Recensione. LO HOBBIT non è poi così male, solo troppo ragazzinesco (e troppo lungo)

Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, regia di Peter Jackson. Con Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Cate Blanchett, Andy Sarkis, Ian Holm.Molto più elementare del Signore degli anelli e troppo fiaba per infanti. Non succede granchè, se non la ripetizione all’infinito della stessa situazione narrativa di base: nani e hobbit alle prese con un nemico perfido e schifoso. Però non si capisce l’accanimento di tanti critici che pure avevano elogiato i film precedenti tratti da Tolkien: in fondo, è la stessa minestra. Comunque confezione smagliante e effettoni speciali usati al meglio. Voto 6Ho sempre detestato il fantasy. Mai sopportato draghi sputanti fuoco, elfi, cavalieri con o senza macchia, cavalieri neri e cavalieri bianchi, umanoidi pelosi, streghe, stregoni, principi, re, regine, scudieri, per non parlare delle geografie improbabili e dei toponimi tremendi tipo Montagne Azzurre, Colli Ferrosi, Terre dei Ghiacci et similia. Non ho mai sopportato da infante una tale paccottiglia né sui libri né al cinema, figuriamoci adesso. Non sono, si sarà capito, un cultore di Tolkien, del libro Lo Hobbit – che precede mi pare la Trilogia dell’Anello, e se sbaglio correggettemi  – non so quasi nulla. Leggo che trattasi del più smilzo prodotto dello scrittore inglese, eppure Peter Jackson, dopo gli epocali trionfi della trilogia Lord of the Rings, ha deciso di cavarne un’altra trilogia, di cui questo Un viaggio inaspettato è solo l’inizio. Ce n’est qu’un début, mammamia, e son già tre ore. Ce ne aspettano altre sei. Troppo, da schiantare anche il più entusiasta tolkeniano e/o jacksoniano, e io che non appartengo né all’una né all’altra categoria a vedermi questo primo episodio ho anche sofferto un po’ più della media degli spettatori (certo, chi me l’ha fatto fare direte giustamente, mica me l’ha prescritto il dottore: mea culpa, mea maxima culpa). Premessa la mia idiosincrasia per il genere  – con l’eccezione del Trono di spade, ma quello è puro shakespeariano gioco dei potenti – aggiungo che questo Lo Hobbit non è poi così malvagio come l’ha dipinto gran parte dei critici italiani e non solo italiani, che si sono accaniti con un’acidità che francamente stento a capire. Ma con i film, e non solo con quelli, funziona così, c’è qualcuno che “a monte” – di solito qualche critico straniero adorato e rispettato come un guru – promuove o boccia dettando la linea, poi gli altri si adeguano al mandato. Si va insomma per contagio psichico, per imitazione. Credo sia successo così anche per Lo Hobbit, stroncato su Facebook ancora prima che sortisse in sala, segno che il pregiudizio sfavorevole era già assai radicato e che qualcuno la linea l’aveva già indicata. Lo hanno malmenato-maltrattato oltre il ragionevole anche quelli che si eran dichiarati entusiasti ed estasiati dalla pur pregevole, ma decisamente sopravvalutata, Trilogia degli anelli di Jackson, e francamente non se ne afferra il motivo, visto che, più o meno, si tratta della stessa minestra. Più o meno, perché qualche differenza c’è, non tanto nello stile e nella messinscena, quanto nella narrazione. La mia impressione – ripeto, non sono un esperto tolkeniano e peraltro non ho nessuna voglia di diventarlo – è che questo film, e il libro che sta all’origine, sia assai più tradizionalmente fiabesco, elementare, per ragazzini, rispetto all’opera maggiore e più famosa dello scrittore britannico, sicché Lo Hobbit di Peter Jackson si porta dietro un che di childish, di infantile anzi di infantiloide che La Trilogia degli Anelli non aveva. Stavolta ogni discorso alto, ogni matafora, ogni suggestione simbolica, ogni pretesa di raccontare il mondo creando un nuovo mito, viene abbandonato o quasi per lasciare il posto a un racconto semplice semplice, a un solo livello, per niente multistrato, protagonisti uno hobbit (ma perché, scusate, non un hobbit o l’hobbit?, in italiano mica abbiamo la acca dura come nell’inglese con relativo differente uso di articolo a o an) e una banda di nani decisi a riprendere la terra da cui sono stati espulsi dopo che il perfido drago Smaug se ne è impossessato tanto tempo prima, occupando palazzi e saccheggiando tesori. Già puntare su hobbit e nani significa ragazzinare irrimediabilmente ogni materia drammaturgica e spostarla sulla favola-favola, non ce n’è. Poi Jackson peggiora un po’ le cose facendo in un paio di scene sciagurate cantare e ballare i suddetti nani (e, orrore, i testi dei canti sono doppiati in italiano) in simil Biancaneve e i sette nani di Disney, con effetti grotteschi e involontariamente comici. Il resto è una specie di Armata Brancaleone in versione tolkeniana, e con medioevo fantasy al posto di quello vero, ma non così geniale come il film di Monicelli. Dunque: i nani con a capo il loro bel re-guerriero Thorin dal fiero cipiglio e armato oltre che di spada di uno scudo-tronco di quercia, si ritrovano dai vari punti della diaspora in cui il drago cattivo li ha dispersi, e l’obiettivo per tutti è lo stesso: tornare a casa, tornare nella terra promessa, la Montagna Solitaria. Non si capisce perché ci sia tra di loro anche lo stregone Gandalf, ancor meno si capisce perché arruolino nell’impresa il mite hobbit (che poi diventerà il protagonista) Bilbo Barnings o qualcosa del genere. Sì, certo, la scusa è che lo potranno usare come scassinatore di non so quale porta della Montagna Solitaria visto che il drago Smaug identifica all’odore i nani, ma gli hobbit no, e però mi sembra una trovata narrativa fragilissima, di cartavelina. Quel che segue è una marcia mi pare nella Terra di Mezzo con incursioni nelle Terre Selvagge (ma queste fan parte di quella? i tolkeniani mi illuminino) tra pericoli di ogni sorta, agguati continui e solo scarsissime tappe riposanti, anzi quasi niente, poveri nani. Tutto è abbastanza ripetitivo, con uno schema narrativo di base replicato più volte: i nani (più hobbit più Gandalf ) vengono attaccati da qualche schifoso nemico, rischiano di soccombere, ma poi se la cavano per miracolo. Ecco che man mano se la devono vedere con Troll, Goblin e soprattutto con gli Orchi e i loro lupi mannari. Cascatoni, ruzzoloni, ma i nostri se la cavan sempre, finché non arrivano in vista della Terra Promessa. La maggior debolezza del film sta proprio nella prevedibilità, in una narrazione a encelafogramma abbastanza piatto, senza sussulti e sorprese, srotolantesi quasi meccanicamente. Jackson sembra avere l’ossessione dei burroni, dei dirupi. ‘Sta Terra di Mezzo è tutta un abisso, una gola, uno scoscendimento dove i nostri bravi nani rischiano in continuazione di sprofondare. Tutto è sull’abisso, e sarà mica una metafora?, anche quando francamente non ce n’è bisogno, come il palazzo-tempio (sembra un po’ il Monte Verità di Hesse e compagnia) della regina degli Elfi (una Cate Blanchett come smaterializzata dall’uso della computer graphic). Un passo in là e cadi, come in certi incubi. Ma la perizia tecnologica, e nel creare immagini e viosioni mirabolanti da parte di Peter Jackson, è fuori discussione. Stavolta, forse perche la CGI, insoma gli effetti digitali, ha fatto ulteriori passi in avanti, non si ha quella fastidiosa sensazione di finto che qua e là si provava nel Signore degli anelli. Le riprese dal vero – nei sempre meravigliosi paesaggi neozelandesi – e quelle ricreate in laboratorio si fondono mirabilmente, spesso nella stessa inquadratura, penso ai fiabeschi paesaggi della città degli Hobbit. Siamo, bisogna dirlo, a livelli stratosferici, e anche il 3D è usato al meglio, senza quei fastidiosi effeti di piani sovrapposti visti gli anni scorsi in tanti film. L’aspetto più interessante, e anche il più adulto, resta la bella contrapposizione tra la tranquilla vita borghese di Bilbo e l’avventura guerresca. Bilbo vive nella sua casuccia con tutte le sue robine a posto, è un single che non si prive di nessun comfort. La cucina è attrezzatissima, la dispensa rifornita di ogmi ben di Dio, gli arredi di gran gusto e curatissimi. L’arrivo dei nani e di Gandalf nella magione gli sconvolgono la quiete, e lui da zitellone si dispera per quanto quei ragazzacci fan casino, sporcano i tappeti, creano dosrdine e rischiano di rovinare i centrini lasciati da mamma (“ma che fazzoletto mai è questo che è pieno di buchi?” dice un macho-nano,  e lui: “ma è crochet, dev’essere così!”), per non parlare delle chicchere e dei piatti preziosissimi. Che poi tutta questa devozione alla mamma e la passione per tazzine e terraglie sempre lasciate della defunta un tempo sarebbero stati considerati indizi certi di gaytudine. Difatti il capo nano, il guerriero e virilissimo Thorin Scudodiquercia, di quel Bilbo sospetta un po’, considerandolo un intruso nella loro maschia compagnia e un inetto, insomma sente odor di gay, anche se non lo dice, ovvio. Ci vorrà un atto eroico del buon Bilbo Baggins per farlo ricredere e riscattarlo ai suoi occhi e alzarlo al livello virile dergli altri. Per fortuna comunque che c’è almeno questo sottotesto, che ci si diverte un po’, altrimenti resterebbe solo da lustrarsi gli occhi con il verde smeraldo delle belle valli e gli effettoni specialissimi e i cascatoni. Scena da ricordare lo scontro tra i giganti di pietra, qualcosa, almeno, di non ancora visto.

