Film stasera in tv: RED LIGHTS con Robert De Niro (sab. 30 apr. 2016, tv in chiaro)

Red Lights, Rai 4, ore 21,13.85855_gal-1
Red Lights, regia di Rodrigo Cortés. Con Robert De Niro, Sigourney Weaver, Cillian Murphy, Elizabeth Olsen, Toby Jones.
Sigourney Weaver è la scienziata che dà la caccia alle truffe paranormali. Robert De Niro è il (presunto?) sensitivo dagli eccezionali poteri. Sarà scontro tra i due. Il regista spagnolo Cortés (quello di Buried), pencola un po’ di qua e un po’ di là senza mai prendere una strada. Poi inventa un finale che è sì un colpaccio di scena da lasciare senza fiato, però completamente sconnesso da quello che si è visto prima. Il perfetto esempio di un film che si autosabota. Voto 4 e mezzo
Dopo il gran successo americano del suo Buried, raccapricciante resoconto su un sepolto vivo, lo spagnolo Rodrigo Cortés ha potuto contare su mezzi più larghi per questo suo Red Lights, soprattutto ha potuto mettere insieme un cast imponente: i due gloriosi veterani del cinema alto e del cinema mainstream Robert De Niro e Sigourney Weaver, il sempre buono Cillian Murphy, l’Elizabeth Olsen reduce dal successo di La fuga di Martha e il formidabile Toby Jones, che una volta sarebbe stato definito caratterista e oggi chissà, uno di quegli attori da ruoli collaterali spesso più bravi dei protagonisti. Lancio del film al Sundance 2012, con recensioni più negative che positive. Poi, qualche mese dopo, un’uscita semiclandestina in poche sale americane, solo un pugno di dollari incassati, e via subito in VOD e homevideo, segno che qualcosa per questo Red Lights non ha funzionato. Forse le preview avevano dato esito negativo, forse si era capito che il film non avrebbe percorso molta strada, fatto sta che i distributori non ci hanno più creduto, preferendo non bruciare risorse in una promozione inutile. In effetti, è uno strano oggetto filmico, non disprezzabile, tutt’altro, solo visibilmente incerto su se stesso e la propria identità, discretamente costruito e scritto e professionalmente girato, però con una sorta di crepa, di smagliatura che lo percorre tutto e lo infragilisce. È che tratta di un tema impossibile e sdato come il confronto-scontro tra scienza e parascienza. Tra positivisti del credo-solo-a-quello-che-vedo e mondo dei sensitivi e paranormali. Tra ragione e irrazionalità, o non-ragione (detesto il temine superstitizione). Trattasi di due mondi, anche di due universi linguistici e narrativi, assolutamente incompatibili, inutile dialettizzarli, cortocircuitarli, inutile anche inoculare nello spettatore il dubbio su chi sia nel torto e chi dalla parte giusta, chè lo spettatore la sua idea ce l’ha già e da lì comunque non si smuoverà mai. L’unica strada, in una narrazione su una cosa del genere, che sia un romanzo o un film o altro, è decidere subito da che parte stare, quale posizione prendere, e dichiararlo. Molte storiche opere del passato su tema simile hanno scelto senza esitare la strada dell’oltreumano, più redditizia sul piano dello spettacolo e più emotivamente coinvolgente. Qui invece Cortés cade nell’errore capitale di starsene per quasi tutto il film equidistante, di non pronunciarsi pencolando un po’ di qua e un po’ di là, il che riduce Red Lights a una sorta di dibattito tra paranormalisti e scettici razionalisti alla Piero Angela. Una noia.
Si comincia con la scienziata Margaret Matheson (Sigourney Weaver), una veterana che ha dedicato la sua vita allo smascheramento delle varie truffe paranormali, fiondarsi con il suo devoto assistente Tom Buckley (Cillian Murphy) in una casa che sembra abitata dai fantasmi. Le ci vorrà poco per capire che non di fantasmi si tratta, ma di una messinscena organizzata per uno scopo inconfessabile. La nostra Margaret tiene anche un corso universitario sulla sua particolare specializzazione, corso che non può contare su finanziamenti e dunque a rischio chiusura definitiva, giacchè è molto più carino e glamorous stare dall’altra parte della barricata, di chi sostiene che ci sono aree parallele, realtà oltreumane che ancora non abbiamo esplorato ma che hanno infuenza sulla nostra vita ecc. ecc. Infatti il suo collega Paul Shakleton, che ha messo su un laboratorio per studiare-dimostrare la veridicità dei fenomeni paranormali, ha molto più quattrini e sussidi di lei. Devo dire che questa della non più gaia ma povera, miserabile scienza maltrattata, dileggiata, bistrattata in un mondo ormai frivolo che tende a credere alle più sceme cazzate piuttosto che alle ricerche rigorose, è la cosa più interessante del film e apre inquietanti squarci sull’idiozia di massa in cui è precipitato l’Occidente. Ma insomma, ha ragione Margaret o il furbo Shackleton? Margaret li ha sempre smascherati tutti, i ciarlatani di vario tipo. Tranne uno, Simon Silver, il sensitivo chiaroveggente (e non vedente) Simon Silver, che si è ritirato ormai sono trent’anni dopo aver dato spattcolo impressionante dei propri poteri eccezionali, compresa la levitazione. C’era stato un incidente, una morte, e lui ha detto stop. Ma adesso ha deciso di tornare con una nuova serie di esibizione pubbliche, e per Margaret sarà la sfida definitiva. il confronto finale. Silver è un torvo Robert De Niro che non si risparmia nulla, in una di quelle prove di istrionismo e gigionismo degli anni recenti. A tratti questa sfida a distanza tra Simon e Margaret ricorda quella dei due protagonisti di The Prestige, ma là eravamo sempre all’interno dell’illusionismo, di una dichiarata finzione-manipolazione della realtà, qui no, senza contare che alla regia c’era Christopher Nolan, capace di infondere alla narrazione una potenza che il pur onesto Cortés se la sogna. Ne capiteranno di ogni, anche perché il sinistro Simon è un tipo pericoloso che è meglio non averci a che fare. Man mano prenderà sempre più spazio e importanza Tom, l’assistente di Margaret, alla quale a un certo punto capiterà un guaio. Scontro finale tra il soi disant sensitivo e chi lo vuole sputtanare. Con un colpaccio di scena, un twist, che davvero non ti aspetti. Una torsione che lascia senza fiato e ricorda per intensità e radicalità quella del Sesto senso di Shyamalan. Solo che rimette in discussione tutto quello che abbiam visto fino a quel momento, deligittimando completamente il film. L’apice drammatico di Red Lights è anche il suo punto di massima debolezza. Un coup de théâtre che rivolta tutto, ma non ha alcuna relazione con il resto della storia ed è buttato lì per sconvolgere e sorprendere, e che resta fine a se stesso. Come se Cortés all’ultimo minuto avesse deciso di autosabotarsi e dicesse: scusate, ma quello che vi ho fatto vedere finora è un’altra cosa. No, non si fa.

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