Film stasera sulle tv gratuite: PRIMA PAGINA di Billy Wilder (domenica 16 dicembre 2012)

Prima pagina, Iris, ore 21,02.
Allora, anno 1974, a noi ragazzi cinefili e assai engagé, e amanti dell’altra Hollywood degli Altman e degli Hal Ashby, questo Prima pagina apparve insieme meraviglioso e polveroso. Billy Wilder, uno dei grandissimi di sempre, il più grande della cinecommedia insieme a Ernst Lubitsch, ci consegnava nella fase estrema della sua carriera questo capolavoro in controtempo e in controtendenza, che niente aveva a che fare con gli anni Settanta e molto invece con la Hollywood della Golden Era, tra anni Venti e Quaranta. Anche, con la Broadway più cinica e brillante poi approdata al cinema attraverso la sophisticated e la screwball comedy. Un film, Front Page, come non se ne facevano più, come non se ne potevano fare più, già omaggio tardivo e nostalgico a quell’irripetibile sensibilità di decenni prima irrorata e fecondata di atrabiliare humor yiddisch e inzuppata di ombre weimariane e cultura mitteleuropea portata in America dai grandi réfugés viaggianti sull’asse Vienna-Berlino-Hollywood. Così consapevole, Billy Wilder, di questa operazione nostalgica e citazionista, che quando gli chiesero di attualizzare e contemporaneizzare il copione rispose che no, non se ne parlava nemmeno, il film lo si doveva ambientare esattamente laddove era situata la storia originale, nell’anno 1929, quando la carta stampata era all’apogeo della sua forza e della sua capacità di influenzare le opinioni publiche e private. Aveva ragione, naturalmente. Così nel 1974 rimanemmo conquistati da quella storia di un direttore di giornale che dire cinico è poco e che bada solo ad aumentare la tiratura e a vendere vendere vendere. Che quando si ritrova tra le mani la storia dell’anno, quella di un condannato a morte evaso chissà dove, costringe con manipolazioni e manovre di ogni tipo il suo miglior cronista che sta per sposarsi e trasferirsi altrove, a tornare sul campo e a consegnargli lo scoop. Il lavoro prima di tutto, che il privato e gli amori arrivino dopo. Storia che già era stata portata più di una volta al cinema, e di cui si ricordava soprattutto la scatenata versione che ne aveva dato Howard Hawks negli anni Trenta, La signora del venerdì, dove il direttore era Cary Grant e il cronista era una cronista, Rosalind Russell. Billy Wilder invece ne fa una storia tra uomini, il direttore Walter Matthau e il giornalista richiamato al lavoro Jack Lemmon. Sceneggiatura di ferro, dialoghi strepitosi, da scuola di cinema. Teatro filmato? Massì, ma che male c’è? Grazie a Dio Billy Wilder non si poneva tormentose e inutili domande sullo specifico filmico, a lui bastava una bella storia, una sceneggiatura senza buchi e dei grandi attori. Un esempio che vale ancora. Prima pagina, come tutto il suo cinema, è da vedere e rivedere, e studiare.

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