HITCHCOCK/TRUFFAUT il 4/5/6 aprile al cinema. Recensione

HitchcockTruffaut_Trailer1__276556Hitchcock/Truffaut, un film di Kent Jones. Sceneggiatura di Kent Jones e Serge Toubiana. Distribuito da Cinema e Nexo Digital. Sul sito Nexo l’elenco delle sale. Voto 7 e mezzo

La donna che visse due volte

La donna che visse due volte

Hitchcock-Truffaut-2015-3

Per tre giorni al cinema, da lunedì 4 a mercoledì 6 aprile. E, se amate il cinema trattasi di visione obbligatoria. Perché questo documentario, presentato in prima mondiale lo scorso maggio a Cannes e adesso in sala in uscita limitata, ricostruisce l’incontro che non è esagerato definire epocale del 1962 tra Alfred Hitchcock e François Truffaut. Incontro e lunghe conversazioni da cui sarebbe nato un libro-intervista ( di FT a AH) destinato a influenzare la stessa storia del cinema, e la nostra percezion del cinema. Da lì si sarebbe consolidato definitivamente lo status di Hitchcock quale maestro assoluto, dopo che già i parigini Cahiers du Cinéma, di cui Truffaut era stato redattore, lo avevano sottratto al purgatorio della serie B in cui la critica lo aveva confinato per i suoi film di genere. Truffaut, e gli altri dei Cahiers come Rohmer e Chabrol, intuiscono che Hitchcock è un auteur, con una visione peculiare e personale del cinema, e un virtuoso, un innovatore nell’uso della macchina da presa e della stessa lingua cinematografica. Con quel libro – Il cinema secondo Hitchcock di FrançoisTruffaut, edito in Italia da Il Saggiatore – è Hitchcock-Renaissance, un’ascesa che da allora non si è più fermata. Culminata nel 2012, quando il referendum indetto dalla rivista britannica Sight & Sound (il braccio stampato e ora anche digitale del British Film Institute) tra oltre mille critici di tutto il mondo ha decretato essere La donna che visse due volte il miglior film di tutti i tempi, detronizzando Quarto potere di Orson Welles dopo un dominio durato parecchi decenni. Credo che Hitchcock, che come si vede nel libro non se la tirava per niente, che era spietatamente autocritico e si riteneva solo un professionista e narratore di storie al servizio del pobblico, si sarebbe assai divertito alla notizia e l’avrebbe liquidata con una delle sue battute minimizzanti. Leggete il libro, please, è una di quelle esperienze che migliorano la vita e affinano il senso del cinema, sempre che lo si ami. E correte intanto a guardarvi il film, che con molta fedeltà e aderenza ai fatti ci racconta di come Truffaut – allora trentenne ma già con I 400 colpi e Jules e Jim all’attivo – avesse mandato una lettera molto rispettosa al signor Hitchock chiedendogli di poterlo intervistare sui suoi film, sulla sua visione di cinema, soprattutto sul suo modo di girare. Il regista inglese, ormai da una vita trapiantato a Hollywood, rispose. Truffaut vola a Los Angeles, i due si incontrano per otto giorni, ogni giorno da mattina a sera alla presenza di Helen Scott, interprete ma anche amica di Truffaut, con un tecnico del suono a registrare in un’altra stanza. Luogo scelto per i rendez-vous non una casa privata, non un hotel, ma, come si addice a un summit, una sede istituzionale come gli Universal Studios. In Hitchcock/Truffaut sentiamo brani del libro, vediamo moltissimo, e prezioso, materiale fotografico, soprattutto vediamo sequenze intere dei film di Hitchcock commentate da lui stesso con il contrappunto di Truffaut, ed è un godimento vero. Si passa dal periodo del muto (secondo Hitchcock il cinema puro è quello prima del sonoro, perché doveva comunicare senza il supporto della parola), al periodo ultimo, quello di Il sipario strappato, Frenzy, Complotto di famiglia. Passando per gli anni Quaranta dell’arrivo a Hollywod e di film come Rebecca, Notorious, Il sospetto, Nodo alla gola, e per i Cinquanta e i primi Sessanta che coincidono con l’età d’oro hitchcockiana. Un capolavoro via l’altro, in una sequenza da vertigine. La donna che visse due volte, La finestra sul cortile, L’uomo che sapeva troppo, e poi Psycho, Gli uccelli. Ci si addentra, attraverso quanto si scambiano intervistatore e intervistato, e grazie alle immagini e ai fimati, nei mirabolanti e luciferini stratagemmi tecnici con cui Hitchcock realizzava i suoi specialissimi effetti drammatici, la scena della doccia di Psycho con quelle coltellate, le vertigini di James Stewart in La donna che visse due volte, il piano sequenza lungo l’intero film (in realtà più piani sequenza ciascuno di dieci minuti, perché tale era la lunghezza massima di una bobina, poi incollati senza che il pubblico si accorgesse della sutura) di Nodo alla gola. E precisissime lezioni e consigli e dettagli su come creare la suspense, che per AH era il vero segreto per mantenere l’attenzione e la concentrazione dello spettatore. Non è questo film, come non lo è il libro, un saggio glaciale su come fare il cinema, ma il confronto tra due che il cinema lo amavano davvero, al di là di praticarlo per mestiere. E impressiona la meticolosa preparazione di Truffaut che per l’intervista si è ripassato tutti, ma proprio tutti i film, compresi quelli del periodo inglese e del muto, del suo interlocutore. Spesso prendendo appunti assai dettagliati. Un secchione.
Interviene in Hitchcock/Truffaut, spesso con contributi assai illuminanti altre volte meno necessari, un manipolo di illustrissimi registi di oggi, che si dichiarano tutti in un modo o nell’altro debitori di quel libro. Martin Scorsese, Richard Linklater, David Fincher, Kiyoshi Kurosawa (forse oggi il regista più hitchockiano in circolazione: si veda il suo Creepy presentato alla recente Berlinale), Arnaud Desplechin, Olivier Assayas, James Gray. E Wes Anderson, che dice di aver compulsato tante di quelle volte la sua copia di Il cinema secondo Hitchcock da averla ridotta a brandelli. Se un limite c’è in questo rispettabilissimo film è il suo stare troppo stretto al testo d’origine, di esserne una precisa, puntuale, diligente trascrizione rinunciando però a qualsiasi invenzione. Chissà cosa ne avrebbero detto i due signori registi del titolo. E chissà quali meravigliose truccherie avrebbe escogitato Mister Hitchcock. Sceneggiatura scritta dal regista Kent Jones con Serge Toubiana, già caporedattore dei Cahiers du Cinéma e direttore della Cinémathèque di Francia.

Questa voce è stata pubblicata in al cinema, cinema, Container, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi