Un classico del cinema stasera in tv: GANGSTER STORY (Bonnie & Clyde) – lun. 2 giu. 2014

Gangster Story (Bonnie & Clyde) di Arthur Penn, Italia 7 Gold, ore 23,05.
bonnie-and-clyde-1962-07-gInsieme a Easy Rider, il film che traghettò – era il 1967 – il cinema americano dai prodotti maintream e un po’ bolsi per famiglie verso qualcosa che fosse in sintonia con le nuove generazioni, che intercettasse le loro inquietudini, i loro ribellismi e le loro rivolte sognate e mancate, la loro pretesa di ergersi a discontinuità e frattura nella storia contrapponendosi alla generazione dei padri. Gangster Story muove il cinema verso quella che sarebbe stata chiamata la New Hollywood e avrebbe dominato mercati e immaginari per tutti gli anni Settanta, e scusate se è poco. Un regista sempre rimasto abbastanza ai margini della macchina cinema come Arthur Penn, un outsider, prende una sceneggiatura, meravigliosa, di Robert Benton ispirata a una coppia criminale della Grande Depressione, e ne cava qualcosa di memorabile, importante, epocale, probabilmente al di là delle sue stesse intenzioniu. È che Penn, in una messinscena insieme stilisticamente rigorosa e nervosa, muscolare, adrenalinica, celebra il diritto alla ribellione, la rabbia antisistema, le pulsioni anarchiche e di opposizione, contestazione e antagonismo.
Probabile che il pubblico di allora non aspettasse altro per rispecchiarsi, e fu difatti un successo travolgente in tutto il mondo, con molte nomination all’Oscar (due soli vinti, però). Visto oggi, depurato dalle incrostazioni e proiezioni collettive di allora e senza quelle lenti deformanti, resta un bellissimo film, una ballata selvaggia su due disgraziati, forse nemmeno troppo acuti di mente, che in un’America derelitta come quella del 1930 si mettono insieme per darsi al crimine. Lei è una piccola Bovary in cerca di fuga, lui è il ragazzo che un po’ per amore un po’ per rabbia la appoggerà in quel sogno. Armi in pugno, svaligeranno negozi e banche, imbarcheranno complici volenti e pure nolenti nelle loro male imprese. Sarà un’escalation. Uccideranno poliziotti, e finirà male, molto male, in una sequenza che ancora oggi resta una lezione di cinema. Penn dà corpo alla rabbia antagonista che ha sempre serpeggiato nella società americana, nelle sue viscere, per tutti i primi decenni del Novecento, e insieme costruisce una perfetta operazione nostalgia. Nostalgia di quelle rabbie e voglie ribelli, ma anche di un mondo stilisticamente impeccabile. Gangster Story è il primo grande film consapevolmente retrò e vintage della storia del cinema, Bonnie e Clyde sono iconizzati in vestiti perfetti e incantevoli e ricchi di glamour. Le gonne di Faye Dunaway – semplicemente meravigliosa, indimenticabile – manderanno al macero la moda delle minigonne e rilancerà quelle sotto il ginocchio, anzi al polpaccio. Dal mini al midi, e anche quella fu una rivoluzione (o una restaurazione?). Warren Beatty al massimo del suo sex appeal, anche se il film alla fine se lo ruba lei, Faye Dunaway. Con una glamourizzazione della violenza e del dìsangue in cui Arthur Penn anticipa (con Sergio Leone e Peckinpah), molto cinema futuro, quello di Tarantino per esempio.

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