Recensione. PASSIONE SINISTRA: quando destra e sinistra si incontrano (a letto). Una commedia vedibile

29Passione sinistra, regia di Marco Ponti. Con Valentina Lodovini, Alessandro Preziosi, Vinicio Marchioni, Eva Riccobono, Geppi Cucciari.5
L’inciucio tra destra e sinistra si fa a letto. Lei è una pasionaria scarmigliata sempre pronta a una qualche battaglia à gauche, lui è un arrogante riccastro romano di tendenza berlusconide: incarnazioni di due Italie che si detestano (neanche tanto cordialmente). Si incontrano, baruffano rinfacciandosi di tutto, poi cadranno innamorati. Idea non nuova, che riesce però a dar vita a una commedia abbastanza garbata e decorosa se rapportata alla media della nostra cineproduzione. E poi, prendiamola come un invito alla reciproca tolleranza, alla pacificazione nazionale. Voto 66
Ma sì, non è poi così male questa commedia italiana che almeno evita i toni grevi delle farsacce plebee e tenta eroicamente la strada del garbo e dell’ironia. Diciamo, una commedia (abbastanza, relativamente) sofisticata con qualche sottigliezza di scrittura, qualche voglia di disegnare caratteri non così monodimensionali, qualche piccolissima ambizione di satireggiare malvezzi e pregiudizi politici e tardo-ideologici di questo paese. L’idea, non nuova per la verità, è prendere le due Italie ferocemente divise e nemiche, quella di sinistra e quella di destra (o meglio, berlusconiana), e metterle a confronto-scontro, e fare di questa collisione il motore narrativo di una romantic comedy. Stavolta quello che i grillini si ostinano a chiamare (con orrenda, volgarissima parola) inciucio – ovvero se non la pacificazione almeno la tregua tra i due schieramenti opposti e nemici – avviene a letto: amando, facendo l’amore. Lei, Nina, è una ragazzona scarmigliata e veemente sempre pronta a battagliare per qualche battaglia goscista, lui, Giulio, è di quella borghesia romana naturalmente, geneticamente di destra – e di destra anche dura – frequentatrice di circoli pseudoesclusivi che son poi ritrovi di smargniffoni vari e intrallazzatori e palazzinari ed escort e quant’altro. O tali, almeno, si ostina a vederli il popolo progressista. La prima sta con uno scrittore de’ sinistra di romanzucci di seconda serie sempre a caccia di un invito da Fazio per lanciare la sua ultima opera, il secondo s’accompagna a una bionda svampita quanto bellissima, di ignoranza abissale. La prima mantiene il compagno intellettuale, il secondo la bionda statuina. Appartengono a mondi così lontani e reciprocamente escludentesi che non si incontrebbero mai, se non fosse che Nina finisce con l’ereditare dal padre neodefunto – di cui custodisce devotamente le ceneri in attesa del luogo giusto in cui disperderle – una villona con vista meravigliosa su costa marina della quale non immaginava l’esistenza. La metterà in vendita alla modica cifra di 2 milioni e 300mila euro (sentendosi comunque sempre molto di sinistra, con l’alibi che tanto quei soldi li devolverà in beneficienza: ma quando? ma a chi?) e naturalmente a farsi avanti per comprarla sarà Giulio. Come infinite sophisticated comedy americane ci hanno insegnato (e non solo: c’è pure lo Shakespeare della Bisbetica domata) i due barufferanno, si detesteranno, si troveranno insopportabili uno all’altra, si rinfacceranno vizi e peccati, finchè cadranno innamorati. Ora, la trovata sarà anche non di nuovissimo conio – l’idea di cortocircuitare sinistra spocchiosa e altera e “antropologicamente superiore” con destra becera e godona l’aveva già avuta per dire il Virzì di Ferie d’agosto – però funziona abbstanza, e qualche momento di godimento e qualche sorriso riesce a darceli. Il rinfaccio vicendevole (lei a lui: “Voi non pensate che ai soldi e alle escort”, lui a lei: “Chissà che fatica dev’essere sentirsi sempre superiori e migliori degli altri”) è arguto e qualche bersaglio lo coglie. Si dirà: ma son cliché. Dico: è questo paese che dipinge e mostrifica l’altro da sè, l’avversario, secondo i peggiori cliché. Il film non fa altro che prenderne atto e farne materia di racconto. Dietro questa commediola o commediuccia si intravede lo spettro quello sì sinistro e spaventoso di un paese eternamente diviso, anzi spaccato, che rifugge da ogni possibile conciliazione, che persegue tenacemente solo l’interesse di parte e cerca ossessivamente lo scontro duro fino all’annientamento (politico, perfino fisico) dell’avversario, un paese di reciproche intolleranze, dove l’aggressività di una parte produce e legittima quella dell’altra, in un circolo vizioso senza fine di azione-reazione. Quanto abbiamo visto in questi giorni attorno alle votazioni per il Quirinale ha rivelato per l’ennesima volta questa faccia malsana, e allora almeno ridiamoci un po’ su con questo Passione sinistra. Film che comunque funziona meglio finchè mostra tra i due protagonisti le differenze e le baruffe, meno quando si avvicina all’happy end: il passaggio dallo scontro all’amore è brusco, non così ben raccontato e motivato. Valentina Lodovini è una Nina attendibile, Alessandro Preziosi come Giulio-il-destro è parecchio bravo, e anche la sua naturale ingessatura riesce ad essere funzionale al personaggio (Preziosi è perfetto anche in Il volto di un’altra di Pappi Corsicato, un attore su cui ormai si può contare). Vinicio Marchioni è lo scrittore goscista, cui conferisce il giusto grado di antipatia e paracullagine. Una piccola, buona sorpresa è Eva Riccobono quale reincarnazione dell’archetipale dumb blonde. Già, c’è anche Geppi Cucciari, stranamente sfuocata e non sintonizzata, come catapultata da un altro film.

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Una risposta a Recensione. PASSIONE SINISTRA: quando destra e sinistra si incontrano (a letto). Una commedia vedibile

  1. Anonimo scrive:

    mi è piaciuto. Questo è vero non solo per l’Italia

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