Film da (ri)vedere stasera in tv: PASOLINI, UN DELITTO ITALIANO (dom. 28 febb. 2016, tv in chiaro)

Pasolini, un delitto italiano, un film di Marco Tullio Giordana. Rai Storia, ore 21,34.

Carlo De Filippi è Pino Pelosi

Carlo De Filippi è Pino Pelosi

pierpaolo_pasoliniSon quasi più di quarant’anni, da quel novembre 1975 in cui Pasolini fu ammazzato. E ancora ci si accapiglia su cosa davvero successe quella notte a Ostia. Ci sono verità ufficiali proclamate da sentenze, e altre che lo sono assai meno, talvolta sconfinanti in teorie complottistiche. Tra poco, il 24 marzo, sarà nei cinema distribuito da Microcinema Macchinazione di David Grieco, che traccia una sua interpretazione del delitto a mio parere alquanto azzardata (ma non si può dire di più, c’è l’embargo; in ogni caso il film merita di essere visto e discusso). Pasolini, un delitto italiano, trasmesso stasera su Rai Storia, è invece del 1995, esattamente a metà strada tra quella notte e il nostro oggi. Alla regia c’è Marco Tullio Giordana (naturalmente con i fidi Stefano Rulli e Sandro Petraglia alla sceneggiatura), vale a dire il nostro regista più impegnato sul fronte del cinema cosiddetto civile: oltre a questo film, nel suo curriculum ci sono I cento passi sul caso Impastato e ovviamente il più recente Romanzo di una strage su Piazza Fontana. Un docudrama, Pasolini, un delitto italiano, dove al materiale di repertorio si alternano sequenze fictionalizzate, a ricostruire la catena di eventi che portò a quell’omicidio, una ferita nella nostra storia nazionale. Cast che comprende Claudio Amendola, Nicoletta Braschi e Giulio Scarpati. Naturalmente, come sempre in Giordana, si mette in discussione la prima versione ufficiale. quella di Pino Pelosi assassino unico. No, non fu così, suggerisce lui, suggeriscono pur tra molte cautele i suoi sceneggiatori, alludendo (se ricordo bene il libro che il regista scrisse per Mondadori in occasione dell’uscita del film) all’ipotesi di una messa a morte di Pasolini per motivi politici a opera di un gruppo organizzato, non di un singolo. Insomma, Pelosi non sarebbe stato solo. La vecchia tesi che mi pare fosse anche di Laura Betti, di Enzo Siciliano e altri amici di Pasolini. Non so, a me questa visione è sempre parsa eccessivamente cospirativa. Attribuire le colpe a un ‘gruppo’ e inserire un movente politico significa anche operare uno spostamento e una rimozione, non ammettere ciò che è evidente, vale a dire che quella di Pasolini fu la morte tragica di un omosessuale da parte di un prostituto. Significa, in qualche modo, mascherare, rimuovere, non riconoscere la sua omosessualità.

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