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6 risposte a Recensione. LO HOBBIT non è poi così male, solo troppo ragazzinesco (e troppo lungo)

  1. Graziano Biglia scrive:

    Io odio Tolkien, ma occhio a parlarne male: i nerd non perdonano le recensioni negative, io ho fatto l’errore di accennare alla passione per il calcio e tra poco dovrò cambiare identità. GB

  2. adriano scrive:

    amo il signore degli anelli e tutto tolkien… penso che tu non abbia però letto il libro… altrimenti sapresti che lo hobbit è una fiaba per infanti… 2° il film non è meraviglioso, insomma rispetto al libro intendo … però meglio di così non si poteva fare… mi piacciono le critiche negative aprono gli occhi…. però credo che dire bello o brutto sia inutile , sarebbe meglio cercare di comprendere e afferrare i messaggi e cercare di capire perchè piace a tanta gente… (ho scritto di fretta e ho il vizio dei puntini )

  3. Her@ scrive:

    I Nerd e i fan della serie non ammettono proprio critiche ,anche costruttive, sia sui film che sui libri.
    Io, ad esempio, ho letto “Il Signore degli Anelli” e l’ho trovato di una noia estrema, e mi dà molto fastidio quando qualcuno osanna sia “Lo Hobbit” che la trilogia perché non esiste solo Tolkien a questo mondo.
    I tempi cambiano !
    Il concetto dell’accettazione della critica o dei diversi gusti letterari che proprio non è conteplato nel vocabolario Nerd e fanatici di questo genere .

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