Recensione. AFTER EARTH con Will Smith e figlio: faccende di famiglia in forma di sci-fi

AE107After Earth, regia di M. Night Shyamalan. Con Will Smith, Jaden Smith, Sophie Okonedo, Zoë Isabella Kravitz. Nei cinema da giovedì 6 giugno.AE114
Will Smith e il rampollo Jaden sono padre e figlio in un fantascientifico-action che è un classico racconto di formazione maschile e un riattraversamento di miti e storie, dal Graal a San Giorgio e il drago. Ma che è, soprattutto, un vehicle messo in piedi da Will Smith (oltre che interprete, anche autore del soggetto e co-produttore) per lanciare l’erede tra le star. Dirige il M. Night Shyamalan del Sesto senso. Voto: 5 menoAE105
Scusate, signori Will e Jaden Smith, ma perché i vostri affari di famiglia e le vostre paturnie padre-figlio (che son poi quelle, mica tanto speciali, di ogni padre e ogni figlio) non ve li sbrigate in famiglia, tra di voi, tra le vostre privatissime mura di casa? Perché dovete ammannircele in forma di film appena appena schermate da un plottino fantascientifico come questo After Earth? Dove vediamo un padre, affermato generale di certe forze speciali chiamate con scarsa fantasia Rangers (Will Smith, ovvio), che guida a distanza il figlioletto adolescente impegnato in una missione impossibile (Jaden Smith, altrettanto ovvio). E se da una parte sembra a noi spettatori di trovarci di fronte al lessico famigliare spalancato degli Smith, ed è una cosa che ci imbarazza e ci fa sentire indiscreti e un po’ voyeur, dall’altra l’impressione è che, forse, il divo massimo Will Smith, il più grande moneymaker degli ultimi quindici anni di Hollywood, voglia solo lanciare il rampollo e far di tutto per trasformarlo in una star del suo stesso calibro. Come quei capi d’azienda che portano l’erede in fabbrica per introdurlo al mestiere e al comando, e “un giorno, ragazzo, tutto questo sarà tuo e dunque sarà bene che ti metta sotto a imparare”. Ecco, questo After Earth, che qua e là non è nemmeno così malvagio, si fa fatica a sopportarlo non solo per certe allusioni (volontarie? inconsce?) autobiografiche, ma anche per l’evidente smania della big star Will Smith di nominare coram populo il giovane, ancora molto giovane Jaden, erede del suo ruolo divistico. Solo che, purtroppo per lui, non è come trasmettere un patrimonio. Star lo si diventa per qualità proprie e, anche se inizialmente il nome e l’appartenenza di famiglia possono aiutare, poi devi mostrare di farcela da solo. Due casi su tutti, Jane Fonda e Michael Douglas. Può darsi che il giovane Jaden le qualità le abbia, però per favore papà non sia così sfacciato nel promuoverlo, che quasi quasi After Earth sembra una raccomandazione, un caso di familismo, e non è mica tanto bello, suvvia. Difatti, chi è l’autore del soggetto? Avete indovinato: Will Smith. E il produttore? Avete indovinato ancora: Will Smith, con la moglie Jada Pinkett Smith e un certo Caleeb Pinkett che, azzardo, potrebbe essere il fratello di lei.
Siamo sul pianeta Nova Prime, patria e rifugio degli umani da quando, mille anni prima, hanno dovuto abbandonare la Terra distrutta da cataclismi, inquinamenti e altri disastri (che il regista Shyamalan riassume all’inizo con una rapida sequenza di immagini assai emblematiche e pregne di messaggi ecologisti). Zoomata sulla famiglia del valoroso generale dei Rangers Cypher, della moglie di lui e del figlio Kitai, il quale, cadetto, ha appena fallito la prova di ammissione proprio ai Rangers in cui eccelle papà. Potete immaginare come si senta avvilito il pargolo e incazzato il genitore: si rischia la deflagrazione di una crisi edipica di massima potenza. Per fortuna interviene la mamma a cercare di riannodare l’ansimante e pericolantissima storia padre-figlio: “Ma caro Cypher, non essere tanto brusco con lui, perché non fai qualcosa per venirgli incontro? In fondo, cerca solo di piacerti”. Sicché daddy ha l’idea, che si rivelerà ben presto pessima, di coinvolgere il junior in una missione spaziale verso non si sa dove. Lo scopo, si scoprirà, è quello di trasportare (imprigionato e sotto custodia armata) un temibile mostro di origine ursina nemico degli umani, che gli umani anzi li azzanna e li squarta non appena avverte la loro