Al cinema: SONG’E NAPULE dei Manetti Bros. (recensione)

(ripubblico la recensione scritta dopo la proiezione del film allo scorso Festival di Roma)

Song’e Napule, dei Manetti Bros. Con Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Peppe Servillo, Carlo Buccirosso.DSC_0469def_Giampaolo Morelli e Alessandro Roja_foto di Barbara Oizmud
Un film girato per la tv, il meno personale dei Manetti Bros., eppure paradossalmente anche il loro più riuscito. Un thriller napoletano che permette ai due fratelli registi di scatenarsi in un tripudio di estetica camorristica e di (adorabile) kitsch neomelodico. Applauso interminabile del popolo del festival. Voto 6 e mezzoDSC_4519def_Alessandro Roja, Paolo Sassanelli,Juliet Esey Joseph e Antonello Cossia_foto di Barbara Oizmud
Il più lungo e convinto applauso, finora, del popolo festivaliero di Roma. Sarà che i Manetti sono dei totem assai venerati della cineromanità, fatto sta che Song’e Napule ha suscitato entusiasmi francamente imprevisti e imprevedibili. Eppure questo è il lavoro meno personale dei due fratelli, anche il meno ambizioso, con impresse evidentissime le stigmate del prodotto televisivo che è (immagino, un film da spezzare in due puntate): il meno personale e, paradossalmente, anche il loro più riuscito. Dovendo muoversi nella gabbia rigidissima imposta dalla destinazione televisiva, i Manetti finalmente si autodisciplinano, abbandonano certe ubbie autoriali e certi vezzi da metacinema, come nel tremendo Paura dell’anno scorso. Un mite poliziotto napoletano, agente da ufficio e da scartoffie, si ritrova di colpo coinvolto in una missione pericolosissima della squadra anticrimine volta alla cattura di un sanguinario quanto misterioso killer della camorra. Visto che è un pianista con tanto di diploma al conservatorio, lo infiltrano quale tastierista nella band neomelodica che canterà al matrimonio della figlia di un boss, matrimonio cui interverrà anche il ricercato. Che lui dovrà riconoscere per via di un dito mozzo e segnalare ai colleghi appostati fuori. La parte action è risibile, tutto il finale dell’inseguimento è imbarazzante per goffaggine e insensatezza, ma la parte comedy funziona benissimo, con puntuali citazioni dei grandi caratteristi napoletani del passato, soprattutto nel macchiettone del questore Buccirosso. I Manetti si scatenano quando si tratta di mostrarci il divo neomelodico Lollo Love (un bravissimo e alquanto ironico Giampaolo Morelli) e il suo gruppo, in un tripudio di cattivo gusto musicale, cuori e cuoricini e tamarre campane in deliquio e in orgasmo per il divo. Bravissimi anche, i Bros., a riprodurre  la ghiotta estetica camorrista nella lunga sequenza del matrimonio, che ricorda quella di Reality di Garrone, anche se grazie a Dio le pretese sono più basse, e dunque il risultato più divertente.

Questa voce è stata pubblicata in al cinema, cinema, Container, film e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Al cinema: SONG’E NAPULE dei Manetti Bros. (recensione)

  1. Pingback: David di Donatello: La grande bellezza batte Il capitale umano 9 a 7. Però miglior film è quello di Virzì | Nuovo Cinema Locatelli

  2. Pingback: i 10 migliori film italiani del 2014 (usciti in sala) | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi