LocarnoFestival Daily: i film che ho visto oggi (merc. 6 ago. 2014)

'Lucy' di Luc Besson ha ufficialmente aperto alle 21,30 in Piazza Grande il festival

‘Lucy’ di Luc Besson ha ufficialmente aperto alle 21,30 in Piazza Grande il festival

Vero, Locarno 67 è cominciato ufficialmente stasera, mercoledì 6 agosto, alle 21,30 in Piazza Grande con la presentazione delle giurie e la proiezione di Lucy di Luc Besson (assente purtroppo la protagonista Scarlett Johansson). Però i press screenings, sempre anticipati rispetto a quelli ufficiali, ono cominciati stamattina alle 10,30. per cui il mio menu della hìgiornata è stato:

ore 10,30: Thirst di Rachel McDonald. Corto di 23 minuti con una formidabile Melanie Griffith dalla faccia deturpata, mostrificata da mille ignobili lifting, ma bravissima e commovente fino allo strazio quale puttana alcolista. Massimo rispetto.
ore 11: Exit di Chienn Hsiang (Cineasti del Presente), 94 minuti. Film taiwanese su una donna sola tutta sola. Massimo squallore esistenziale e ambientale. Come Tsai Ming-Liang però senza il genio di Tsai Ming-Liang.
ore 13,oo: Lucy di Luc Besson, 89 minuti. Una vera cazzata. Il cinema all’americana di Luc Besson sembra sempre più povero, sfigato e scemo dell’originale. Qui c’è una buonissima idea narrativa, ma buttata via per eccesso di rozzezza e pure pretenziosità. Con vertici tremendissimi.
ore 15,oo: Mula Sa Kung Ano Ang Noon (From What is Before – A priori) di Lav Diaz, Concorso internazionale, 338 minuti. Il più atteso, l’evento annunciato di questo Locarno. Il film-moloch da esperienza cinefila estrema. Però alla proiezione stampa saremo stati sì e no una trentina, e parecchi sono usciti. Dunque se domani leggerete online un profluvio di recensioni, diffidate. Tutti ne parleranno, pochi però (finora almeno) l’hanno visto davvero. Ne scriverò più diffusamente, ovvio. Per adesso dico: capolavoro mancato. Fino a tre ore e venti minuti è un film, da quel momento in poi diventa di colpo un’altra cosa. Dall’antinarrazione si passa alla ipernarrazione, anzi addirittura al mélo. Schizoide. Con buchi di sceneggiatura che sono voragini. Ma anche con momenti di cinema straordinari (soprattutto nella seconda parte).
Ore 21,oo: Dancing Arabs (sezione Piazza Grande, 105 minuti. L’israeliano Eran Riklis torna a raccontare gli arabi, come già in La sposa siriana e a. Con un ragazzo palestinse (ma cittadino isareliano) che viene ammesso in un liceo figo, primo della sua famiglia e della sua gente, e si ritrova diviso tra due mondi. Peccato che da un certo punto in poi prenda una piega inaspettata quanto inverosimile. Potrebbe piacere molto al pubblico di Piazza Grande, però rischia di scontentare israeliani e palestinesi. Stiamo a vedere.

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