VENERE NERA di Abdellatif Kéchiche stasera in tv (lun. 19 ott. 2015)

Venere nera di Abdellatif Kéchiche, La effe, ore 23,35.
0402L’unico tonfo di una carriera tutta da vincente, un successo via l’altro, del francese di origine tunisina Abdellatif Kéchiche. Sì, il signor Palma d’oro di La vie d’Adèle. Che tre anni prima di quel capolavoro aveva presentato a Venezia questo Venere nera uscendone a pezzi. La bocciarono tutti, pure quelli che avevano apprezzato di Kéchiche i toni da commedia etnica del suo Cous cous, questa cupa e torbida ricostruzione di una vicenda agghiacciante nella sua esemplarità dell’Ottocento coloniale. La storia della cosiddetta Venere ottentotta, una sudafricana dalle natiche così prominenti da essere portata in Europa nei baracconi delle diversità, o se preferite dei mostri, ed esposta agli sguardi della plebe e del patriziato uniti da un comune voyeurismo. Iniziali trionfi, e inviti in alcova da parte di molti ricchi signori ansiosi di avvoltolarsi in quel corpo straripante. Poi la decadenza, la discesa nell’inferno dei bordelli. Kéchiche si inoltra in questa storia con l’indignazione e lo sgomento di chi è venuto dall’altra parte del Mediterraneo, e che qualcosa d’Africa nera ha respirato, e che ha conosciuto fors’anche qualche tarda traccia dell’era coloniale. Un film che è un grido d’accusa, lento, inesorabile, di ipnotica lentezza, che si avvolge su se stesso in una ossessiva coazione a ripetere il proprio messaggio. Quando l’ho visto l’ho detestato, anche per via della protagonista clamorosamente miscast, ma sono passati anni da quella mia recensione, forse è il caso che proceda a una revisione, anche alla luce del meraviglioso La vie d’Adèle che Kéchiche ha poi realizzato. Perché i segni del grande regista sono in ogni suo film, anche il meno riuscito.

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