Film stasera in tv: HITCHCOCK con Anthony Hopkins e Helen Mirren (mart. 2 agosto 2016, tv in chiaro)

Hitchcock, regia di Sacha Gervasi. Paramount Channel, ore 23,00.206486
hitchcock14Hitchcock, regia di Sacha Gervasi. Con Anthony Hopkins, Helen Mirren, Scarlett Johansson, Jessica Biel, James D’Arcy, Toni Collette.

Scarlett Johansson è Janet Leigh

Scarlett Johansson è Janet Leigh

Ricostruzione di come nacque Psycho, il film più efferato nella carriera di Hitchcock. Le paure dei produttori, le incomprensioni sul set con gli attori, i problemi con la censura. Finchè sta sull’aneddoto, Hitchcock funziona ed è un gran godimento. Purtroppo poi ci annoia raccontandoci lagnosamente della moglie Alma quale genio conculcato e sfruttato dal cinico Hitch. Si accenna sì ai lati più oscuri e selvaggi del regista, ma lo si fa con troppa cautela e poca convinzione. Peccato, un’occasione non del tutto sfruttata. Anthony Hopkins stravolto e travolto da un make-up impossibile. Voto 6+

Helen Mirren (a destra) è Alma, la signora Hitchcock

Helen Mirren (a destra) è Alma, la signora Hitchcock

James D'Arcy è un credibilissimo Anthony Perkins

James D’Arcy è un credibilissimo Anthony Perkins

Fine anni Cinquanta, Hollywood: Alfred Hitchcock è alla ricerca di una storia da trasformare in cinema. Ha alle spalle il grande successo di Intrigo internazionale e il deludente esito (al box office) di La donna che visse due volte, tutti gli chiedono di replicare il già fatto, di adagiarsi nel conosciuto e garantito, ma lui avverte la necessità di inabissarsi nel nuovo, di esplorare, sperimentare. Gli fanno leggere un giallo alquanto trucido – un delitto efferato sotto la doccia, un sinistro motel, un caso assai perturbante di travestitismo e identificazione con la madre – e, oscuramente attratto da quella materia così radicalmente diversa da quella che è solito maneggiare – più sporca, più torbida, più ambigua – decide di farne il suo prossimo film. Gli sono contro tutti, a partire dalla Paramount scottata dal non successo di La donna che visse due volte (e fa strano sentire il produttore lamentarsi di un film che sarebbe poi diventato fondamentale: solo pochi mesi fa, in un sondaggio indetto dal mensile inglese Sight & Sound, oltre mille critici l’hanno votato come il miglior film di tutti tempi). Non ne è convinta davvero nemmeno la moglie Alma Raville, suo infaticabile sostegno, nonchè abile sceneggiatrice che, pur senza mai comparire ufficialmente, legge, controlla, taglia, riscrive i copioni per l’illustre marito. Preferirebbe, Alma, che Hitch girasse una sceneggiatura dai toni giallo-brillanti di un suo amico che la corteggia garbatamente, non si sa se per genuina ammirazione o per interesse professionale (più avanti lo si scoprirà). Ma il regista si è incaponito su quel libro, o libraccio, sente che potrà cavarne qualcosa di pauroso come mai prima al cinema. Ma non c’è verso di convincere la Paramount, sicchè decide di finanziarlo lui, Psycho, ipotecando la villa con piscina, e stavolta Alma è dalla sua parte. Sappiamo poi com’è finita, cosa sia diventato Psycho, film seminale, oltrepassamento decisivo di una soglia nella rappresentazione e produzione cinematografica del terrore, capolavoro e ancora capolavoro imprescindibile.
