Recensione. MISTER MORGAN: non basta Michael Caine a salvarlo

Mr. Morgan's Last LoveMister Morgan, un film di Sandra Nettelbeck. Con Michael Caine, Clémence Poésy, Jane Alexander, Justin Kirk, Gillian Anderson.
MMLL05_1142685:2Una storia d’amore tra un ottantenne e una trentenne che forse c’è forse no. Un film che annega cose parecchio serie in un niagara di melassa, sprecando un attore colossale come Michael Caine. Voto 4
MMLL03_1142685:1Bastasse Parigi a fare un bel film. Bastasse un monumento del cinema come Michael Caine. La sciagurata regista tedesca Sandra Nettelbeck spreca l’una e l’altro, e son colpe che non si perdonano. Affoga una storia di suo non priva di asperità in un niagara di melassa, confezionando uno di quegli esecrabili film detti per signora che le vere signore giustamente disdegnano come troppo cheap e ineleganti. Pialla, ammorbidisce, smussa, arrotonda, dolcifica, carinizza. Trasforma il racconto anche impietoso e implacabile di una vecchiaia in un inno scemo al bello-della-vita. Il signor Matt Morgan, americano da molto, molto tempo a Parigi ma che non è mai riuscito a far pace col francese e la baguette-culture, ha perso ogni voglia e palpito vitale da quando è rimasto vedovo dell’adorata moglie. I figli sono lontani e pure parecchio stronzi. Gli resta una casa in campagna dove è stato felice con lei, e un bel pacchetto di ricordi. Per caso incontra sull’autobus una ragazza che si rivelerà essere un’insegnante di cha cha cha. Proletaria e vitale. Mi ama o non mi ama?, si chiede Matt, visto che lei, Pauline, pur nell’enormità della differenza di età (lui è un ottantenne, lei una trenta e qualcosa), sembra aver voglia di stare davvero con lui. Si iscriverà, lui fine intelettuale, al corso di danza latinoamericano di lei, non so se mi spiego. La cosa va avanti nell’ambiguo per un po’, fino a che tra i due sembra succedere qualcosa. Matt commetterà, come dicevano i gazzettieri vintage, l’insano gesto che progettava da tempo, si salva per miracolo, arrivano i malmostosi figli e molte cose sucederanno e altre cambieranno. Con uno dei finali più tremendi e dolciastri e accomodanti del cinema degli ultimi anni. Come depotenziare e banalizzare qualcosa di forte e vero, per esempio l’essere soli in tarda età mentre la signora con falce si profila all’orizzonte. Per esempio il dissesto della famiglia, con le sue sanguinose incomprensioni per non dire peggio tra padri e figli. La signora Nettelbeck aggiusta tutto e ricompone i cocci in un raccontino lezioso, oltretutto usando Parigi come una raccolta di cartoline pre-era digitale. Che poi molti s’eran lamentati di To The Wonder di Terrence Malick e giù a sghignazzare indecentemente sulla prima parte, quella dell’amor sbocciante tra Ben Affleck e la Kurylenko con tanto di Tour Eiffel e Arc de Triomphe sullo sfondo. Ecco, mettete a confronto quella Parigi di Malick con questa, e vedrete subito cosa sia la diferenza tra un grande e un piccolo autore.

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