, anche qui la narrazione ruota intorna a una bicicletta. Wadjda ne vuole una per sè, l’ha già prenotata al negozio, sta metendo da parte i soldi per comprarla. Sa che la famiglia non gliela prenderà mai, alle ragazze è proibito andare in bicicletta, non sta bene, “potresti diventare sterile” le dicono. Ecco, l’idea del film è questa, semplice ma straordinariamente efficace: una ragazzina che non è come le altre ragazzine, che non accetta e non subisce, che vuole potere scegliere nonostante che tutto intorno a lei glielo impedisca, e la bicicletta agognata diventa simboloe e ebbene sì a la metafora di una ribelione e emancipazione femminile. Alla scuola indicono una gara di Corano, chi ne imparerà più capitoli a memoria e li saprà recitare come si deve avrà un premio in denaro (non indigniamoci per competizioni del genere, qualche decennio fa le gare di catechismo imperversavano in tutte le parocchie italiane). Naturalmente Wadjda si iscrive con l’intenzione di mettere mano sul piccolo bottino e potersi prendere la bicicletta. Vince. Ma quando la perfida preside viene a sapere come spenderà il gruzzolo, glielo confisca destinandolo “a sostegno dei nostri fratelli palestinesi” (ironia geniale e pure coraggiosa per un film arabo). Finale che non è il caso di svelare, ovvio. Standin ovation a fine proiezione per la regista e l’attrice protagonista, presenti in Sala Grande. Non si cerchi in questo film ardite sperimentazioni registiche, autorialità sfrenate e narcise. Qui c’è una piccola grande storia di quelle che sanno parlare ai pubblici di ogni latitudine e longitudine, un film universale che piacerà dappertutto. Con quell’omaggio al neorealismo italiano che in fondo ci inorgoglisce sempre, però fatto a ciglio asciutto, senza miserabilismi e patetismi. Anche sentimentalismo e retorica vengono mantenuti al di sotto della soglia di allarme. Non mi piacciono i film militanti, a tesi, con il messaggio incorporato. Ne ho visti troppi sull’oppressione delle donne e il loro diritto alla ribellione, e spesso era cattivo cinema. Ma a Wadjda non si può non voler bene.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, festival, film, Post consigliati, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Recensione. LA BICICLETTA VERDE (Wadjda): dall’Arabia Saudita un film semplice, efficace, dalla parte delle ragazze

  1. Pingback: Per SORRENTINO c’è un nuovo, temibile concorrente all’Oscar | Nuovo Cinema Locatelli

  2. Pingback: Che chance ha la ‘La grande bellezza’ di vincere l’Oscar (previsioni aggiornate) | Nuovo Cinema Locatelli

  3. Pingback: FILM stasera su SKY: le recensioni (sab. 26 luglio 2014) | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi