I film migliori di stasera in tv (lun. 17 marzo 2014 – tv in chiaro)

12 film. Yorgos Lanthimos (con uno dei titoli-manifesto del nuovo cinema greco). Josef von Sternberg, Quentin Tarantino, Fernando Di Leo, Ben Affleck, Marco Tullio Giordana. Red, il Marigold Hotel delle spy stories. Un Bruce Lee autentico. E altro.

Alps di Yorgos Lanthimos, Rai 3, ore 1,15.
alps-photo2Mea culpa, mea maxima culpa. Sì, pentito mi batto il petto per non aver capito la statura di questo film allorquando mi capitò di vederlo, percependolo come un ufo planato nella mia mente e dentro la mia coscienza, al festival di Venezia 2011 dov’era in concorso. Chiedo venia per averlo malmenato (la mia recensione di allora). Questo Alps di Yorgos Lanthimos nel tempo è cresciuto nella mia testa, fino a diventare una delle esperienze cinematografiche più incisive e disturbanti, incisiva perché disturbante, degli anni recenti. Ho capito Alps (o Alpis) man mano che m’è capitato poi di vedere altri film, altri lavori – penso a Miss Violence, penso a Luton visto al Torino Festival – provenienti da quella nouvelle vague del cinema greco che in Lanthimos e Athina Rachel Tsangari ha i suoi capifila, ma non gli unici rapresentanti. Cinema del malessere, talvolta sordido e maleodorante, come un Haneke risciacquato in melmose e torbide acque del sud europeo. Alpis è il nome di un’agenzia che, in una Grecia plumbea e opprimente (probabilmente interna), affitta speciali impersonator pronti a recitare a chi ne faccia richiesta il ruolo di persone scomparse, morte. Un’idea sensazionale e insieme perversa, e lo svolgimento del film non tralascia nulla perché rimaniamo scossi e un filo schifati. Compreso il sesso tra chi paga e chi si fa ingaggiare, anche se la prostituzione sarebbe bandita dalle regole dell’agenzia. Tra gli attori la meravigliosa Ariane Labed, già vincitrice a Venzia della Coppa Volpi per Attenberg della Tsangari, e rivista più di recente in Before Midnight di Linklater.
La mia recensione di Alps del settembre 2011.

L’avventuriero di Macao di Josef von Sternberg, Rete Capri, ore 21,00.
Uno dei film più belli di questi ultimi anni, L’ultima volta che vidi Macao dei portoghesi João Rui Guerra da Mata e João Pedro Rodrigues, è un esplicito, dichiarato omaggio proprio a Josef von Sternberg e a questo suo L’avventuriero di Macao. Tanto da aprirsi con un trans che rifà la performance canora di Jane Russell di quel von Sternberg-movie. Bianco e nero del 1952, è una delle opere terminali del suo regista, ormai lontano dai fasti della collaborazione prima tedesca poi americana con la sua diva-totem Marlene Dietrich. Ma gli amori, le avventure che si incrociano in quel non luogo aperto a ogni gente e ogni flusso di esperienze che è la (ex) colonia portoghese in Cina, hanno tutta l’ambiguità weimeriana e mitteleuropea delle sue cose migliori. Un vagabondo americano senza tetto né legge approda in quella metropoli-crocevia, con la stessa nave in cui viaggia la sciantosa Julie. Tuti e due avranno a che fare con la malavita locale, ovviamente si innamoreranno, ma dovranno, insieme e singolarmnte, combattere su più fronti. Jane Russell in tutta la sua prorompente carnalità, curve che sarebbero state superate di lì a poco solo da quelle di Jayne Mansfield. Lui è Robert Mitchum. Prodotto ovviamente da Howard Hughes, il produttore che si autorecluse dal mondo rievocato in The Aviator di Scorsese, il quale di Jane Russell era l’amante. Culto. Culto vero.

Red con Bruce Willis e Helen Mirren, Italia 1, ore 21,10.
Grande e insperato successo al box office globale nel 2011, tanto da aver poi generato un sequel. Ennesima spy story tratta dall’ennesima graphic novel. Con una radicale differenza però. Stavolta il protagonista e i suoi compoagni d’action e avventura sono dei signori vicini ai 60, o che i 60 li hanno addirittura varcati da un bel po’. Il che ne fa qualcosa di mai visto prima, e il primo spionistico detsinato alle platee mature del mondo, una sorta di Marigold Hotel in versione agenti segreti. L’ex uomo Cia Frank Moses, ora a riposo (Bruce Willis), scampa per miracolo a una misteriosa squadra mandata a ucciderlo. Scappa e si rivolge agli ex colleghi per capire cosa stia sotto e dietro a quell’agguato. I vispi cinquanta-sessantenni tornano sul campo, e saranno guai per i cattivi, che stanno molto, molto in alto. Oltre a Willis, John Malkovich, Helen Mirren, Morgan Freeman (immancabile), Richard Dreyfuss.

I cento passi di Marco Tullio Giordana, Rai Storia, ore 22,05.
Nobile film antimafia di Marco Tullio Giordana, che ricostruisce la storia del ragazzo Peppino Impastato ucciso per ordine dei boss perché con la sua radio libera recava disturbo. Il rischio in casi come questi è che dalla biografia si scivoli nell’agiografia. Rischio in questo caso non sempre evitato. Il film che ha fatto di Luigi Lo Cascio una quasi star del piccolo cinema italiano.

Gone Baby Gone di Ben Affleck, Iris, ore 21,10.
Dopo l’Oscar andato l’anno scorso al suo Argo come migliore film, il Ben Affleck regista è ormai un solido punto fermo del cinema americano. Pochi gli avevano dato credito quando girava Argo, eppure il suo secondo film, The Town, era molto, molto bello. Ma già dal suo primo, questo Gone Baby Gone del 207, s’era capito che l’Affleck director era meglio dell’Affleck attore. Tratto da un noir del Dennis Lehane di Mystic River e di Shutter Island, Gone Baby Gone si muove in una East Coast dalle atmosfere cuperrime e ambigue. Si investiga sulla scomparsa di una bambina, si scopriranno cose orrende, complicità e fosche collusioni all’interno delle stesse istituzioni. Un film tutto in famiglia. Se Ben se ne sta dietro la macchina da presa, a far da protagonista è il fratello Casey. Ci sono anche Morgan Freman e Michelle Monaghan, appena rivista in True Detective.

Jackie Brown di Quentin Tarantino, Rai Movie, ore 23,10.
Il Tarantino più sottovalutato e meno amato. Forse perché Jackie Brown veniva dopo l’immenso successo di Pulp Fiction e le aspettative erano smisurate e smodate, e quando arrivò nei cinema la delusione fu inevitabile. Rivisto serenamente oggi, Jackie Brown ci consegna un Tarantino più che mai strepitoso nell’arte del dialogo e ancora agganciato a una trama solida (il film è tratto, pur prendendosi molte libertà, da un romanzo di Elmore Leonard). Il citazionismo cinefilo c’è ed è ovunque, ma non ancora soverchiante rispetto al plot, come accadrà invece da Kill Bill in poi. Protagonista Pam Grier, diva della blaxploitation anni Settanta adorata da Tarantino e qui usata come puro feticcio. C’è anche Robert DeNiro, in una liaison con Tarantino che non si sarebbe più ripetuta (che i due non si siano piaciuti?).

L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente con Bruce Lee, Rai 4, ore 21,16.
Continua la massiccia messa in onda dei film di Bruce Lee o in qualche modo a lui connessi. L’occasione per chi fan non è di Lee di farne la conoscenza e superare qualche pregiudizio. Terzo grande film suo, e uno dei pochi autentici con marchio di garanzia, molti sono infatti rimontaggi di spezzoni o assemblaggi con interpolazioni improprie. Del 1972, diretto dallo stesso Lee, L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente è ambientato a Roma, dove il nostro deve difendere un amico proprietario di ristorante minacciato da una gang mafiosa, nel senso della triade. Un pretesto perché Lee possa dipiegare la sua leggendaria abilità in numeri di arti marziali complessi e eleganti come coreografie di Busby Berkeley. Arabeschi nell’aria da lasciare senza fiato. C’è anche un quasi esordiente Chuck Norris. Indimenticabile le scene di combattimento al Colosseo. Action purissimo, ma anche con robusti slitamenti qua e là nella commedia. La Roma secondo il cinema di Hong Kong è ovviamente un coacervo di cliché, non così fastidiosi comunque. Poi c’è Bruce Lee e tanto basti.

