Un film imperdibile stasera sulla tv in chiaro: DI CHE SEGNO SEI? (sab. 26 apr. 2014)

Di che segno sei?, Iris, ore 21,05.
di-che-segno-sei-10Grandissimo, cultistico film a episodi firmato dall’eclettico e sempre assai professionale Sergio Corbucci, qui in una delle sue prove migliori fuori da quell’italian western in cui aveva dato cose prossime al capolavoro (Django, Il grande silenzio). Siamo nel 1975, in un passaggio cruciale del nostra macchina-cinema dai fasti degli anni Sessanta, anche autoriali, ai film ormai dominati dalle figure di derivazione televisiva e alla commedia bassa dei tardi Settanta. Titolo che testimonia come già allora il tormentone zodiacale fosse uno dei più praticati dal linguaggio e dal discorso di massa e che rivela il tessuto connettivo tra i quattro-episodi-quattro, l’appartenenza dei vari protagonisti alle aree oroscopali terra, fuoco, acqua, aria. Film-cerniera tra due epoche, si diceva, come testimonia il cast che vede un gigante della commedia italiana classica, Alberto Sordi, insieme al ‘nuovo’ Paolo Villaggio e ai cabarettistico-televisivi Renato Pozzetto e Massimo Boldi. Più Celentano, che si appresta a diventare il re d’incassi di un cinema nostro già ansimante, anzi intaccato da un morbo letale che lo porterà alla nullificazione dei due decenni successivi. Si riprende la formula del film diviso in più atti, secondo un modello antico, ma che proprio nei meravigliosi Sessanta aveva raggiunto in Italia il picco storico con Boccaccio ’70, Rogopag, I mostri, e lo si piega alla maggiore corrività dei tempi nuovi, i selvaggi e luridi e incontrollati Settanta. Di che segno sei? è visione imperdibile per più motivi, ma soprattutto per l’episodio più riuscito, quello con Mariangela Melato – fantastica, in una delle sue perfomance massime nel cinema popolare – e Adriano Celentano quale coppia partecipante a una gara di ballo in Romagna. Guardare, riguardare, ammirare quella forza immane che era sullo schermo, e promanava dallo schermo, la Melato, e piangere ancora una volta la sua scomparsa. Gli altri pezzi del film stingono al confronto, ma son tutt’altro che trascurabili. Con un Villaggio che, per una diagnosi errata, pensa di essere sul punto di cambiare sesso e già assapora la sua nuova vita come donna e moglie, in una messa in scena che suona già come legittimazione e inclusione della confusività sessuale fino ad allora esclusa e stigmatizzata. Con un Sordi che riprende incredibilmente il personaggio dell’americano a Roma Nando Moriconi, ma con parecchi anni in più e acciacchi in più, in una sorta di impietoso confronto con il se stesso giovane. Con un Renato Pozzetto che compare accanto all’altro derby-cabarettista milanese Massimo Boldi e perde la testa per una meravigliosa, al solito, Giovanna Ralli. Ce n’è abbastanza per non perderselo, e, please, zero snobismi. Questo è cinema. Questo è cinema italiano. Questa è pura antropologia italiana.

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