(al cinema) recensione: DESCONOCIDO – RESA DEI CONTI. Dalla Spagna un action-thriller assai americano

12829139_787786127994539_6931709464414745050_oDesconocido – Resa dei conti, un film di Dani de la Torre. Con Luis Tosár, Javier Gutierrez, Goya Toledo, Elvira Minguez, Fernando Cayo. Spagna 2015,
12828373_787000131406472_7448344304190434595_oEl_desconocido_StillUn uomo e i suoi figli su una macchina imbottita di esplosivo. E un tizio misterioso che minaccia di farla saltare. Un action-thriller spagnolo adreanalinico e tesisssim, che applica molto bene la lezione americana. Peccato che l’ultima parte accumuli incongruenze in quantitò allarmante. Ma il film c’è e merita la visione. Voto tra il 6 e il 7
12828451_788323171274168_8373455130695605903_oUn action-thriller di quelli che fan subito cinema americano, perché è là che hanno codificato il genere stabilendo regole, elementi e strutture narrative. E però Desconocido è un prodotto completamente made in Spain, confermando quella capacità che han mostrato tante volte negli ultimi vent’ani gli spagnoli di adattare e adattarsi a certi modelli altrui di cinema, di importarli e riesportarli con successo. Penso anche all’horror, al fantastico, dove han messo a segno parecchi colpi. Cosa che al cinema italiano non è riuscita. Ecco, benché ultimamente qualcosa si sia mossa dalla nostre parti, e la nostra filmindustria abbia partorito qualche buon esempio di cinema di genere (Veloce come il vento e in parte, ma solo in parte, Lo chiamavano Jeeg Robot), non credo proprio che noi saremmo in grado di realizzare qualcosa di simile a Desconocido. Completamente derivativo, l’ha bollato parecchia critica allorquando lo scorso settembre aprì a Venezia, abbastanza incongruamente va detto, la sezione Orizzonti (vocata, mi pare, a un cinema più esplorativo e azzardato). Sì, certo, che poco o niente di originale ci sia dentro il film di Dani de la Torre son d’accordo, ma scusate, è il cinema di genere a essere per sua natura derivativo e replicante modelli antecedenti, a essere la riproduzione seriale e il riuso di un prototipo. Dunque, chapeau al signor de la Torre, un esordiente mi pare, che mette in piedi un film di massima professionalità e confezione impeccabile, e davvero international, capace di inchiodarti per almeno due terzi della storia. E che se sbanda e sbaglia nell’ultimo terzo è perché in sede di plot ha rischiato e osato troppo non riuscendo poi a venire a capo delle troppe piste aperte. Desconocido americaneggia molto nella sua frenesia, nel moltiplicare climax e twist e rovesciamenti di fronte e colpi e contraccolpi di scena, nella velocità del’esecuzione registica, e però ci sbatte dentro come innesco narrativo un qualcosa di molto europeo, che ha a che fare con l’endemica crisi economica dell’area Ue, i risparmiatori raggirati, il cinismo delle banche. Intercettando questa stagione del nostro scontento verso caste politiche ed economiche e cavalcandone l’onda. Difatti qui si racconta come un dirigente di banca che ha convinto parecchi suoi clienti a investire i loro risparmi in una faccenda truffaldina (come si dirà Banca Etruria in spagnolo?) venga perseguitato e minacciato da uno dei truffati. Comincia tutto in una qualsiasi mattina, quando Carlos carica in macchina i due figli per portarli  scuola. Continua con la telefonata di un tizio misterioso. Lì in macchina – avverte – c’è dell’esplosivo che lui innescherà non appena qualcuno tenterà di aprire la portiera. A spingerlo è l’incazzatura per i soldi persi a causa di Carlos, soldi che lui vuole gli vengano restituiti fino all’ultimo euro, sennò sarà strage. Già visto e già sentito? Come no, Speed per esempio. Da quel momento comincia la corsa del buon papà (e cattivo dirigente bancario) a mettere insieme la somma necessaria, e non sarà mica così semplice. Dani de la Torre orchestra molto, molto bene la sua storia spingendo al parossismo la tensione come vuole il cinema adrenalinico di oggi, americano e anche hongkonghese e sudocreano, fino a rischiare la deflagrazione e la distruzione del suo film. È che la sceneggiatura intreccia troppe linee di racconto, e nell’ansia di non far cadere la suspense si arriva a sfiorare l’inattendibilità, anzi a sprofondarci dentro. Da un certo punto in poi tutto si complica e aggroviglia maledettamente con tali econtinui colpi e contraccolpi di scena che ci si perde. Ma a conti fatti i segni più stanno abbondamente sopra i meno, e il film merita la visione e vale in pieno il biglietto. Un fattore vincente si rivela la location, la città portuale di La Coruña, Spagna del Nord, Galizia. Città di strade strette e atmosfere claustrofobiche, come introflessa, affacciata su un mare plumbeo e ostile, su coste rocciose. Uno sfondo poco convenzionale che per Desconocido è un valore aggiunto. Luis Tosár perfetto e come molti attori spagnoli (Banderas, Cruz, Bardem) a suo agio in un film di ambizioni internazionali.

Questa voce è stata pubblicata in al cinema, cinema, Container, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi