Film stasera sulla tv in chiaro: TED (lun. 27 ottobre 2014)

Ted, Italia 1, ore 21,11. ted111Ted, regia di Seth MacFarlane. Con Mark Wahlberg, Mila Kunis, Patrick Warburton, Laura Vandervoort, Giovanni Ribisi, Norah Jones.

lui, lei e il terxo incomodo Ted

L’orsetto di peluche parla! Su questa trovata è cotruito il film, che molto diverte, anche perché il suddetto orsacchiotto Ted si ubriaca, gozzoviglia, va a donne, ne fa e strafà di ogni, altro che Disney. Così ingombrante da rovinare la vita al fedele amico John facendogli scappare la ragazza. Raunchy comedy molto maschile e anche scurrile (non senza qualche tenerezza) che mette in scena – come in tanti buddy-buddy movie – la solita storia dell’amico goliarda, invadente e impiccione. Solo che stavolta è un peluche. Voto tra il 6 e il 7
Commedia che ha sbancato qualche stagione fa il box office americano tirando su 220 milioni di dollari, cifra eccezionale per un film che non è un super eroistico, non è un cartone più o meno sofisticato, e che il casino e il clangore degli effetti ed effettacci speciali bim-bum-bam non sa cosa siano e punta tutto sui caratteri e le situazioni. Che da noi ha funzionato sì, ma un po’ meno, perché in Italia le goliardate da raunchy comedies non sono mai troppo amate (qui si soporta il fescennino e il lazzo romanesco, ma il rozzo americano no). E Ted raunchy comedy lo è al quadrato, anche se uno dei personaggi è un orsacchiotto (e però volgarissimo e scorrettissimo, il che è la genialata del film).
Dico subito che a me è piaciuto, anche se ha il difettaccio ormai molto diffuso di essere troppo lungo e di dilatarsi con subplot non sempre necessari, anzi. Però signori miei, si fonda su un’idea molto, molto brillante, di quelle che son capaci di creare da sole un successo (sempre che poi i realizzatori non commettano errori marchiani) e magari dar vita a una nuova cine-mitologia con tanti bei sequel e spin-off. L’idea è lui, Ted, teddy bear della tradizione infantile americana, l’orsacchiotto di peluche che ogni bambino riceve in regalo. Con la differenza che, donato al piccolo John in un qualsiasi Natale in una qualsiasi famiglia in un qualsiasi suburbia, si rivela essere parlante e ambulante, dotato di ragione e ogni altra umana abilità. Con il bambino-padroncino John è subito amicizia vera, con scambio reciproco di promesse di non lasciarsi mai e poi mai nella vita, qualunque cosa accada. Si cresce. Cresce John, e se Ted rimane esteriormente lo stesso, diventa adulto anche lui, mai dimenticando però la promessa infantile: amici per sempre. Sicchè il proletario John, cui dà faccia e corpo un Mark Wahlberg un po’ legnoso e non dotato della necessaria leggerezza e però perfetto quando si tratta di fare l’americano medio working class sempre pronto a una sbronza di birra con gli amici, anche quando arriva ai trent’anni e passa di Ted non riesce mica a disfarsi, se lo ritrova sempre tra i piedi, come un amico fedele e caro certo, però un po’ troppo impiccione. Grazie a Dio ci viene risparmiata l’esplicitazione di eventuali sottotesti gay (siamo in una commedia maschile, per l’appunto, e certe regole non si infrangono), mentre si va subito alle complicazioni che Ted procura quando il buon John passa alla fase amorosa della sua vita. Semiaccasato con Lori, deve fare i conti con l’orso che fa da terzo incomodo in casa, fino a far perdere la pazienza a lei, che se ne va e si mette con un altro. Che è poi il nocciolo e il significato vero del film, una storia molto maschile e con punto di vista molto maschile su un uomo che si trova al bivio classico se continuare con la sua vita da scapolo oppure avventurarsi in terra incognita con le donne decidendo di rinunciare alla libertà e di mettersi con una ragazza, sposarsi, fondare una famiglia. Ted che boicotta questo processo è, sebbene in formato peluche, l’amico archetipico di sempre, l’amico di bisboccia che cerca di trattenere l’altro dall’insano passo, come abbiamo visto in innumerevoli narrazioni, filmiche e letterarie. Ted, inteso come film, è l’ennesimo racconto di un passaggio all’età delle responsabilità, è l’addio al celibato, solo che stavolta a incarnare tutti i fantasmi e le paure che albergano nella mente di ogni maschio di fronte al fatale cambiamento è un peluche, e non è mica un’idea (narrativa) da sbattere via. Le avventure dei due ragazzacci John e Ted (insomma, si fa per dire) sono assai divertenti, essendo Ted linguacciuto e scurrile, ubriacone e dedito alle peggiori gazzarre, nonchè irrefrenabile cucador di femmine curvilinee, sulle quali sembra esercitare un appeal irresistibile. Storcano pure il naso i signori della critica bon ton, ma vedere un peluche che fa il bad boy se non il teppista del sabato sera strafatto di birra è cosa molto, molto divertente e non priva di originalità. Naturalmente con Lori ci sarà un tira e molla fino al prevedibile happy end, con almeno una scena memorabile, quella di John che cerca di riconquistarla salendo sul palco durante un concerto di Norah Jones (che molto spirtitosamente si è prestata). L’inutile subplot di cui parlavo è quello di una coppia di cattivi – padre psicopatico e figliolo obeso – che vogliono a tutti i costi impossessarsi di Ted. Finirà in un rapimento non privo di risvolti grotteschi che ha il solo merito di dar vita a una scena di inseguimento non banale (non dico di più). Fosse durato mezz’ora in meno e si fosse anche un po’ meno autocompiaciuto della sua bella trovata, Ted sarebbe stato una commedia da archivio del cinema, però il prezzo del biglietto lo vale tutto. Mila Kunis è brava parecchio, ha i tempi della vera commediante (più di Wahlberg), non è solo una bella statuina, come peraltro già si era visto in Black Swan. Tra le trovate migliori del film, l’aver reso John un fanatico estimatore del film Flash Gordon, il super eroistico prodotto dal Dino De Laurentiis americano nel 1980 che allora fu un flop – c’era anche Ornella Muti nel cast – e qui rivalutato come oggetto stracultistico. Seth MacFarlane, il talento che sta dietro a tutto il film e dà anche voce a Ted, riporta qua tutta l’esperienza accumulata con la serie tv de’ culto I Griffin, cominciata all’alba degli anni Duemila e tuttora attiva, qualcosa che l’ha trasformato in uno dei giovani turchi di quella comicità americana che se la prende soprattutto con i riti e miti della middle calss e non ha paura di niente e nessuno.

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