VeneziaFestival2014. Recensione: SIVAS, il film turco che ha fatto imbestialire gli animalisti, un Belle & Sebastien in versione anatolica

Sivas di Kaan Müjdeci. Con Dogan Izci, Çakir, Ozan Çelik. Turchia, Venezia 71-Concorso.
Schermata 2014-09-02 a 21.45.38Proteste animaliste a Venezia dopo il press-screning per le molte scene di combattimenti tra cani di questo film. Sivas vorrebbe essere un coming-of-age duro, tosto e neo-neorealista, in realtà è un Belle & Sebastien in versione anatolica. Voto 4 e mezzo
Schermata-2014-09-02-a-21.45.30A fine proiezione uno spettatore (un giornalista, trattandosi di press screening) si è alzato urlando contro il film e i suoi molteplici e esibiti combattimenti di cani. Probabile sia solo l’inizio delle polemiche che accompagneranno questo film turco nel suo cammino. Anche Sivas nel prefestival è stato anticipato come un film di peso, come possibile rivelazione, e invece. Un coming-of-age dalle troppe piste narrative che non ne fanno mai una vera. Un Belle &e Sebastien, o un Lassie, in versione anatolica e cruentemente neo-neorealista, e il vero scandalo è questo, è l’eccesso di sentimentalismo, altro che dog fighting.
Un cane di nome Sivas vene creduto morto e abbandonato dal suo padrone dopo un combattimento perso. Lo salva e lo adotta Aslan, un bambino cocciuto e tosto che già avevamo visto incacchiarsi con il maestro, reo nella recita scolastica di Biancaneve di aver dato a un altro (il figlio del sindaco) la parte del principe e a lui quella di un nano. Uno che parla come uno scaricatore di porto di quelli di una volta, mica dei porti fighetti di adesso con tutti quei container, e nessuno che mai lo zittisca, né il padre, né il maestro, né la mamma, né il fratello maggiore che invece non fa altro che inzingarlo. Grazie a Dio a un certo punto incontra e salva Sivas, così non lo vediamo più combinare altri disastri. Ma siccome siamo in un film turco da festival, quindi programmaticamente assai impegnato, non si deve eccedere in smaccati sdilinquimenti, così il povero Sivas vien costretto dal fratello maggiore di Aslan e da altri paesani a continuare la sua carriera di fighter. A un certo punto non si capisce più niente, forse il can viene venduto forse no, e ad accompagnarlo ai combattimenti clandestini è mezzo paese, ma perché mai? Inverosimiglianze enormi, come il fratello che molla Aslan in piena campagna fino a notte da solo con un cane (creduto) ferocissimo. Le scene di combattimento tra cani sono più d’una e davvero toste, morsi, sanguinamenti, azzannamenti. Però siccome oltre al neorealismo da festival bisogna anche metterci la favola, Aslan pomette a se stesso che Sivas non scenderà più in campo a lottare con i suoi simili. Però attenti, se trova qualche supporter in giuria rischia di vincere qualcosa. L’Anatolia battuta dal vento, mglio anora se ripresa con camera a mano ballonzolante, è sempre un bel lasciapasare per il palmarès.

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