Cannes 2016, i premi di Un certain regard. Vince un film finlandese, niente all’Italia

The Happiest Day in the Life of Olli Makii

The Happiest Day in the Life of Olli Maki

Appena annunciato in Salle Debussy il palmarès di Un certain regard, la sezione seconda in cui ha concorso anche l’italiano Pericle il nero di Stefano Mordini, rimasto escluso dai premi. Premetto che non son riuscito a vedere tutti i film di Un certain regard, ma tre dei cinque premiati sì, e dico che al vincitore, il filandese Hymyilevä Mies (The Happiest Day in the Life of Olli Mäki) di Juho Kuosmanen, è andata di lusso. Ma così ha deciso la giuria presieduta da Marthe Keller (“une légende suisse” l’ha definita Thierry Frémaux) e composta dalla regista austriaca Jessica Hausner, dall’attore-regista messicano Diego Luna, dal regista svedese Ruben Östlund e dall’attrice francese Céline Sallette.

Migliore film
Hymyilevä Mies (The Happiest Day in the Life of Olli Mäki) di Juho Kuosmanen, Finlandia.
Olli Mäki è il pugile finlandese che nel 1962, in un epico incontro a Helsinki,  combattè per il titolo mondiale. Il film ricostruisce la preparazione e i retroscena di quel mitico (per la Finlandia) evento. In bianco e nero, privo di ogni retorica nazionalistica e sportiva. Buono, ma il premio massimo è esagerato. A Un certain regard s’è visto di meglio.

Premio della giuria
Harmonium di Kôji Fukada (Giapppone)
(non l’ho visto: una famiglia viene messa in crisi dall’arrivo di un misterioso uomo).

Migliore regia
Matt Ross per Captain Fantastic (Stati Uniti)
Già presentato al Sundance, la storia di una famiglia assai alternativa costretta dal padre-patriarca (Viggo Mortensen) a vivere nei boschi lontana dalle sirene del consumismo e della società capitalistica. Captain Fantastic butta sul tappeto, e con una sceneggiatura assai brillante come solo gli americani, parecchie questioni importanti, ma poi, quando si tratta di decidere da che parte stare, si tira indietro e cerchiobottizza furbescamente. Con una parte finale tremenda che rovina il buono che s’era visto prima. Io l’ho detestato. Sarà però un successo di pubblico, a partire dall’America.

Migliore sceneggiatura
Voir du pays di Delphine e Muriel Coulin (Francia)
Un gruppo di soldati francesi di ritorno dall’Afghanistan fa tappa a Cipro per tre giorni di debriefing, di decompressione, prima di tornare alla normalità di casa. Ci sono anche tre donne, due soldatesse e un’infermiera, e saranno loro a fare da innesco, e da cartina di tornasole, alle tensioni e contraddizioni della squadra. Da vedere assolutamente, nel caso arrivasse in Italia. Meglio del film vincitore.

Premio speciale della giuria
The Red Turtle di Michael Dudok de Wit (Francia-Giappone)
(Non l’ho visto: un anime coprodotto dalla francese Wild Bunch e dal mitico Studio Ghibli di Miyazaki. Un naufrago finisce su un’isola abitata solo da tartarughe, uccelli e granchi. Completamento senza parole).

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