Recensione. LA GENTE CHE STA BENE: grottesco all’italiana riuscito a metà (anche un po’ meno)

foto-la-gente-che-sta-bene-17-lowLa gente che sta bene, un film di Francesco Patierno. Con Claudio Bisio, Margherita Buy, Diego Abatantuono, Jennipher Rodriguez, Carlo Buccirosso.
foto-la-gente-che-sta-bene-6-lowRitratto di un avvocato d’affari made in Milano dalla morale assai elastica e pronto a tutto pur di scalare la montagna della ricchezza e del successo. Ma non tutto andrà per il verso giusto, anzi. Patierno tenta la strada poco praticata dalle nostre parti del grottesco, forse (forse) rifacendosi ai classici di Elio Petri. Ma non si decide ad andare fino in fondo e a due terzi del film vira sul patetico-buonistico. Peccato. Abatantuono miscast, Bisio logorroico. Voto (nonostante tutto) 6 e mezzo.
foto-la-gente-che-sta-bene-16-lowfoto-la-gente-che-sta-bene-5-lowNo, non è la solita commedia italiana, veterovanziniana o neocaruccia o post cinepanettonica che sia. Francesco Patierno, che ha già messo la firma su film come Cose dell’altro mondo e La guerra dei vulcani sul cine-duello isolano tra Anna Magnani e Ingrid Bergman, ci prova a percorrere una strada tutta sua, almeno nel panorama del nostro cinema d’oggi, tirando fuori una vena grottesca e deformatoria che ha per antecedenti illustri Pietro Germi e, soprattutto, Elio Petri. Peccato che La gente che sta bene non crede fino in fondo nemmeno a se stesso e al proprio progetto, con Patierno che dà l’impressione di non voler pigiare troppo sull’acceleratore di certe mostrificazioni e deformazioni onde non allarmare troppo il potenziale pubblico. Tant’è che, in prefinale, vira incongruamente verso il patetico-brillante-moralistico, insomma nel solito trionfo della virtù in stile italiano. Che va bene provarci con la perfidia e i veleni e le boccette degli acidi, ma esagerare mai, che poi lo spettatore arriccia il naso e si eclissa. Un cambio così repentino e incongruo di registro da rischiare di rovinare anche quel che di buono s’era visto fino a quel momento. Intanto, bisognerà pur dire e constatare – vedendo questo La gente che sta bene, il recente Il materiale umano di Virzì e l’imminente Smetto quando voglio – che il nostro cinema sembra ossessivamente percorso dal tema dei soldi, dell’avidità, della rapacità, dell’arricchimento o, al contrario e specularmante, dell’impoverimento. Il denaro, nelle sue varie declinazioni, nella sua sovrabbondanza o nella sua mancanza (e spesso le due si susseguono e alternano nella stessa narrazione), rischia di diventare quel che fino a ieri è stato (è sempre stato?) il sesso. I soldi sono il nuovo eros. Il cinema americano peraltro fa lo stesso, vedi il caso clamorosisssimo di The Wolf of Wall Street. Ancora una volta, qui nel film di Patierno, vediamo i furbi, i maneggioni, gli smargniffoni, i riches d’Italie più o meno nouveaux, in tutta la loro tracotanza, descritti e dipinti come in un Otto Dix o Grosz de’ noantri quali essere ignobili e repellenti. Il nostro, si sa, è paese che ama il denaro ma non chi ce l’ha, anche quando l’ha fatto coi propri meriti e il proprio ingegno, perché qui – dove calvinismo e riforma non sono mai arrivati – il soldo è sempre, inesorabilmente, sterco del demonio e sozzeria destinata a lordare chiunque lo maneggi. Ecco difatti questo film mostrarci le gesta dell’avvocato d’affari, ovviamente milanese, Umberto Dorloni, cui sembra andar tutto bene, dotato di una moglie bella e intelligente (Margherita Buy) che non si capisce bene perché stia con uno così, con due figli, una molto ambita promozione ormai a portata di mano, e un discreto successo anche social-mondano. Uno dalla lingua irrefrenabile, un brillantone con il genio di rivoltar sempre le cose a proprio vantaggio, pronto però ad allinearsi alla durezza dominante e a licenziare senza motivo, così, per mostrare i muscoli al mondo, un poverocristo mite e mesto. Ma un giorno tocca a lui a venire tagliato come un ramo secco, è la legge del business bellezza. Solo che proprio quando rischia di perdere tutto ecco un super avvocato (che è, incongruamente, Diego Abatantuono; ma vi pare credibile Abatantuono come altoborghese degli alti salotti degli affari all’ombra della Madunina?) lo vuole con sé per uno studio internazionale di cui si va ad aprire la sede italiana. Intanto, giusto per non farsi mancare nulla, il nostro pensa bene di averci una storia con la di lui moglie, una ragazza lunare, mattocca, patetica e commovente, naturalmente anarchica, che è il miglior personaggio del film, benissimo interpretata da una Jennipher Rodriguez di cui nulla so (che sia la Jennipher che molti anni fa partecipò a un reality del genere Fattoria?). Seguono fatti, fattacci, rovesci di fortuna, avvitamenti e twist di cui non è il caso di spoilerare. La prima parte funziona abbastanza, nonostante l’improbabile Abatantuono e un Bisio insopportabilmente logorroico, che quando la ragazza gli urla “smetti di parlare, taci un momento” vien voglia di applaudirla. Funziona abbastanza l’approccio grottesco, purché abbastanza timido, di Patierno. Nell’ultima parte purtroppo tutto frana. Ma La gente che sta bene è un film da non malmenare, che almeno ci prova a seguire un tracciato meno prevedibile e convenzionale, anche perché Patierno mostra di avere uno stile, una sua idea e una visione di cinema. Solo che avrebbe dovuto sfrondare, asciugare, aumentare la dose di acido e di sana e robusta cattiveria. Peccato, e però accontentiamoci.

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Una risposta a Recensione. LA GENTE CHE STA BENE: grottesco all’italiana riuscito a metà (anche un po’ meno)

  1. marco1946 scrive:

    concordo
    parte bene, descrivendo la feroce anarchia del capitalismo avanzato (eri un brillante avvocato e ti ritrovi cameriere) e accennando ad adolescenti allo sbando che si fanno filmare nel cesso della scuola con le tette al vento; IL FINALE DELUDE; buonismo poco credibile: una mamma con 3 figli diventa principe del foro e il marito (che ERA un mezzo padreterno) trova la felicità nel portare la carrozzina ai giardinetti
    il film sarebbe stato perfetto se finiva 25 minuti prima, con l’incidente stradale (morti tutti e due, titoli di coda, nessun animale è stato maltrattato…)
    non ho capito la scena alla stazione dei Carabinieri
    comunque BRAVO PATIERNO; insisti, puoi migliorare

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