Da noi SPRING BREAKERS non se lo fila nessuno (purtroppo), in America invece è un caso

I4L4H5170.jpgspring3Esce uno dei film più importanti degli ultimi tempi, e non solo, e i giornali – intendo i quotidiani cartacei nazionali che fanno opinione o quel che dell’opinione resta – lo liquidano con qualche riga svogliata, derubricandolo schifiltosamente tra la stravaganza, l’americanata e la sporcaccionata. Mi riferisco, ovvio, a Spring Breakers di Harmony Korine – quattro ragazze e la loro selvaggia vacanza a Miami di armi, droghe, promiscuità e variazioni sessuali – che a Venezia lo scorso settembre aveva scosso pubblico, giornalisti e vari addetti ai lavori, anche se poi aveva ottenuto sulla stampa una flebile eco, sovrastato dal clamore chissà perché riservato a quella trombonata di Bella addormentata di Bellocchio. Finalmente uscito nei nostri cinema il 7 marzo dopo mesi in lista di attesa e letargo distributivo, non se la sta passando tanto bene al box office, raccogliendo molto meno di quanto meriterebbe: questa settimana la miseria di 179.626 euro che, aggiunti a quelli incassati nello scorso weekend, fanno un totale di 833.425. È anche scivolato fuori dalla top ten arretrando al dodicesimo posto, alle spalle perfino di cosacce italiane come Amiche da morire e Ci vuole un gran fisico. Per carità, il pubblico è sovrano, è il mercato che domina e decide (io sono un mercatista convinto), però se a pubblico e mercato si desse un aiutino quando è il caso, non guasterebbe. Cose che si chiamano promozione, marketing, adeguata copertura da parte dei media. Invece Spring Breakers è andato nei cinema in un quasi deserto comunicativo, qui a Milano non è stata fatta neppure un’anteprima stampa, almeno a me non ne è arrivata segnalazione, e le recensioni son state distratte e malmostose, soprattutto da parte di quella stampa che pure si è spesa in elogi ed entusiasmi per capolavori indiscutibili del nostro cinema quali Viva la libertà e Amiche da morire, non so se mi spiego. Quanto alla distribuzione, ha aggiunto un sottotitolo sciagurato, Una vacanza da sballo, lasciando intendere si trattasse di un teen-movie solo un po’ più spinto del normale, insomma robetta e robaccia adatta a gente in tempesta ormonale. Errore capitale. Il film di Korine mette sì in scena quattro ninfette scatenate (l’adorabile termine ninfetta risale agli anni Cinquanta e Sessanta e lo si usava da noi preferibilmente per film con ragazzine disinibite quali I dolci inganni e La voglia matta), ma mica lo si può ridurre a faccenda e bagattella generazionale, è un affresco pop-estremo che, nella sua confezione sgargiante, cerca di restituirci certa follia dionisiaca della nostra contemporaneità, follia che tutti ci tocca e ci riguarda, altrochè. Non ha funzionato il passaparola, anzi il pubblico intellettual-medioborghese di sciure e sciuri non è neanche andato a vederlo, lo ha disertato e un po’ schifato, mi riferisco al pubblico che di sè ha una certa considerazione, e dunque disdegna i prodotti smaccatamente commerciali e cerca l’elevazione autoriale e l’engagement attenendosi scrupolosamente a consigli e sconsigli tracciati dagli opinion makers, i cine-recensori dei loro adorati quotidiani cartacei e di certe trasmissioni tv radicalscicchiste. Un pubblico assai più conformista e bon ton e bacchettone di quanto non creda e dica di essere, disposto a sciropparsi le peggio cose politically correct e miserabiliste e terzomondiste, ma che arriccia il naso davanti a film scorrettissimi e grazie a Dio ‘sconvenienti’ come questo di Korine. Il risultato è quello, sconsolante, che abbiamo sotto gli occhi. Di Spring Breakers non frega niente a nessuno, gli incassi languono, l’interesse intorno scema, anzi non si è mai neppure innescato. Il mio amico di Facebook Andrea Bruni, esperto cinematografico di gran razza e di intelligenza critica acuminata, se ne lamentava qualche giorno fa, lui che il film lo ha adorato fin da quando l’ha visto a Venezia. Che dire, caro Andrea: credo che su FB gli unici ad aver speso qualche parola buona a proposito di SB siamo stati te ed io, il resto nisba mi sembra. Pensare che i frequentatori di social network son sempre pronti a riprendere e rilanciare e promuovere la minima cazzata  e ciofeca, invece stavolta che la carne buona c’era, un silenzio assordante. Così va il mondo virtuale, e non solo. In America invece le cose si stanno mettendo nel modo assolutamente opposto, per fortuna. Tenuto nel freezer per parecchi mesi, il film di Harmony Korine è finalmente uscito lo scorso venerdì, anche se in sole tre sale, due a New York e una a Los Angeles, come si fa per i film d’autore che necessitano di cure distributive particolari. Si incomincia, tanto per non sbagliare, in un numero limitato di cinema e poi, se il test funziona, via con il lancio in altre centinaia e migliaia su tutto il territorio americano. I dati del primo weekend di programmazione sono strabilianti: 270mila dollari l’incasso totale, con una media per sala semplicemente sensazionale di 90mila, una cifra che fa di Spring Breakers la decima migliore uscita di sempre negli Stati Uniti per un live action movie, cioè un non cartone animato. Alla A24, la casa disitributrice, sono felicemente esterrefatti, tant’è che hanno programmato per il prossimo weekend l’estensione del film a 1000 cinema. “I continui sold-out a New York e Los Angeles ci hanno costretto ad aumentare le proiezioni per far fronte all’incredibile domanda del pubblico”, gongola Nicolette Aizenberg della A24. Che aggiunge: “Un fenomeno culturale è stato ufficialmente lanciato questo weekend”. Ecco, sta qui la vera differenza. Spring Breakers, grazie soprattutto a un’accorta strategia comunicazionale (oltre che per i suoi meriti intrinseci, ovvio), è diventato in America uno di quei film da vedere assolutamente, un caso che travalica gli stessi confini cinematografici. Da noi questa molla non è scattata, anche perché nessuno si è preoccupato di caricarla a dovere. Se questo blog avesse il potere e la potenza di fuoco di convincere e convogliare centinaia di migliaia di gente ad andarlo a vedere direi: correte subito, non perdetevelo prima che lo tolgano (ecco, l’ho detto, e chissà che non succeda il miracolo. Come dicevano le vecchie zie: mai mettere limiti alla Provvidenza).
Postilla: anche in Francia sembrano crederci parecchio. Spring Breakers è stato messo in copertina sia dagli autorevoli e immarcescibili Cahiers du Cinéma che da Les Inrockutibles. Imparassero le nostre vestali della critica smorfiosa.

