Recensione: THE GREEN INFERNO. Torna il cannibal-movie, con molta ironia sugli ecologismi chic

The Green Inferno, regia di Eli Roth. Con Lorenza Izzo, Ariel Levy, Aaron Burns, Kirby Bliss Blanton, Daryl Sabara, Sky Ferreira, Magdalena Apanowicz, Nicolás Martínez, Ignaca Allamand, Richard Burg. Al cinema da giovedì 24 settembre 2015.THE GREEN INFERNO (5)
Eli Roth rinnova i fasti dei cannibalici italiani anni Settanta, e realizza un film che è orrorifico al punto giusto, ma anche un avventuroso che non risparmia le ironie sulla smania ecologista-terzomondista. Con una domanda: son peggio le multinazionali del petrolio che trivellano l’Amazzonia o le tribù gnam gnam che ancora si nascondono lì dentro? Voto 7THE GREEN INFERNO (3)
Visto la bellezza di due anni fa al Festival di Roma e poi scomparso dai radar, offuscato, oscurato, restato nei magazzini per via, pare, di problemi legati ai diritti distributivi. The Green Inferno esce solo adesso nei cinema italiani (e pure americani), e il tempo passato non sembra avergli fatto male, anzi. Omaggio dichiarato di Eli Roth – il cattivo ragazzo dei vari Hostel -, a Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, ritira fuori il genere antropofagico da parecchio latitante sugli schermi. Molto riuscito, spaventevole al punto giusto, con parecchie punte gore, ma alla fin fine meno di quanto ci si aspettasse. Stavolta Roth cura piuttosto bene i caratteri e l’organizzazione del racconto, e confeziona un horror cannibalico che non risparmia ironie sugli ecologismi e i miserabilismi più scemi e sulla stronzaggine di leader e leaderini verdi-neocontestativi. Un gruppo di eco-attivisti alquanto radical lascia il comodo campus statunitense per volare nell’Amazzonia (area peruviana) dove i soliti cattivi estrattori di idrocarburi stan radendo al suolo pezzi di foresta e decimando gli indios. Tribù che nessuno ha mai visto, e che non hanno mai visto un occidentale. La missione è bloccare con un’azione dimostrativa i bulldozer filmando il tutto e rilanciando in tempo reale sul web. La missione riesce benissimo, ma quando l’allegra brigata, qualche ragazzo, qualche ragazza, se ne torna sul piccolo aereo da turismo alla base festante, ecco l’incidente di volo, e schianto in mezzo all’Amazzonia più amazzonica. Quelli che sopravvivono non sanno cosa li aspetta. Perché i cari cannibali sono in agguato e li fan tutti prigionieri. E comincia il gnam gnam, previa cottura in forno (di bellissimo design spontaneo) o con consumo immediato a crudo partendo dalle parti molli, le più succulente. Eli Roth ha l’accortezza di alternare l’inevitabile trucidume con il gioco al massacro che si instaura all’interno del gruppo, e con lo sontro a tratti asperrimo dei caratteri. Un film che ingloba nell’horror anche l’action e l’avventuroso più classico, in una miscela piuttosto inedita. Perfino i selvaggi non son più i selvaggi di una volta, ma raffigurati , anche nei loro cruenti riti, con una certa attenzione antropologica-etnografica ormai diffusa in America anche a livelli pop. Non aspettatevi insomma urla belluine e danze col tam tam intorno al pentolone. Questo è cinema piuttosto consapevole e tutt’altro che dozzinale. Finale aperto, che lascia intravedere un possibile sequel (e secondo me sarà qualcosa di simile a Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scmparso in Africa? di Ettore Scola. Scommettiamo?).

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