(al cinema) Recensione: AVENGERS: AGE OF ULTRON. Sì, divertente, ma meno innovativo del primo

av291av2995Avengers: Age of Ultron, un film di Joss Whedon. Con Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Chris Evans, Scarlett Johansson, Mark Ruffalo, Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Aaron Taylor-Johnson, Paul Bettany, Don Cheadle, Stellan Skarsgård, Samuel L. Jackson, Idris Elba.
???????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Torna l’invincibile armata degli Avengers, riuniti per combattere l’ennesimo villain deciso a distruggere l’umanità. Un giocattolo che funziona ancora una volta molto bene. E però: troppo simile al primo, e senza più l’effetto-novità della reunion tra supereroi. Con trame e sottotrame e snodi lambiccatissimi, e un eccesso di personaggi in cui solo i filologi Marvel e i nerd più ossessivi possono districarsi. Voto 7
av761815Tutta colpa di quello smargiasso, borioso, narcisissimo Tony Stark – sì, quello che quando sta dentro l’armatura si chiama Iron Man, e interpretato al massimo possibile della guittaggine da un Robert Downey Jr. dal ghigno sfottente e un filo mefisto – che, in preda ai suoi deliri di techno-onnipotenza, ha voluto mettere a punto un programma di (mi pare) intelligenza artificiale incaricato di sorvegliare e garantire la pace tra gli umani. Così noi Avengers, pensa il bellimbusto, ci possiamo ritirare nei nostri dorati eremi a coltivare passioni e vizi senza doverci più preoccupare di salvare il mondo. Non deve aver mai sentito la parabola dell’apprendista stregone (pieno di sé com’è, Tony Stark avrà pensato di essere già perfetto e di non aver bisogno di allargare il campo delle proprie conoscenze con qualche sana lettura), perché non prende le precauzioni necessarie, e il programma va fuori controllo, si incattivisce e, immessosi in un corpo-macchina, assume il nome di Ultron. Il quale vuol sì perseguire la pacificazione del pianeta, ma attraverso la distruzione totale della razza umana, da lui sprezzantemente considerata inferiore, rompicoglioni e generatrice di infiniti guai. Così l’Invencible Armada dei signori Vendicatori si deve riunire un’altra volta, cercando di contenere le mire distruttive dell’infame. Ora, se dicessi che del labirintico plot ho capito tutto mentirei clamorosamente. Perché questo Avengers numero due (e chissà quanti seguiranno) è così lambiccato e complicato che solo i nerd versati in filologia Marvel e relative estensioni cinematografiche e videogammesche sono forse (forse) in grado di seguire e spiegare le infinite svolte del racconto. Una folla si personaggi che neanche un quadro dei più saturi e formicolanti di Brueghel, gente che va e viene senza che se ne capisca bene la ragione, new entries supereroistiche di cui francamente non si sentiva la necessità visto che gli Avengers, tra maggiori e minori, erano già un team pieno di primedonne sgomitanti per un posto al sole. La puntata numero uno, l’episodio fondativo (uno degli incassi maggiori di tutti i tempi), mi era sembrata più lineare e terso, ma forse è il solito effetto nostalgia a farmelo credere. Qui, vi dico, c’è da perdere la testa tra scettri magici, gemme dai sovrannaturali poteri, villain dietro cui si nascondono altri villain, come in una matrioska della malvagità. E cattivi che diventano di colpo buoni, e visioni indotte che sembrano reali e monconi di realtà che sembrano allucinazioni. Come trovarsi di fronte a uno di quegli affreschi stracolmi di figure di cui ti sfugge il senso narrativo e che inducono lo sguardo a vagare casualmente soffermandosi ora al centro ora alle periferie della scena senza mai riuscire a connetterli in una visione d’insieme. Il che non è detto che sia cattiva cosa, basta solo non aspettarsi da questo film un racconto piano e lineare e arrendersi fin dall’inizio alla vitalistica confusione dell’arazzo dagli infiniti dettagli cogliendone quel che si vuole e si può. O, altra strategia di sopravvivenza nel labirinto, tentare di ridurre il caotico storytelling alla sua traccia basica e elementare, quella degli Avengers di nuovo riuniti per salvare il mondo dal villain, che stavolta si chiama Ultron come l’altra volta si chiamava Loki, il fratellastro di Thor (era Tom Hiddleston, e di lui, uno dei meglio attori oggi su piazza, patiamo la mancanza in questo sequel: ma perché han cassato proprio lui?). Ritenendo tutto il resto, quello che ci sta sopra sotto dietro a lato, puro orpello e deviazione.
Ma insomma ci si diverte? e questo numero due è meglio o no del primo? Massì, certo che ci si diverte. Il gocattolone, una volta che ha preso l’abbrivio (è sempre un po’ macchinoso presentarli tutti al pubblico, i signori Avengers, ognuno col suo bel numero da primadonna), è al solito smagliante, l’alleanza Marvel-Disney funziona davvero a meraviglia, a conferma che le loro produzioni han preso il posto, quanto a capacità di inventare nuove mitologie a uso del pubblico globale e di intrecciare testi e sottotesti, trame e sottotrame, di quello che erano stati nella scorsa decade i Pixar movies. Con una tecnologia digitale così virtuosistica da non svelare mai la sua artificialità, ma da presentarsi allo spettatore come un dato puramente naturale, tanto da farlo sprofondare in un perfetto mondo parallelo. Solo che non c’è più l’effetto sorpresa del precedente Avengers, com quell’idea formidabile di fondare un Olimpo dei supereroi in cui tutti, privati del proprio protagonismo, fossero costretti a fare i conti con gli altri, a passare dall’io al noi. Che era la vera idea geniale di quella (e questa) reunion. Tentare in un blockbuster di passare dalla dittatura  di un solo eroe a una gestione di gruppo, anche se non così paritaria. Sicché la vera storia non era, non è, quella dei Vendicatori in lotta per salvare il mondo, ma quella della loro lotta comune, di come interagiscono e riescono, o non riescono tra scontri e baruffe e ripicche, a coabitare. Questo è lo spettacolo Avengers. Con, stavolta, un’ulteriore spinta alla condivisione e alla diffusione del potere. Se nell’episodio fondativo a dettare legge e azione era il direttorio costituito da Stark/Iron Man, Captain America e Thor, stavolta anche i tre allora relegati in piste laterali dell’affresco – la Vedova Nera/Natasha Romanoff, Occhio di Falco e Banner/Hulk – raggiungono il centro (probabile che produttori e autori si siano resi conto di dover concedere più spazio a Scarlett Johansson, oggi l’attrice numero uno del sistema cinema, e anche qui meravigliosamente sensuale). Si finisce, esattamente come l’altra volta, con la grande battaglia del Bene contro il Male. E se là lo scenario era una Manhattan molto 11 settembre, qui siamo in una infelice contrada chiamata Sokovia che Ultron vorrebbe leteralmente sollevare dal suolo per catastrofizzare l’intero pianeta, e che ricorda da vicino certe infelici lande caucasiche e/o balcaniche e/o centroasiatiche post-sovietiche, la Cecenia per dire, o l’Ossezia. Cornice e contenitore di uno scontro finale che qua e là riecheggia la Grozny inscheletrita dalle bombe e il massacro di Beslan (tutti quei civili terrorizzati e in fuga). Ed è, a mio parere, la parte visivamente più innovativa di tutto il film, nel suo intrecciare gli effetti ultra speciali del post-cinema alla cronaca e alla storia, e relativi patimenti. Nella parte di due gemelli dalle facoltà sì umane ma potenziate, e prima nemici poi amici dei vendicatori (non ho ben capito la loro conversione dal Male al Bene, scusatemi), compaiono Elizabeth Olsen e Aaron Taylor-Johnson. Sì, l’attore made in Uk sposato – e la storia ha alimentato per anni i tablod per via della differenza di età, lui 23 anni meno di lei – a quella Sam Taylor-Johnson (già Taylor-Wood) che è la regista di 50 sfumature di grigio. Si esce dal cinema soddisfatti, anche se con gli occhi indolenziti da un ipercinetico 3D, e però con la sensazione che la carica di novità del primo Avengers si sia già arrestata. Non basta, per dire, far innamorare Natasha Romanoff e Bruce Banner – come s’è fatto qui – per creare nuovi focolai d’attrazione e interesse, bisogna per la prossima puntata – che inevitabilmente arriverà – ripensare con più decisione storie e personaggi.???????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

 

Questa voce è stata pubblicata in al cinema, cinema, Container, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a (al cinema) Recensione: AVENGERS: AGE OF ULTRON. Sì, divertente, ma meno innovativo del primo

  1. Non lo andrò a vedere proprio per la mancanza di Hiddleston (un Loki fantastico, istrionico, affascinante, ironico, shakespeariano) che era la vera ragion d’essere e del successo del primo film.

  2. Non è che l’hanno tagliato.
    Age of Ultron è una sceneggiatura in cui Loki non c’entra niente.
    In ogni caso, non occorre essere vedove del buon Tom (bravissimo davvero). Fa parte della continuity e tornerà certamente in scena nel terzo capitolo di Thor, di cui si hanno peraltro diverse anticipazioni in questo Avengers.
    Un aspetto rilevante della recensione, è che per capire bene tutti i riferimenti della sceneggiatura, occorre essere aggiornati su tutta la produzione cinematografica Marvel.
    La continuity in tal senso è favolosa. E non priva di coraggio rispetto a riferimenti inossidabili, veri capisaldi delle pubblicazioni Marvel.
    Es. Ultron qui deriva da un errore di Stark e Banner. Negli albi la sua IA è invece creata da Henry Pym, membro fondatore degli Avengers, fin qui totalmente ignorato nella serie.
    Gli verrà dedicato un film tutto suo, Antman, in prossima uscita.
    Diversi riferimenti della situazione dello S.H.I.E.L.D., ad esempio, derivano da quanto avviene nella serie Agents of SHIELD, che sta avendo un successo davvero eccellente.

Rispondi