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5 risposte a Da noi SPRING BREAKERS non se lo fila nessuno (purtroppo), in America invece è un caso

  1. Anonimo scrive:

    Carissimo Luigi,
    mi permetto di chiamarla per nome perché da tempo la seguo e leggo avidamente e con grande interesse le sue recensioni e le sue cronache dai festival cinematografici (e per tutto questo non finirò mai di ringraziarla).
    Sono tra quelli che hanno scelto di vedere, in un piovoso e melanconico pomeriggio milanese, Spring Breakers (e mi fermo qui, perché anch’io trovo grottesca l’appendice tutta italiana che è stata aggiunta al titolo originale). L’ho visto al Ducale di piazza Napoli e non nel più centrale Odeon (detesto la pubblicità ingombrante che questa sala impone al suo pubblico).
    Non voglio sostituirmi a lei e tediarla con le mie annaspanti osservazioni pseudocritiche; semplicemente vorrei portarle la mia solidarietà e aggiungermi alla schiera, a quanto sembra sparuta, di coloro che hanno riconosciuto in Spring Breakers un film perturbante ma anche seducente (perché capace di farti penetrare nelle sue sconosciute e ammalianti atmosfere, senza peraltro dare giudizi espliciti), capace di spiazzare in modo urticante lo spettatore (e di questi tempi non è poco!) e di sconvolgere (nel senso di mettere in disordine) la sua visione, senza per questo, lo ripeto ancora perché trovo che sia geniale, esprimere alcun giudizio.
    Un’ultima annotazione “di costume”: la sala dove ho visto il film era pressoché vuota, ma dietro di me si è seduto un gruppo di teenager popcorn-muniti attratti da un trailer che faceva presagire chissà cosa (durante il film li ho sentiti dire: ma il trailer non era così!) e subito annoiati dalle atmosfere del film e pronti a ridere delle ripetizioni (di immagini e di parole), a mio parere per nulla casuali e anzi funzionali alla storia.
    Fine dello sproloquio.
    Ancora grazie per aver consigliato questo (e anche altri) film… e non è piaggeria.
    Paola

    • luigilocatelli scrive:

      Grazie a lei per il commento. Che mi conferma nell’idea di come Spring Breakers sia stato sciaguratamente lanciato quale teen-movie per un pubblico popcorn-munito, come scrive lei con felice definizione. Con il risultato che il pubblico dei buoni film non lo va a vedere, e i teenagers che ci vanno (quei pochi) restano delusi.

  2. leandro scrive:

    Secondo me in America ha avuto questo successo perchè lo Spring Break è un fenomeno americano…sinceramente il film è stato anche promosso, in tv ho visto molta pubblicità riguardo questo film…secondo me hanno influito tanti fattori sul flop in Italia…il fatto che da noi la pausa di primavera sia un fenomeno sconosciuto, il fatto che dalle immagini sembri un film estivo mentre in Italia si sta attraversando un periodo di freddo invernale, Selena Gomez probabilmente qua è meno conosciuta e tanti altri…il marketing è un arte a sè…e comunque il fatto che i film di rilevanza artistica vendano poco è da sempre una questione in sospeso, probabilmente il film non piacerà a tante persone e non si può pretendere che tutti abbiano una sensibilità cinematografica per apprezzare questo tipo di film. Se uno avesse la minima voglia di informarsi capirebbe che questo è un film da vedere.

  3. gpc scrive:

    Ebbene Luigi questa volta non sono d’accordo col tuo giudizio: il film mi ha lasciato pressoché indifferente. Ho trovato le sue esagerazioni sempre conformi a modelli già esplorati. Certo, la tua recensione è veritiera, eppure quando li ho visti con i miei occhi, tutti i pregi da te descritti non mi sono più sembrati pregi, ma la normale confezione di un prodotto rimasto superficiale (e pieno di spunti non approfonditi).

    Ovviamente mi piacerebbe avere qualche spunto in più per cambiare idea, poiché non avendo capito tanto entusiasmo da parte tua, mi rimane il dubbio di non aver colto qualcosa di fondamentale.

    Giovanni

    P.s. Siamo sicuri che la droga fumata nei bong sia crack? Non mi risulta che la combustione sia un modo efficace per assumerlo: si preferisce quasi sempre la vaporizzazione (stagnola e accendino). Secondo me è semplice marijuana o hashish

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