VeneziaFestival2014: i 4 film che ho visto oggi giovedì 28 agosto (con i voti)

il film iraniano 'Melbourne'

il film iraniano ‘Melbourne’

ore 9,00: La rançon de la gloire (Il prezzo della gloria) di Xavier Beauvois. Venezia 71-Concorso. Voto 8
Bellissimo. Ottimo cinema alla maniera classica, cinema ben fatto senza ubbie autoriali (e per questo non piacerà agli amanti del cinema penitenziale e anoressico). Ispirato a un caso di cronaca vera fine anni Settanta, il furto a scopo di riscatto della salma di Chaplin. Autori, due derelitti che non ce la faranno a governare una faccenda troppo grossa per loro. Due attori perfetti (Benoît Poolvarde e Roschyd Zem), regia di Xavier Beauvois, quello di Uomini e Dio, che non sbaglia niente. Una commedia umana di povericristi che, nonostante tutto, nonostante l’empietà del loro gesto, non ce la facciamo a detestare. Bello davvero. Sarà un successo.
ore 11,00: Ghesseha (Tales) di Rakhshan Banietemad. Iran. Venezia 71-Concorso. Voto 6 e mezzo
Denro l’Iran metropolitano di oggi, storie di gente qualsiasi, e non sono belle storie. Raccontate da Rakhshan Banietemad, la signora del cinema persiano. La quale però esagera nella voglia di informarci sui problemi del suo paese e di chi ci vive, cadendo in eccessi didascalici da vecchio cinema civile-impegnato. Una ronda di personaggi che un po’ collidono e si intersecano e un po’ no. Veniamo man mano a sapere che a Teheran l’eroina dilaga, le donne maltrattate dai mariti son tante, la perdita del lavoro è un problema, la burocrazia è proterva e inetta, i ragazzi marciscono in galera per dissenso, proteste e manifestazioni-contro. Chissà cosa diranno di un film così i signori del regime. Purtroppo il messaggio, fortissimo e chiarissimo, prevarica sulla forma e sulla narrazione. Però la scena finale in taxi non la si dimentica, con quella rivelazione che ti arriva in faccia come una schioppettata. Fosse stato tutto così il film, avremmo avuto un capolavoro. Chissà come lo accoglieranno in patria. Sarà il caso di sostenerlo.
ore 14,00: Melbourne di Nima Javidi. Iran, Settimana della critica (fuori concorso). Voto 7+
Il secondo film iraniano della giornata. Una giovane coppia sta per partire per Melbourne  per motivi di studio-lavoro, ufficialmente per due-tre anni, ma potrebbe anche essere un trasferimento definitivo. Tutto è pronto, le tasse per l’espatrio son state pagate, mancano solo otto ore al volo, il rigattiere sta per arrivare a portar via i mobili, le valigie sono fatte. Ma ecco l’imprevisto, qualcosa di molto, molto grave succede in casa. Tutto rischia di sgretolarsi, marito e moglie si rinfacciano la colpa di quanto è successo, e dovranno trovare insieme una via d’uscita. Tutto in un interno. Un perfetto ménage coniugale che si rovescia in un inferno. Inganni e ipocrisie ben nascosti dietro la facciata perbene. Un film acuminato, teso come un thriller, benissimo scritto. Una piccola scoperta. Opera prima. L’influenza di Una separazione di Farhadi si fa sentire, eccome (e il protagonista è lo stesso, oggi lo abbiamo visto anche nel film iraniano del concorso, Ghesseha). Microcinema lo distribuirà nelle nostre sale.
ore 19,30: 99 Homes di Ramin Bahrani. Usa. Venezia 71-Concorso. Voto 6 e mezzo
La crisi dei mutui subprime è diventata un film. Con Andrew Garfield nel primo ruolo dopo Spider-man quale giovane padre, operaio senza lavoro, cui capita pure la disgrazia dello sfratto. Si ritroverà in un motel, lui, il figlio e la madre parrucchiera a domicilio. A mandarlo fuori da casa suo è stato il perfido Rick Carver, affarista di zero scrupoli che svolge il lavoro luridissimo di rientrare in possesso, per conto delle banche creditrici, delle case pignorate. Lo sfrattato Nash verrà reclutato dal suo aguzzino e diventerà il suo braccio destro, replicandone le nefandezze con altri poveracci. Sta qui la parte più interessante del film, per come indaga la progressiva corruzione di un bravo ragazzo e per come ribalta (e non è la prima volta al cinema) il mito dell’american dream. Film populista, gonfio di cliché, però di robusto e coinvolgente empito drammatico. Peccato per l’ultima parte, assai moraleggiante (preferiamo quella cinica un po’ alla The Wolf of Wall Street). Andrew Garfield come operaio prima e speculatore poi è bravo davvero. Shock: Laura Dern, la ragazza di tanti film di Lynch, qui fa la nonna. Ma a rubare la scena è lui, il boss cattivo, un Michael Shannon pià che mai mefistofelico. Il più lungo applauso finora a una proiezione stampa.

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