Recensione. COME UN TUONO, una saga che mette insieme action e melodramma. Bello davvero

 

PBTP22PBTP01Come un tuono (The Place Beyond the Pines), regia di Derek Cianfrance. Con Ryan Gosling, Bradley Cooper, Eva Mendes, Ray Liotta, Rose Byrne, Bruce Greenwood, Dane DeHaan, Emory Cohen.PBTP12
Ambizioso e assai riuscito. Parte come action, svolta in crime story e melodramma. Protagonisti un motociclista acrobatico che rapina banche, un poliziotto molto rampante e i loro due figli: una storia poderosa che si snoda lungo quindici anni e due generazioni, e in tre blocchi narrativi. Con i due attori del momento, Ryan Gosling e Bradley Cooper. Uno dei più bei film degli ultimi mesi. Voto tra il 7 e l’8PBTP07
Signori, abbiamo un autore. Derek Cianfrance s’era fatto valere con Blue Valentine – uscito (con due anni di ritardo) nei nostri cinema e purtroppo subito sparito – e adesso si conferma con questo Come un tuono, titolo italiano che machizza e banalizza l’originale e più evocativo Il posto al di là dei pini. Finalmente un regista che ha delle ambizioni e alti obiettivi e non si vergogna a perseguirli. L’ambizione, innanzitutto, di raccontare una storia complessa, una saga che si dispiega lungo quindici anni alternando e assemblando personaggi, storie e sottostorie senza mai perdere la rotta e, miracolo, senza annoiare un attimo. Due ore e venti che non dico volano via, ma certo non ti fanno mai controllare ansiosamente l’orologio, e scusate se è poco. Cianfrance ha stile, sa girare ecome, e ce lo mostra subito nella sequenza iniziale, con Ryan Gosling ripreso di spalle e seguito nella sua camminata in un piano sequenza lungo e virtuosistico (i piani sequenza son sempre, per forza, virtuosistici, perché richiedono mestiere e tecnica ineccepibili). Grazie a Dio il ritmo non è mai forsennato, nemmeno nei momenti più adrenalinici della prima parte, adeguandosi invece alla sinuosità di una narrazione dai molti tornanti e dalle molte svolte, concitata sì nella tensione che attanaglia i personaggi, ma distesa come ha da essere un complicato affresco che si estende su due generazioni e ingloba e intreccia molte esistenze cortocircuitandole e provocando punti di collisione, contatto, incontro, frattura, esplosione. C’è qualcosa, in Come un tuono, che ricorda l’epica coppoliana dei due primi Padrini, con quel senso del fato, con quelle colpe dei padri che ricadono sui figli, e quella voglia anni Settanta di costruire poderosi spaccati socio-antropologici mimetizzandoli in racconti di presa infallibile sul pubblico. Non bastasse, Cianfrance alterna – più che mescolare – i generi. Parte con l’action più sfrontato e scatenato (il Luke di Ryan Gosling sembra la reincarnazione del suo personaggio di Drive, solo in versione motociclistica), vira sul crime e il poliziesco più torvo e oscuro, svolta e finisce in puro melodramma, e sempre mantenendo saldamente in mano il film. Come un tuono è anche un prodotto che mira al cuore del pubblico sia femminile che maschile, accontendando in egual misura entrambi, perché alternando i generi (cinematografici) evita le secche del genere di riferimento. Ma l’azzardo più grande sta in una costruzione per niente usuale, a blocchi, con personaggi e riferimenti che tornano e si intersecano, ma che restano distinti, e ogni blocco è costruito intorno a un perno narrativo diverso. Il film si compone di tre episodi. Nel primo il motociclista acrobatico Luke (Ryan Gosling) scopre di avere avuto un figlio da una storia cominciata e subito finita con la ispanica Romina (Eva Mendes). Abbandona il circo, vuole pensare a quel figlio, fare qualcosa per lui, fare i soldi per lui. Si trasforma in rapinatore di banche, ma l’esito sarà drammatico. Nel secondo episodio il protagonista è invece l’agente  Avery Cross, colui che ha messo fine all’avventura da rapinatore di Luke. Su quel fatto costruirà abilmente e cinicamente la sua ascesa a viceprocuratore (e successivamente  a procuratore) distrettuale, ergendosi anche a paladino della lotta alla corruzione all’interno della polizia. Nel terzo episodio tutti i sentieri narrativi precedenti convergono: al centro stavolta ci sono i due figli di Luke e di Avery, l’ucciso e l’uccisore. Ormai sedicenni, si incontrano, si frequentano, scatenando imprevedibili effetti a catena sulle proprie vite e su quelle delle loro famiglie. Una struttura circolare, con un’ultima sequenza che riprende e cita quella iniziale. Si ritrovano, qua e là, echi di molto cinema del passato. Non solo il Coppola più classico, ma anche il Visconti di Rocco, e molto, molto Elia Kazan, dalla Valle dell’Eden ad America America. Melodramma, epos, drammi familiari, e ancora, ricchi (Bradley Cooper e il suo mondo) contro poveri (Luke e l’ispanica Romina). Qualcosa cui il cinema recente ci aveva disabituato e che sembrava irrimediabilmente obsoleto, e invece rivitalizzato da un regista quarantenne con talento e, ebbene sì, palle. Come un tuono ha anche la fortuna di contare sui due attori trentenni oggi di maggior peso e impatto commerciale, Ryan Gosling e Bradley Cooper, due star che solo in una scena si incontrano, come succedeva a Al Pacino e Robert DeNiro in Heat di Michael Mann. Tra i due vince Gosling, con un personaggio-icona (muscoli, tatuaggi ovunque compresa una spada sotto l’occhio sinistro, T-shirt strappata e rivoltata, pantaloni con teschi stampati) che replica autocitazionisticamente quello cucitogli addosso da Refn in Drive, e che quando scompare dalla scena lascia dietro di sè una scia, un’aura, che pervade tutto il film fino alla fine. Romina è Eva Mendes, attrice coraggiosa: dopo Il cattivo tenente versione Herzog e Holy Motors è adesso in quest’altro film indipendente e non piegato alle regole del marketing. I due ragazzi, infine. Dane DeHaan, già visto nel bellissimo Chronicle e in Lawless e che qui è Jason, si inserisce nella linea dei giovani attori bravi, delicati e nevrotici, quella per intenderci dei Montgomery Clift e River Phoenix (e qualcosa di James Dean). Ma forse la vera sorpresa è Emory Cohen, il figlio di Avery Cross-Bradley Cooper, perfetto, nella sua minacciosa fisicità, come piccola macchina del male produttrice di bullismi e varie prepotenze.

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