Recensione: MA CHE BELLA SORPRESA. Non riesce il tentativo di una commedia italiana meno ovvia

ma-che-bella-sorpresaMa che bella sorpresa, un film di Alessandro Genovesi. Con Claudio Bisio, Frank Matano, Valentina Lodovini, Chiara Baschetti, Ornella Vanoni, Renato Pozzetto.
3z4b9541_jpg_1003x0_crop_q85Sì, l’intenzione di andare oltre ai soliti schemi della commedia italiana paratelevisiva è lodevole. Purtroppo in Ma che bella sorpresa, adattamento di un film brasiliano, si assemblano a freddo troppi ingredienti diversi, e il risultato è quel che è. Non decolla mai questa storia di un prof che, mollato dalla moglie, si inventa una donna perfetta. Stracultistica presenza di Ornella Vanoni. Voto 4
Ma_che_bella_sorpresa_Ornella_Vanoni_Renato_Pozzetto_foto_dal_film_2_midNon riesco a spiegarmi come Alessandro Genovesi, dopo il molto interessante e perfino sperimentale per la media italica Soap Opera, abbia potuto girare questo Ma che bella sorpresa, dove pare rinunciare alle ambizioni di stile e di messinscena di cui aveva dato prova non solo nel film precedente, ma anche in Il peggior Natale della mia vita. È che qui si intravede in controluce una di quelle operazione, più ciniche che improntate a un sano marketing, così tipiche di certo cinema italo-popolare per cui si prende un commediante nordico (qui Clausio Bisio) e lo si affianca a uno giovane e del Sud (Frank Matano), onde beccare il pubblico che sta sopra il Po e quello che ci sta sotto, e anche sotto al Garigliano, e più generazioni. Con una signorina assai curvacea (Valentina Lodovini) per solleticare i signori spettatori cresciuti con le bbone anni Settanta, ma anche con la modella lunga lunga e piatta da spottone di intimo chic per il popolo dell’happy hour. Ciò fatto, si prende il Bisio con quell’accentone milanese-zelighiano e lo si manda a Napoli, e nella Napoli più Napoli, quella dei vicoli e dei meravigliosi palazzi delabré, per ricreare il piccolo culture clash che fece la fortuna immensa al box office di Benvenuti al Sud (e la presenza della Lodovini rafforza la parentela). Certo, bisogna almeno riconoscere la buona intenzione di provarci con un surrealismo minimo e svagato del tutto estraneo alla tradizione della commedia nostra – mi viene in mente Questi fantasmi di Pietrangeli, e quasi nient’altro. Solo che il pastiche, l’assemblaggio a freddo di tanti ingredienti diversi e perfino incongrui, non funziona mai, e tutt’al più si possono salvare singole sequenze, singole esplosioni skeccettistiche dell’uno o dell’altro interprete. L’idea, che s’è rivelata a conti fatti per niente geniale, è stata quella di prendere chissà perché un film brasiliano di gran successo in patria – titolo: A Mulher Invisivel (La donna invisibile) – e di riadattarlo alla realtà nostra con tanto di salsa milanese-napoletana. La storia, a farla breve, è quella di un un uomo che, mollato dalla moglie, si ricrea un’altra compagna con la fantasia, una donna perfetta, naturalmente visibile solo a lui e invisibile agli altri. Non ho visto l’originale brasiliano, e non mi viene nemmeno voglia di vederlo se è per questo, però immagino che lì la faccenda funzionasse egregiamente potendosi inserire nel solco surrealista-tropicalista e vagamente zombesco-magicoafricano aperto decadi fa dal mitologico Dona Flor e i suoi due mariti tratto da Jorge Amado (massimo successo di sempre del cinema brasiliano: film nel quale, per capirci, una donna rimasta vedova, e risposata a un tizio insapore di massima noiosità, riaggiusta il tutto reinglobando nel talamo e nel ménage coniugale il fantasma del defunto). Ma importato qui – in Italia, a Napoli, e senza Amado come modello e riferimento – il format non gira. Procede faticosissimamente, Ma che bella sorpresa, con il professor Guido (Claudio Bisio) calato da Milano sul golfo con vista Vesuvio a insegnare italiano nella solita classe di simpatici nullafacenti e nullastudianti, probabilmente per via del matrimonio con una signora locale. La quale però un bel giorno lo molla annunciandogli di essere caduta inamorata, e pure incinta, di un boccoluto skipper belga. Cerca di consolarlo, invano!, Paolo, il collega di educazione fisica, un Frank Matano che si esibisce in parecchi assoli della sua gentile scurrilità. Cerca di arpionarlo una giovane e procace vedova vicina di pianerottolo (Lodovini). Solo che lui ci ha la testa solo per la stupendissima Silvia, classico coup de foudre quando la creatura da sballo si è affacciata alla porta a chiedergli non ricordo cosa. Solo che Silvia non esiste, è una sua invenzione, un fantasma della mente. Preoccupato, l’amico Paolo chiama i genitori del prof perché vengano in soccorso dello sbarellato per quanto maturo figliolo, ed è un pretesto per inserire in corso di commedia il duo arcilombardo costituito da Ornella Vanoni e Renato Pozzetto. Che non quagliano mai (chemistry vicina allo zero), sembrano venire da mondi e linguaggi opposti e incompatibili, e con tutta la buona volontà non ce la si fa proprio a immaginarseli come coniugi. Naturalmente l’ottantenne Vanoni, un monumento camp, è l’unico vero motivo per andarsi a vedere il film. Perché per il resto c’è poco, e anche gli interventi di Matano, che un qualcosa di mattocco e surreale ce l’hanno, sembrano venire da un altro film.

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