Film stasera in tv: LA SETTIMA STANZA, su Edith Stein (lun. 26 ott. 2015)

La settima stanza, Tv 2000 (28 dt, Sky 140, TivùSat 18), ore 21,05.
2350074,hPkGRpM_j5PZIm1kwI+lGEtKlzethFFOq9OQkJA3+z3D42ENUzrBlrNSONZN_ENe+IFvolDucLYkn+IVR3oWEA==86515_1b2430e1a41063ce606ef8f28738a55c_1280re0Edith Stein. Nata a Breslavia nel 1892, morta ad Auschwitz nel 1942. Un tragitto il suo tra i più imprevedibili e straordinari del Novecento, in una ricerca che ancora, e più che mai, ce la rende nostra contemporanea, presenza necessaria. Nata nell’ebraismo, si converte al cattolicesimo dopo aver avvicinato, lei allieva prediletta di Husserl, gli scritti di Teresa d’Avila, e col nome di Teresa si fa carmelitana. Ma verrà il nazismo e, benché trasferita dalla Germania in un carmelo d’Olanda, non riuscirà a sottrarsi alla persecuzione e insieme alla sorella Rosa verrà mandata ad Auschwitz. Ecco, non occorre dire molto altro. La settima stanza, del lontano 1995 quando ancora si potevano pensare e realizzare operazioni cinematografiche di questo tipo, ricostruisce gli anni maturi di Edith, il suo pensiero, la sua ricerca filosofica e religiosa, e il suo tratto di vita segnato dalla persecuzione, mettendo in relazione la sua vocazione, la sua visione del mondo filtrata dalla fede, alla storia desolata e ai fatti che la inghottivano. Alla regia l’ungherese Márta Mészáros, autrice austera di film di idee e di passioni anche intellettuali, non per niente per molto tempo moglie e compagna di lavoro di quel genio non così compreso del cinema del dopoguerra che si chiamava Miklos Jancso. Sì, La settima stanza potrà sembrare ai non eccelsi gusti d’oggi fastidiosamente arty, di quelle opere che esibiscono anche in modo ricattatorio verso lo spettatore il proprio status di alta nobiltà intellettuale, e contro cui c’è sempre il rischio che dalla platea parta il plebeo sberleffo fantozziano anti-Potemkin. Ma vi si racconta di Edith Stein, e allora niente lazzi, per favore. Protagonista è la meravigliosa Maia Morgenstern, attrice rumena di severa bellezza, vista in quello stesso anno nel capolavoro di Anghelopoulos Lo sguardo di Ulisse e che più tardi sarà la Madonna nella Passione di Mel Gibson. Con lei Adriana Asti. (A Edith Stein è anche dedicato un pezzo di Juri Camisasca poi ripreso da Franco Batiato in uno dei suoi Fleurs, Il carmelo di Echt.)

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