Festival di Venezia. Recensione: PIUMA di Roan Johnson non si meritava il concorso

27516-Piuma_2____Antonello_MontesiPiuma di Roan Johnson. Con Luigi Fedele, Blu Yoshimi, Michela Cescon, Sergio Pierattini, Francesco Colella, Brando Pacitto. Italia 2016. Concorso Venezia 2016.
27514-Piuma_1Il tema è serio, quello delle gravidanze adolescenti, ma il film non lo è. Cate, 18 anni, resta incinta del coetaneo Ferro, ma il guaio è che questo non li porta a fare i conti con la realtà. Soprattutto lui, Ferro, è, per dirla tutta, un vero cretino. Neanche il film si proccupa troppo della pargola in arrivo, usando la faccenda come pretesto e occasione per situazioni e situazionacce fracassone e comicarole. Un film sguaiato, con protagonisti cui è impossibile affezionarsi. Ma era il caso di metterlo in concorso? Voto 3
27510-Piuma_5____Antonello_MontesiTremendo. Fracassone, sguaiato come le peggio commediacce all’italiane, una goliardata senza una costruzione narrativa, senza una progressione, che prende una faccenda seria (e già molto e meglio trattata in precedenti film, vedi il bellissimo belga Keeper di Guillaume Sanez), come le gravidanze adolescenti per poi svaccarla in una serie infinita di quadretti e situazioncine comicarole ad alta rumorosità, per farne una macchinetta di produzione seriale di sganasciate in sala. C’è un bambino, anzi una bambina in arrivo, ma pensate che qualcuno se ne occupi e preoccupi seriamente? Macché, non ci pensano i due sciagurati genitori, Ferro e Cate, diciott’anni lui diciott’anni lei (ma quelli di lui mentalmente sono parecchi di meno), non mi pare ci pensino davvero nemmeno il regista né gli sceneggiatori, che quella bambina in arrivo per la quale quei disgraziati di babbo e mamma han scelto il nome di Piuma, la perdono di vista assai spesso per dare spazio chissà perché al nonno, ai genitori dei due ragazzi, alla fisioterapista del nonno, agli amici e compagni di scuola che pensano alle vacanze in Marocco e a strafarsi a Barcellona. Un’umanità demente e senza più la minima connessione alla realtà, tanto in questa Italia in crisi e in declino c’è modo comunque di campare e campare bene lo stesso, giusto? Uno sfacelo, raccontato in chiave di commedia all’italiana romanesca con deviazione toscane, come in un Virzì, ma senza averci il suo mestiere di ferro e il senso del racconto e anche il suo senso della misura. Qui lo sbraco è continuo, incontrollato, irrefrenabile, in una sguaiataggine senza rimedio che tutto e tutti travolge. Ma il guaio vero è che non si può custruire, come han fatto gli autori, il film intorno a un protagonista cretino come Ferro, un deficiente che ha messo incinta Cate e neanche si chiede che fare, e meno male che lei almeno un barlume di resipiscenza, di consapevolezza ogni tanto ce l’ha. Ferro no, è un cretino e basta, che ti vien voglia di entrare nello schermo come in La rosa purpurea del Cairo e di dargli uno sberlone e qualche calcio nel sedere, e ti viene in mente anche il remoto Alberto Fortis anni Settanta che minacciava in musica un tal Vincenzo “perché sei troppo stupido per vivere”. Ecco, puoi fare un film sui peggio disastri della storia, con al centro il peggio dei criminali, il più mostruoso dei mostri, il villain pià perfido e vigliacco, il genio del male, puoi fare tutto con il cinema, ma un deficiente no, su un deficiente non ci puoi costruire sopra un film. Mai. E Piuma ne è la riprova. Va bene, hai messo incinta la tua coetanea, e non dico che, visto che avete deciso di tenerlo, ti devi sbattere per trovare una casa o un lavoro. Per carità, non si pretende tanto, solo un bagliore di ragionevolezza, non si pretende tanto perché poi ci sono i genitori che si faran carico del pargolo, finisce sempre così in questi casi. E i genitori di Ferro son già pronti, soprattutto la madre, mentre il padre, uno dei pochi con il cervello funzionante in quella gabbia di pazzi ed escapisti che è Piuma, smadonna conro quel figlio fanigottone (“Gay, era meglio che mi diventava gay, ecco!” ed è la battuta migliore del film), tanto si sa già come andrà a finire. Difatti la coppietta incinta la ospita e mantiene lui al piano di sopra, in un appartamentino che vorrebbe vendere ma che non riuscirà mai a vendere. Naturalmente quel deficiente di suo figlio ha come unica preoccupazioni non la pargola in arrivo ma la vacanza collettiva con gli amici in Marocco saltata per la gravidanza. Non bastasse, installa in casa (cioè la casa di papà) pure una piscinetta. Dopo mezz’ora lo si vorrebbe prendere a calci, dopo un’ora, stremati, si vorrebbe solo che il film finisse al più presto per toglierci definitivamente il cretino di mezzo. Purtroppo non succede. Si ride? Certo che si ride, ma questa non è una giustificazione. E alla proiezione stampa, salvo qualche buuh e un ‘vergogna’ urlato da qualcuno, Piuma è piaciuto (e sicuramente piacerà al pubblico). Fa niente se non c’è una trama degna di questo nome, fa niente se la faccenda delle gravidanze giovani non viene mai davvero affrontato (gli autori si vedano il già citato Keeper), tanto si sghignazza con Ferro che dopo aver messo incinta Cate ne mette pure incinta un’altra. Sono di qualche generazioni più vecchio della coppietta protagonista. Non sto a lamentarmi di ‘sti giovvani che non si prendono le loro responsabilità e non ci han voglia di fare un cazzo (peraltro il suddetto giovane Ferro si lamenta lui dei vecchi, accusandoli di aver sequestrato le risorse del paese lasciando le briciole ai giovani, sicché lui si sente legittimato a fare il fancazzista e farsi mantenere in eterno), no che non ho voglia di cadere nelle trappole sociologistiche e della guerra inter-generazionale. Dico solo che Ferro e, in parte, Cate sono personaggi per cui non possiamo provare il minimo interesse, né tantomeno empatia. La mia critica non è alla loro generazione, ma ai personaggi così come il film li rappresenta. Che quando decidono di dare in adozione la pargola neanche allora si rendono conto di quello che stanno facendo. Credono di poter scegliere il nome, e pure la coppia di genitori adottivi. Scemi e più scemi. Senza rimedio. E poi non chiedetemi perché a Piuma ho dato 3, sono io che mi chiedo come sia potuto finire in Concorso a Venezia.

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6 risposte a Festival di Venezia. Recensione: PIUMA di Roan Johnson non si meritava il concorso

  1. Locatelli, l’articolo è zeppo di refusi. Per favore, lo rilegga con attenzione, io non ci sono riuscita.

  2. Certo, la leggo sempre con piacere, quando non scrive di fretta.
    (Ma che fretta avrà mai?)
    Cordiali saluti

    • Luigi Locatelli scrive:

      la fretta di scrivere il più velocemente possibile per non perdersi il prossimo film. tenga conto che ieri, per dire, ne ho visti sei. Si comincia la mattina alle 8,30 o alle 9, si finisce a mezzanotte. Non è che resti molto tempo per scrivere e per rileggere e correggere come si deve. Ma preferisco postare una recensione piena di refusi piuttosto che aspettare ore

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