I padroni della città di Fernando Di Leo, Iris, ore 1,15.
Tardo Fernando Di Leo (siamo nel 1976), un poliziottesco (o western urbano) stemperato in commedia di caratteri. Due ragazzi di periferia si alleano contro Lo sfregiato, il killer che ha ucciso il padre di uno di loro. Soli contro la mala, una sfida impari. Ma ad aiutarli arriverà un criminale che ne ha viste tante, il grande Vittorio Caprioli. Il villain è Jack Palance, faccia scolpita da duro, e già questo basterebbe a giustificare la visione. Poi c’è Di Leo alla macchina da presa, autore i cui film si staccavano dal mucchio selvaggio dei poliziotteschi dell’epoca per la consapevolezza stilistica e cinematografica. Naturalmente Di Leo è considerato da Tarantino un regista di culto.

Coco Chanel & Igor Stravinsky di Jan Kounen, La effe, ore 21,15.
Incredibilmente Jan Kounen, già regista dell’ultra pulp Dobermann con la coppia Bellucci-Cassel, si converte nel 2009 al period drama raccontandoci la storia vera e di vero amore tra due colossi del Novecento, Coco Chanel e un Igor Stravinsky a Parigi in fuga dal bolscevismo. Lui è il grandissimo (lo adoro) Mads Mikkelsen, lei è Anna Mouglalis, una delle più belle donne del cinema di oggi. Vederla nel film di Garrel dato a Venezia 2013, La Jalousie, per credere.

United 93 di Paul Greengrass, Class Tv, ore 21,10.
Di Paul Greengrass (The Bourne Supremacy, Green Zone, recentemente Captain Phillips), questo United 93 è la ricostruzione molto attendibile e ben girata di quel che successe sull’aereo che l’11 settembre si schiantò contro il Pentagono. Nomination all’Oscar ma incassi non altissimi, a ulteriore conferma che l’11 settembre al cinema non paga (come la guerra in Iraq). Però il film, del 2004, è bello, onesto e allarmante. Di tensione quasi insostenibile.

Vivere da vigliacchi, morire da eroi di Gordon Douglas, Rai movie, ore 21,10.
Western americano assai tardivo (siamo nel 1967 e già Sergio Leone e altri italiani hanno conquistato il mercato mondiale del settore), ma non privo di una sua nobiltà, e con quel crepuscolarismo, quel senso di fine imminente e ineludibile che caratterizzano il genere in quegli anni dalle parti di Hollywood. Ci penserà poi Sam Peckinpah a dare una scossa. In un fortino ormai distrutto un ufficiale cerca di capire cosa sia successo interpellando il suo (reticente) prigioniero indiano. Tutto si snoda attraverso flashback, e già questo indica l’anomalia di Chuka (tale il titolo originale). Regia di Gordon Douglas. Con Rod Taylor, Ernest Borgnine e l’italiana Luciana Paluzzi, già Bond-girl in Operazione tuono.

Il sapore del sangue di David Dobkin, Iris, ore 23,10.
Eccentrico noir del 1997 con venature grottesche e con eccessi e visionarietà quasi lynchiane e un senso dell’assurdo da fratelli Coen. Il sapore del sangue è diretto da un certo David Dobkin, ma soprattutto è voluto e prodotto da Tony e Ridley Scott. In una cittadina dell’America profonda ne succedono di ogni. Clay si fa la moglie del migliore amico, e quando costui lo sa, si ammazza davanti ai suoi occhi facendo in modo che la colpa ricada su di lui. Non è che l’inizio di una scia di delitti e varie ignominie. Crudele, disincantato, postmoderno. Niente male. Con Vince Vaughn, allora più giovane e più magro, e Joaquin Phoenix.

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