Recensione: DARK PLACES parte bene, poi si inabissa. Pessimo

_DSC9192.NEFDark Places – Nei luoghi oscuri, un film di Gilles Paquet-Brenner. Dal libro Con Charlize Theron, Nicholas Hoult, Chloë Grace Moretz, Christina Hendricks, Tye Sheridan, Drea de Matteo. Tratto dal romanzo Dark Places – Nei luoghi oscuri di Gillian Flynn, Piemme ed.
_DSC5005.NEFUn inverosimile noir gonfio di effettacci e rozze torsioni narrative tratto da un romanzo dell’autrice di Gone Girl (anche quello, al di là della gran regia di David Fincher, pieno di assurdità). Peccato, perché l’inizio con il club dei delitti è promettente. Poi però Dark Places si disfa e non basta la solita magnifica Charlize Theron a salvarlo. Voto 3
_DSC4575.NEFParte bene, con un’idea lugubre e malata al punto giusto per un noir tendenza horror che si vuole ben sopra la media del genere di appartenenza, mica la solita poltiglia sanguinolenta e basta. Un club di appassionati di crimini famosi, che quei crimini li studiano li analizzano li delibano anche li ricostruiscono magari interpretandone vittime e assassini, contatta la ora adulta Libby Day, protagonista di un caso che decenni prima aveva sconvolto l’America, la sua famiglia massacrata nella notte, madre e figlie. Unica sopravvissuta lei, Libby, allora bambinetta. Certo, è rimasto in vita anche il fratello Ben, al tempo dei fatti adolsceente inquieto e appassionato di rock satanico e forse anche di satanismo, ma lui è l’assassino reo confesso, e come tale è stato condannato, anche perché reo confesso. Libby, ora una donna sola e alla deriva, senza più dollari (le cospicue donazioni da privati che le sono arrivate da tutta l’America per anni e anni ormai si sono prosciugate), accetta la proposta di un membro dell’ambiguio club, ti diamo soldi in cambio tu ti metti a indagare, vai da tuo fratello in galera, cerca di farti dire da lui la verità perché noi siamo convinti che lui abbia mentito.Pensiamo che non sia l’asassino, che abbia coperto qualcuno, ma chi? Impegnati, datti da fare, rintraccia possibili testimomi e gente informati dei fattacci, e noi ti sosterremo economicamente. Chiaro che la sventurata dice sì, e si sbatte pur controvoglia in cerca della verità sepolta.
Ecco, questa idea che poi mette in moto tutto l’apparato narrativo è brillante, eccellente, e quando vediamo la sempre magnifica (in ogni senso) Charlize Theron inoltrarsi nei cunicoli del club e convincersi a rifare i conti con quel carnaio che le ha rovinato la vita cominciamo a convincerci che Dark Places sarà un buonissmo film. Sbagliato. Clamorosamente sbagliato. Le premesse vengono subito disattese, e quel che seguirà sarà un filmaccio grondante inevrosimiglianza e rozzi ed effettistici colpi di scena aggiustati per colpire alle viscere, ma proprio nelle zone basse, lo spettatore. La sceneggiatura le spara grossissime (immagino prendendole pari pari dal libro), non risparmiandoci nemmeno stanismi adolescenti con sacrifici rituali in nome di Satana di povere mucche nei recinti di una qualche farm, poiché l’importante è che il sangue sgorghi e il raccapriccio in platea raggiunga il livello indispensabile. Continui passaggi tra i due piani temporali, l’ieri del pluridelitto e l’oggi dell’indagine, con bambine e bambini di allora che adesso, e son passati mi pare 29 anni!, son sempre nel fiore della gioventù, ma com’è possibile?, non si poteva stare un attimino più attenti? Fino allo scioglimento finale dell’enigma, contortissimo e assurdo, tipico di chi, avendole sparate senza pensarci su per tutto il racconto e avendolo zavorrato di infiniti dettagli e sottotrame e personaggi collaterali, poi non ce la fa a tenere insieme il puzzle e se la cava come può, cioè pessimamente. In spregio a quelle sane regole della costruzione di un thriller per cui, nel momento che vai di torsioni e colpi di scena, devi già sapere dove andare a parare e come incastrare il tutto in un insieme coerente. Please, leggere e rileggere Agatha Christie, e imparare. Ecco, i molti ammiratori della signora Gillian Flynn, autrice del romanzo da cui Dark Places il film deriva, sono serviti. Intendo, coloro che avevano salutato il precedente film tratto da un suo libro, Gone Girl o, se preferite all’italiana, L’amore bugiardo, come un quasi-capolavoro collocandolo nelle loro liste dei migliori dell’anno (cioè dell’anno scorso, il 2014). E io, scusate, a dire e a scrivere che Gone Girl non era una cosa seria, non stava in piedi, anzi non stava proprio né in cielo né in terra, gonfio com’era di illogicità, semplificazioni, inverosimiglianze, ridicole torsioni (tutta la seconda parte è da buttare, semplicemente). Vedendo Dark Places mi son reso conto di come i difetti siano gli stessi, con la differenza che là c’era David Fincher a coprire col makeup di una regia portentosa lo sciocchezzaio della storia, qui invece una regia non c’è, c’è solo un onesto lavoro di un onesto mestierante che non basta a coprire una trama slabbrata. Resta Charlize Theron, dolente e dura, ma non ce la fa da sola a salvare il film, non può farcela. Tye Sheridan è il fratello da giovane, ed è bravissimo come in The Tree of Life, in Mud, in Joe, ma anche lui poco più fare contro una storia sbagliata. Pessima, purtroppo, Chloë Grace Moretz, esagerata e esagitata. Dov’è finita la promettente ragazzina di Hugo Cabret? Negli ultimi anni ha azzeccato solo un film, Sils Maria, troppo poco, sbagliando questo, Dark Shadows e il remake di Carrie.

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