Hitchcock ci racconta questa storia, spiando nel backstage e anche in qualche angolo non troppo immacolato di Hollywood, e fin quando sta nell’aneddotica non è per niente malvagio. È sempre un piacere, ammettiamolo, osservare dal buco della serratura come funziona la macchina cinema al suo massimo, la macchina del cinema americano, vedere un mito vero come Hitch all’opera con i suoi attori e soprattutto attrici (in genere non aveva una gran stima di loro: qui non risparmia battute al veleno verso l’inespressivo per quanto bello John Gavin. E però il film ci mostra come con Janet Leigh, l’ennesima sua bionda, andò tutto molto bene, probabilmente per l’accomodante carattere di lei, che lo seppe prendere per il verso giusto). Assistiamo, da cinefili felici, alla ricostruzione di come fu girata la celeberrima scena dell’assassinio sotto la doccia, di come la censura non volesse tutto quel sangue (e nemmeno che si riprendesse il wc: troppo sconveniente) e di come lui, Hitch, riuscì astutamente a raggirarla. Ecco, fin qui noi spettatori e amanti folli del cinema ci divertiamo parecchio. Le cose vanno assai peggio quando il film imbocca, ahinoi molto spesso, la strada del più frusto veterofemminismo mostrandoci la moglie Alma quale genio, se non conculcato dal marito, da lui sfruttato e messo in ombra. Siamo dalle parti del “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, ovvietà, anzi scemenza, di cui Hitchcock vuol essere la dimostrazione esemplare. Una lagna insostenibile (e il film finisce purtroppo con gli applausoni dopo la prima di Psycho alla coppia, con Hitchcock che omaggia coram populo la moglie riconoscendone il fondamentale apporto: scena di una melensaggine assai poco hitchockiana). Sicchè la morale alla fine è che sotto il brand Hitchcock si nascondeva l’impegno fifty-fifty di marito e moglie, e che i meriti dei film usciti dalla factory coniugale son da dividere esattamente a metà. Ma dico, vogliamo scherzare?
Hitchcock non sa realmente da che parte andare e, forse vergognandosi di fare del sano gossip e del buon spionaggio dietro le quinte di Holywood (il che sarebbe bastato e avanzato), cerca di sublimarsi, elevarsi, riscattarsi non solo buttandola sul femminismo pro-Alma, ma alzando il tiro e andando a sfrucugliare il lato dark del gran maestro: le sue pulsioni sadiche, le sue perversioni neanche così ben mascherate, il suo contorto rapporto con le donne e con le sue bionde attrici. Anche, il suo strano matrimonio bianco con Alma. Ma questo, che poteva essere il cuore nero davvero interessante del film, viene affrontato troppo timidamente e cautelosamente, lo si accenna appena, si cerca di denudare il genio ma poi ci si pente subito, e dunque si allude, si dice e non si dice, e tutto rimane a mezz’aria. Un’occasione mancata per troppa devozione verso il mito, o forse per non inimicarsi troppo le platee globali. Così alla fine questo Hitchcock resta un santino, molto intelligentemente scritto e realizzato (avercene di script così dalle nostre parti), ma sempre un santino. Non aiuta la scelta di Anthony Hopkins come protagonista, oltretutto costretto in una imbottitura ridicola e in un mascherone di lattice che lo rendono inguardabile. Chi ha visto l’altro biopic sul regista, The Girl, prodotto l’anno scorso dalla Bbc e centrato sulla lavorazione di Gli uccelli e Marnie e i rapporti con Tippi Hedren, assicura che Toby Jones se la sia cavata molto meglio e più credibilmente di Hopkins. Non stento a crederlo, essendo oggi Jones tra i grandissimi. Helen Mirren è Alma, e l’abbiamo vista più convinta in ruoli migliori. Scarlett Johansson come Janet Leigh è inaspettatamente ottima, dico inaspettatamente perché fisicamente, tonda e burrosa com’è, non assomiglia per niente alla puntuta, magra, spigolosa, anche segaligna Leigh. Il migliore è James D’Arcy, che sa restituire con finezza e fedeltà al modello le timidezze e le nevrosi di Anthony Perkins: in certi momenti par di vedere l’originale. Un’immedesimazione impressionante.

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