Festival di Locarno. Recensione: LE CIEL ATTENDRA. Due ragazze e l’Isis

OC901906_P3001_218294Le ciel attendra (Heaven Will Wait – Il cielo aspetterà), un film di Marie Castille Mention-Schaar. Con Sandrine Bonnaire, Clotilde Courau, Noémie Merlant. Francia 2016. Piazza Grande.OC901903_P3001_218292Due ragazze francesi indottrinate e reclutate dall’Isis. Un film che racconta uno dei tempi sensibili della nostra attualità. Peccato che lo faccia con eccessi di cattivo psicologismo, qualche flashback di troppo e un bel po’ di semplificazioni. E con una confezione che non si riscatta dal banale televisivo. Voto 4 e mezzo
OC901867_P3001_218281Continua la programmazione media-mediocre di Piazza Grande, la sezione a maggior tasso di delusione del festival a oggi (aspettiamo un colpo d’ala, non si sa mai). Anche questo Le ciel attendra, Il cielo aspetterà, che pure racconta qualcosa come usa dire, di scottante attualità, si perde nell’insignificamza, nella piattezza di progetto e realizzazione. Peccato, peché le storie dei foreign fighters, di coloro che dall’Occidente partono per arruolarsi nell’Isis, sono un faccenda di peso, un punto sensibili della mappa geopsichica contemporanea, che meriterebbero qualcosa di cinematograficamente importante. Invece qui siamo al piccolo spaccato familiar-psicologico, con tanto di mediatrice culturale musulmana al lavoro spiegare la rava e la fava a un gruppo di attoniti genitori francesi con figli partiti o vogliosi di farlo per Raqqa e ansiosi di capire, e di avere una risposta, una spiegazione (in realtà, la mediatrice cultutrale si rivolge a noi, al pubblico). Come se certi inabissamenti nell’inconscio, certe derive, certe ossessioni fossero così facili da interpretare. Dunque, ecco due storie esemplari che illustrino alla platea che cosa si muove, o si blocca, nella testa di chi vien colto da fanatismo e passione e colpo di fulmine per il Daesh e i loro lugubri signori. E perché il tutto sia più efficace si prendono due ragazze, la prima figlia di una coppia diciamo così mista (perdonatemi l’orrore lessi cale), padre di origine araba ma integratissimo e musulmano moderatissimo, e madre francese-francese (è Sandrine Bonnaire difatti). L’altra adolescente è nata da coppia francese ora separata, non ha mai sentito parlare di Islam, eppure si lascia incastrare da un abile reclutatore obnline, e l’assistere a come l’Isis la aggancia è l’unica cosa di un certo intersse di Le ciel attendra. La regista, giusto per non cadere nel peggio paralelevisivo, scompiglia un attimo le carte, ricorre a flashback e flashforward, spezza la linearità narativa ma senza osare troppo per on  scoraggiare il pubblico. Anche, cinema assai al femminile, cinema della differenza, quindi massima attenzione al vissuto e ai turbamenti delle due arruolate, alle loro famiglie in particolare alle mamme, al contesto delle amiche ora complici ora stronze e un po’ bulle. E inevitabilmente il risultato è una profondità da talk show o da inchieste da settimanale patinato (di quei pochi rimasti sul mercato e non ingoiati dalla crisi) gonfia di cliché. In Le ciel attendra l’Isis prende il posto, quanto a condizionamento e brainwashing, di quello che in altri tempi e in altri film furono l’Unione Sovietica-impero del male e le sette più o meno sataniste. Anche qui c’è il plagio di una mente debole, e se c’è chi plagia c’è anche chi tenta di de-condizionare le intrappolate. Difatti una delle due ragazza, fermata per miracolo mentre si stava imbarcando sull’aereo, vuene recuperata, dell’altra non si sa, ma si intuisce che si sia installata a Raqqa, captale dello stato islamico. È la parte su di lei la più narrativamente interessante. Depressa per la morte dell’adorata nonna, Mélanie detta Mel si ritrova a chattare con un tizio che fa presto (un po’ troppo presto anche per un film) a convincerla cone l’unico modo per uscirne è incontrare Dio, abbandonarsi a Dio, arrendersi a Dio. Il Dio dell’Islam. Il tentativo di conversione da parte del ragazzo, che resta una presenza virtuale, corre in parallelo con la seduzione. Ti amo, ti voglio sposare, sarai mia moglie ma ti voglio pura, non devi concederti a nessuno prima che a me, mettiti il velo, copriti, nascondii agli sguardi degli uomini. E Mélanie si converte, recitando ogni gorno le regolamentari preghiere, indossando nella sua stnza il niqab. Quando arriva la chiamata, parte lasciandosi dietro tutto. Non so quanto sia attendibile una simile escalation, e però è questa la parte del film che almeno riesce a tenerci desti, se non a catturarci. Mentre il resto è di massima noiosità. Quale mamma di Mélanie ritroviamo Clotilde Courau, moglie di Emauele Filiberto. Naturalmente e cautelosamente Le ciel attendra, sempre per bocca della già citata mediatrice, che è il vero perno del film e il suo nocciolo ideologico, ci tiene a sottolineare la differenza tra l’Islam moderato e quello fanatico di Daesh (” dobbiamo distinguere tra velo scelto e velo imposto”, sermoneggia la signora).

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