presenza annusando i feromoni emessi quando sono impauriti. Solo chi, come il valoroso generale Cyher, ha saputo vincere in sè la paura e dunque bloccato i feromoni relativi, è riuscito a sopravvivere ai tremendi orsi-mostro rendendosi a loro invisibile, o meglio, non percettibile. Intanto la nave spaziale si imbatte in una tremenda tempesta di asteroidi ed è costretta a un atterraggio di emergenza. Dove? Ma proprio sul pianeta Terra abbandonato mille anni prima, sul quale nel frattempo si sono evolute specie animali votate alla distruzione di ogni essere umano che capiti a tiro. Nell’atterraggio tutti muoiono tranne, guardacaso, papà Cypher, però rimasto con le gambe spezzate, e il figliolo Kitai. Quanto all’orso-mostro in gabbia, che fine avrà fatto? Lo scopriremo più avanti. È che nel disastroso impatto si è rotto il trasmettitore intergalattico che avrebbe consentito ai due sopravvissuti di comunicare con il loro pianeta e chiedere aiuto. “Figliolo, ce n’è un altro nella coda della nave spaziale, che però si è staccata e si trova a cento chilometri da qui. Io non posso andarci a recuperarlo, ci devi andare tu”, dice il genitore dalle gambe spezzate. Agiungendo: “Non temere, ti guiderò da lontano”. Ecco, ci siamo. Il ragazzo – sotto la guida del papà mentore – deve attraversare una landa sconosciuta, desolata e piena di ogni possibile pericolo per raggiungere l’oggetto salvifico, chiamatelo pure Santo Graal, e assurgere allo status di eroe (e di uomo adulto): il più classico racconto di formazione maschile così come ce l’hanno consegnato mille miti e mille storie. Kitai ne dovrà patire di tutti i colori e tutti i tipi, fino allo scontro finale con l’orso-mostro nel quale impugnerà tanto di spada come San Giorgio con il drago. Grattando la vernice della finzione, è facile anche intravedere papà Will Smith che pilota l’erede verso il Santo Graal del successo. Solo che, come ha scritto un critico americano, il giovane Jaden che in altri film, come il remake di Karate Kid, aveva dato prova di una certa intensità drammatica, qui alle prese con l’action sembra spaesato e non proprio nel suo elemento naturale. Come se papà l’avesse costretto in un ruolo a propria immagine e somiglianza che però non è il suo, non gli è congeniale, non gli appartiene. Il film, nonostante questi prevaricanti e spesso fastidiosi sottotesti, riesce in alcuni momenti a essere un buon avventuroso. M. Night Shyamalan sa – è il suo talento – restituire il senso della minaccia, del mistero, della sospensione, e il lungo viaggio del giovane Kitai in un mondo oscuro, periglioso e sconosciuto lo sa rendere al meglio. Purtroppo la tensione spesso cala (è difficile tenere in piedi un action-sci fi con solo due personaggi), l’avventura lascia il posto alla contemplazione (assai nelle corde del regista, peraltro) e ci si annoia abbastanza. Non aiutano i dialoghi seriosissimi e sentenziosi e finto-sapienzali, con un Will Smith impegnato a gureggiare. Finale oltretuto con una battuta tremenda che rischia di rovinare quel che di buono il film, nonostante tutto, aveva fatto vedere, ovvero un’educazione maschile e alla virilità grazie a Dio piuttosto tradizionale e classica. Ma si può in questi tempi di demonizzazione del maschile e di strisciante, e anche evidente, femminilizzazione della vita, del sociale, dei valori, mostrare davvero un processo di educazione virile senza chiedere scusa? No che non si può. Difatti, ecco arrivare quella battura finale che lascio a voi scoprire, nel caso abbiate voglia di andarvi a vedere il film (che negli Stati Uniti, dove è uscito lo scorso weekend, non ha fatto il botto, rimanendo come incassi al di sotto delle aspettative, e se è per questo, anche i recensori di carta stampata e web sono andati giù pesante).

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4 risposte a Recensione. AFTER EARTH con Will Smith e figlio: faccende di famiglia in forma di sci-fi

  1. massimogalli scrive:

    son d’accordo… non è un granché… mi aspettavo di più… specialmente perché gli altri dilm sono migliori… ma forse Smith è meglio come attore che come produttore… e allora fai l’attore… consigliato? no!

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