Recensione. DEAD MAN DOWN: un action-noir anomalo e interessante, anche se non così riuscito

IDead Man Down – Il sapore della vendetta, regia di Niels Arden Oplev. Con Colin Farrell, Noomi Rapace, Dominic Cooper, Terrence Howard, Isabelle Huppert.I
Beatrice vuole vendicarsi di chi le ha deturpato la faccia, Victor di chi gli ha distrutto la famiglia. I loro percorsi si incroceranno, dando vita a un film che nei momenti migliori ricorda certi classici di Lang, Hitchcock, Welles (e I soliti sospetti). Peccato che Dead Man Down non creda davvero a se stesso e finisca con l’adeguarsi al modello imperante dell’action adrenalinico e survoltato. Ottima Noomi Rapace. Voto 6 e mezzoI
I primi dati sugli incassi in America, dove Dead Man Down è uscito la scorsa settimana, sono disastrosi. Un rifiuto secco e inappellabile a questo noir che se la tira da americano, ma in realtà nasconde sotto la sua scorza di action adrenalinico umori e malumori parecchio europei. Europeo è il regista, il danese Niels Arden Oplev, meglio conosciuto come il firmatario dei film made in Sweden tratti da Stieg Larsson, quelli arrivati molto prima di Uomini che odiano le donne di David Fincher e che hanno lanciato Noomi Rapace sul mercato internazionale. Ci sa fare, Oplev. Qui muove speditamente la macchina da presa, ci restituisce una New York pericolosa e plumbea come e anche meglio di certi registi born in Usa, non ha riserve mentali autoriali e snobismi vecchio-continentali di fronte alle scene più scatenate. Porta con sè però (e qualcosa lo si deve anche allo script di J.H. Wyman) un disincanto, un senso della desolazione e del male questi sì decisamente europei. Parte bene, Dead Man Down, come certi vecchi noir anni Quaranta-Cinquanta in bianco e nero firmati dai réfugés berlinesi e viennesi a Hollywood. Un uomo e una donna vivono in due appartamenti fronteggianti, si guardano, si spiano dalle rispettive finestre, finchè lei farà la prima mossa e si incontreranno. Beatrice, francese trapiantata con la madre sordastra a New York, ha un piano. Ha visto lui, il vicino Victor, uccidere un uomo (e non si può non pensare all’Hitchcock di La finestra sul cortile e al Brian De Palma di Omicidio a luci rosse) e adesso lo ricatta: gli chiede di uccidere l’ubriaco che ha provocato l’incidente in cui lei è rimastra sfregiata per sempre. Se si rifiuta, lo denuncerà. Victor accetta, instaurando con la sua ricattatrice una relazione ambivalente che è una delle cose migliori di questo film e lo allontana decisamente dallo stereotipo dell’action spara-spara.

Intanto emerge chi sia veramente Victor, apparentemente bodyguard di un boss mafioso, in realtà infiltratosi nella banda per raggiungere chi gli ha ucciso anni prima moglie e figlia e attuare la sua vendetta. Anche lui, come Beatrice viene dall’Europa, per la precisione dall’Ungheria, anche lui ha un passato ingombrante con cui fare i conti. Due vendette, dunque, che si incroceranno e influenzeranno in modo imprevedibile. Dead Man Down è bello e molto promettente fino a quando ci mostra le partite a scacchi giocate sia da Beatrice che da Victor per raggiungere i rispettivi obiettivi, e fino a quando ci ricorda negli incastri e nella complessità di scrittura (e nel gioco continuo di inganni e controinganni) quel capolavoro della doppiezza, del mascheramento, che è I soliti sospetti. In certi momenti c’è un’eco, in questa partitura di ricatti incrociati, del grande cinema di una volta, da Fritz Lang all’Orson Welles di Rapporto confidenziale. Però il plot è eccessivamente labirintico, convoluted direbbero gli angofoni, e il rischio che lo spettatore di oggi, disabituato a ogni complessità (di trama, ma anche di pensiero) ci si perda è altissimo, e sta anche in questo a mio parere il motivo dello smacco al box office Usa. Purtroppo Dead Man Down non crede fino in fondo a se stesso, rinuncia troppo presto alle sue ambizioni di noir insolito, ricco di ombre e sfumature, per ricalcare il paradigma dell’action oggi imperante tutto inseguimenti, sparatorie, agguati, massacri. Il risultato è un oggetto filmico irrisolto e oscillante che finisce con lo scontentare tutte le tipologie di pubblico. Però avercene di prodotti sbagliati, ma interessanti come questo. Colin Farrell, che ultimamente al botteghino non ne sta azzeccando mezza, è un Victor assai sobrio e cool. Noomi Rapace è la vera vincitrice di questo Dead Man Down, un’attrice coraggiosa che non ha paura a portarsi dietro per tutto il film la faccia percorsa da cicatrici (come la Gloria Grahame di Il grande caldo di Lang). Isabelle Huppert fa la Huppert, non senza autoironia, nel ruolo collaterale della madre di Beatrice. Qualcosa di più di una partecipazione speciale.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Recensione. DEAD MAN DOWN: un action-noir anomalo e interessante, anche se non così riuscito

  1. Pingback: Film stasera su Sky: le recensioni (lun. 28 luglio 2014) | Nuovo Cinema Locatelli

  2. Pingback: 12 film stasera in tv (giov. 13 luglio 2017, tv in chiaro) | Nuovo Cinema Locatelli

  3. Pingback: 11 film stasera in tv (giov. 27 luglio 2017, tv in chiaro) | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.