TRE CUORI: recensione. Un uomo, due sorelle. Un film d’amore sobriamente virile

Tre cuori (3 Coeurs) di Benoît Jacquot. Con Charlotte Gainsbourg, Chiara Mastroianni, Benoît Poelvoorde, Catherine Deneuve.
tournage "3 cœurs"Un uomo che ama le donne, truffautianamente. Finirà con l’innamorarsi di una sconosciuta, ma il caso ci si metterà di mezzo e la perderà. Conoscerà un’altra donna. Finché qualcosa di inaspettato finirà con lo sconvolgere le loro vite. Un film di amori e passioni sobriamente virile, senza sdilinquiment. Piaciuto a pochi al festival di Venezia, dov’è stato dato in concorso lo scorso settembre. Mal capito. Da non perdere. Voto tra il 7 e l’8
049910Quando l’han dato allo scorso festival di Venezia (in concorso) alla fine del press screening ci son stati fischi e applausi. E più fischi che applausi. Io ho applaudito. Non c’è niente da fare, se a un festival fai vedere un film che osa parlare d’amore rischi di essere trattato come una sciampista, e conta poco che Jacquot sia un regista con alle spalle un gran bel film come Les adieux à la reine (mai arrivato in Italia). Questo Tre cuori – da questa settimana nei nostri cinema – è la storia di un uomo che, à la Truffaut, ama le donne: finirà con l’innamorarsi di due sorelle. Con dentro anche parecchio di Lelouch e Resnais. Un film di passioni e sentimenti, e cedimenti alle ragioni del cuore, però senza melassa e sdilinquimenti, e di grande eleganza francese, e di virile sobrietà. Marc è un ispettore del fisco e nonostante il suo impopolare lavoro è persona amabile, e asai perbene. Una sera, in provincia per una missione di lavoro (lui vive a Parigi), incontra per strada una donna di nome Sylvie, fanno qualche passo insieme, finiscono col piacersi, col desiderarsi. Schermata-2014-09-02-a-13.07.50-1Marc deve partire, le dà appuntamento di lì a qualche giorno a Parigi, alle Tuileries. Ma, causa contrattempi e problemi, e se vuoi chiamali destino, non potrà tener fede all’impegno. Un amore appena nato e già finito, come cantava Mina negli anni Sessanta (su parole di Maurizio Costanzo), perché lei subito dopo si trasferisce in America con il marito. Il nostro tornerà nella stessa città di provincia e conoscerà un’altra donna, un’antiquaria, la sposerà, avrà da lei un figlio. Finché scoprirà che si tratta della sorella della prima e mai dimenticata donna. Fino all’inevitabile cortocircuito. Un melodramma trattenuto e insieme potente sull’impossibilità dell’amore e su come l’amore possa procurare sofferenza. Straziante, ma non smaccatamente larmoyant, non pornograficamente commovente. Con Benoît Poelvoorde, Chiara Mastroianni e Charlotte Gaisnbourg, un triangolo perfetto. Catherine Deneuve è la mamma delle due sorelle. Si pensa un po’ a classici nouvellevaguistici come Jules e Jim e,anche per via della presenza di Deneuve e della figlia Chiara, a Les desmoiselles de Rochefort di Jacques Démy. Un film da adottare, visto che qui ha trovato più haters che estimatori. Diamogli una mano.

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